Perché i disegni di legge sull’antisemitismo sono un’opportunità da non perdere
Analisi di Gadi Luzzatto Voghera
Testata: Il Foglio
Data: 19/01/2026
Pagina: II
Autore: Gadi Luzzatto Voghera
Titolo: Perché i disegni di legge sull’antisemitismo sono un’opportunità da non perdere

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/01/2026, a pag.II con il titolo "Perché i disegni di legge sull’antisemitismo sono un’opportunità da non perdere" l'analisi di Gadi Luzzatto Voghera.

Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione CDEC, commenta  l'editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sull'antisemitismo contemporaneo  - Osservatorio Antisemitismo
Gadi Luzzatto Voghera
Parlamento italiano - Wikipedia
Ancora una volta il dibattito sull’antisemitismo viene distorto da letture ideologiche che confondono strumenti di contrasto con atti di censura

Recentemente il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury ha formulato nella newsletter di un quotidiano italiano riserve sui disegni di legge sull’antisemitismo in discussione al Senato perché si basano sulla definizione dell’Ihra che equiparerebbe l’antisionismo all’antisemitismo. Nello stesso intervento egli definisce “inaccurato” il monitoraggio degli episodi di antisemitismo prodotto ogni anno dall’Osservatorio del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) poiché fonda i suoi rilevamenti sui parametri proposti in quella definizione.

Si tratta di due osservazioni che meritano risposta, per sgomberare il campo da equivoci e fraintendimenti. Va ribadito, innanzitutto, che la definizione Ihra non afferma quel che le viene fatto dire. I termini sionismo e antisionismo non sono presenti né nella definizione né negli esempi di antisemitismo proposti e che sono stati sottoposti a critica in diversi ambiti accademici, che hanno elaborato definizioni alternative come la Jda e la Nexus. Confondere l’uso distorto che a tratti l’attuale governo israeliano ha proposto di quella definizione, con i contenuti della definizione stessa, è un errore. Il suo valore – ineludibile nell’iter di discussione e approvazione di una legge – sta nel fatto che quella definizione è alla base da un decennio delle strategie di contrasto all’antisemitismo in Europa e in diversi paesi, Italia compresa. Non fare riferimento ad essa – non come base normativa, ma come bussola istituzionale – rischia di far produrre un provvedimento inefficace. Corriamo cioè il rischio di avere azioni già in atto di contrasto all’antisemitismo condotte nell’ambito dell’ufficio del Coordinatore nazionale, sganciate da un provvedimento legislativo fondato su basi potenzialmente differenti e non coerenti. Per fare ulteriore chiarezza: la definizione Ihra dichiara in modo inequivocabile a premessa delle esemplificazioni proposte che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite”.

La definizione Ihra e le sue categorizzazioni costituiscono la base delle attività di monitoraggio effettuate in Italia non solo dal Cdec – come sembra intendere il portavoce di Amnesty – ma da tutti i gruppi di lavoro che su quel tema operano e si confrontano. Unar, Oscad, Ucei, assieme al Cdec e a numerosi istituti internazionali lavorano da anni all’individuazione di criteri comuni che consentano di misurare il livello di pericolosità della diffusione dell’ideologia antisemita. La raccolta e l’esame dei dati è tutt’altro che “inaccurata”, e risponde a criteri ben definiti con lo scopo di offrire alle istituzioni gli strumenti necessari a disegnare strategie di contrasto. Nello specifico, come verrà chiarito nella prossima release del rapporto sull’antisemitismo nel 2025 della Fondazione Cdec, le azioni di boicottaggio denominate Bds vengono considerate esempi di antisemitismo in quanto non si riferiscono più(come all’origine del movimento sorto in emulazione 

della lotta contro l’apartheid in Sud Africa) a prodotti provenienti dai territori occupati (la West Bank), bensì a tutto ciò che giunge da Israele. Sono oggetto di boicottaggio prodotti commerciali, istituti universitari e di ricerca, case editrici, atleti e squadre sportive. L’intera nazione israeliana con le sue diverse espressioni (paradossalmente comprese quelle prodotte dal 20% della popolazione israelo-palestinese che in quel paese gode di diritti legittimi di piena cittadinanza) viene considerata oggetto di necessario boicottaggio. Quando ciò accade, questo è considerato come atto di antisemitismo.

Allo stesso modo, “il paragone tra esperienze storiche di vittimizzazione, come quella degli ebrei durantelaShoahequella dei palestinesi durante il genocidio in corso” (espressione del portavoce di Amnesty) viene in effetti considerato antisemitismo. A prescindere dal dibattito ancora in corso sull’opportunità di usare il concetto di genocidio per quanto di terribile sta avvenendo a Gaza (e su quanto in precedenza perpetrato, il 7 ottobre 2023, in Israele), il paragone di cui si parla assume un valore descritto in storiografia con il termine di “distorsione della Shoah”. Una dinamica che, accanto alla “negazione” della stessa e, ultimamente, alla “sostituzione vittimaria”, è considerata dagli studiosi di antisemitismo come espressione contemporanea di questo pregiudizio.

Il Cdec non identifica come antisemite le azioni di mobilitazione della società civile a supporto dei diritti dei palestinesi. Ci mancherebbe. Segnala solo, opportunamente, le derive antisemite quando esse si manifestano in quei contesti. Quando in quelle manifestazioni si sentono slogan in arabo di “morte agli ebrei”, quando vengono sventolati simboli e vessilli dell’organizzazione terroristica Hamas che persegue l’uccisone degli ebrei in maniera programmatica, quando vengo urlati slogan che prevedono la cancellazione dello Stato d’Israele, tutto ciò (e molto altro) viene considerato a ragione come espressione di antisemitismo. Slogan che vanno ben al di là della libertà di parola di cui tutti noi godiamo e che difendiamo come diritto costituzionale fondamentale.

Il dibattito parlamentare in corso è fondamentale. Se da esso si riuscirà a produrre una legge unitaria che supporti la strategia nazionale di contrasto all’antisemitismo, potremo considerare con orgoglio il lavoro delle forze politiche che su questi temi si confrontano liberamente e con maturità istituzionale.

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