Sul contrasto alle forme, antiche e nuove, del pregiudizio antiebraico
Audizione in Senato di Ugo Volli
Testata: israele.net
Data: 19/01/2026
Pagina: 1
Autore: Ugo Volli
Titolo: Audizione in Senato sul contrasto alle forme, antiche e nuove, del pregiudizio antiebraico. Lo schema della persecuzione antiebraica è sempre lo stesso. Prima fase: diffamazione e calunnie. Seconda fase: emarginazione, disprezzo, prepotenze. Terza fase: s

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - il testo dell'audizione in Senato di Ugo Volli, dal titolo: "Audizione in Senato sul contrasto alle forme, antiche e nuove, del pregiudizio antiebraico. Lo schema della persecuzione antiebraica è sempre lo stesso. Prima fase: diffamazione e calunnie. Seconda fase: emarginazione, disprezzo, prepotenze. Terza fase: segregazione, deportazione, vera e propria strage".

Ugo Volli
7 dicembre 2023. Striscione trainato da aereo sopra l’Università di Harvard (Boston, Massachusetts): “Harvard odia gli ebrei”

Ugo Volli è intervenuto giovedì 15 gennaio a un’audizione della Commissione affari costituzionali del Senato sulle proposte di legge di contrasto all’antisemitismo. Riportiamo una sintesi del suo intervento.

Innanzitutto ringrazio la Presidenza della Commissione e i senatori per l’invito a parlare qui. Lo considero un grande onore e un impegno importante.

Mi presento. Sono uno studioso di semiotica e comunicazione che ha lavorato a lungo sulla comunicazione politica. In questa linea di ricerca mi sono occupato molto di antisemitismo, Shoah, memoria, Medio Oriente e storia di Israele, pubblicando una mezza dozzina di libri e molti articoli scientifici in quest’area, oltre a moltissimi articoli giornalistici.

Vi parlo sulla base di questa competenza, senza legami istituzionali, politici o associativi di sorta.

Questo mio contributo è stato richiesto in concomitanza della discussione di almeno 7 disegni di legge presentati da diverse forze politiche nelle ultime settimane sul tema dell’antisemitismo: un evidente segno di allarme, largamente giustificato da una serie di episodi di aggressione verbale e politica, ma anche di vera e propria violenza fisica rivolti (per esempio a Venezia, a Milano ecc.) contro ebrei in quanto tali.

Situazioni analoghe e anche più gravi, con analogo allarme, hanno fatto notizia in Australia (15 morti), Gran Bretagna (2 morti), Germania, Austria, Svezia e in altri paesi occidentali. L’emergenza antisemitismo è un fenomeno mondiale e come tale va considerato.

L’antisemitismo ha una lunga storia, sembrava tramontato in seguito alla presa di coscienza dell’orrore della Shoah e all’opera educativa intrapresa per la sua memoria (anche se in grave ritardo, in Italia la Giornata della memoria fu stabilita solo nel 2000, 55 anni dopo i fatti).

E invece oggi dobbiamo ancora affrontare l’“odio antico” contro gli ebrei. Esso non ammette di essere antisemitismo, spesso si presenta come antisionismo, ma in sostanza si attaccano sempre gli ebrei, anche se non sono cittadini israeliani e senza riguardo alle loro posizioni politiche.

Oggi qualificarsi in pubblico come ebrei, con l’abbigliamento o la stella di Davide, comporta in Italia come in tutta Europa un chiaro rischio di aggressione.

Gli episodi e l’allarme conseguente sono contemporanei alla guerra che Israele ha dovuto sostenere in seguito alla strage e agli attacchi missilistici del 7 ottobre 2023. Tale guerra non si è limitata a un conflitto con Hamas a Gaza, ma si è estesa a 7 fronti, in seguito ad attacchi subiti da Israele dal Libano (Hezbollah), dalla Siria (regime di Assad), dall’Iraq (gruppi sciiti), dallo Yemen (Houthi), dal territorio amministrato dall’Autorità Palestinese (ancora Hamas, Jihad islamica e Fatah), appoggiati da numerose manifestazioni in Occidente.

Vi è cioè una perfetta concomitanza fra rinascita dell’antisemitismo e ostilità per lo stato di Israele.

“Antisemitismo” è una parola moderna diffusa 150 anni fa dal pubblicista tedesco Wilhelm Marr per rendere presentabile l’odio per gli ebrei. Ma esso è molto più antico e ha attraversato varie fasi.

È stato inizialmente la reazione degli imperi egizio, persiano e romano contro un popolo che rifiutava di sottomettersi alla cultura dominante (e dunque era nemico dell’umanità).

Poi quella delle religioni universali (cristianesimo e islam) contro chi rifiutava di convertirsi e dunque era materialista, avaro, “perfido”, assassino di innocenti, inclusi i bambini.

Poi ancora il disprezzo illuminista e romantico, per cui gli ebrei sono vecchi, superati, estranei al progresso e alla nazione.

L’avarizia denunciata dai cristiani, con Marx diventa adorazione del dio denaro. Il carattere degenere proclamato dagli illuministi diventa razza inferiore col darwinismo sociale. La vecchia inimicizia per l’umanità diventa, coi Protocolli dei Savi di Sion, congiura per la conquista del mondo.

Tutte queste diverse forme di odio per gli ebrei sono cumulative, nel senso che ciascuna riprende accuse e calunnie del passato e le rielabora.

Così accade oggi per l’ultima forma di antisemitismo, quella che ha per oggetto i sionisti e lo Stato di Israele: essi, si dice, controllano il mondo, o almeno i media; opprimono i popoli, in particolare gli islamici; uccidono bambini; prelevano organi, se non il sangue; rubano terre non loro; non sono neppure veri ebrei ecc.

Bisogna sottolineare che tutte queste diffamazioni non restano parole: ognuna incita a stragi, roghi, torture, espulsioni, ghetti.

Lo schema della persecuzione antiebraica nella storia è sempre stato lo stesso, a partire dai tempi del Faraone fino alle prime stragi medievali in Renania nel 1098 e a Norwich nel 1144, fino al genocidio nazista.

Prima fase: la diffamazione, le calunnie, le storie oltraggiose false.

Poi, seconda fase: l’emarginazione, il disprezzo, l’abiezione fisica, le prepotenze, i limiti legislativi.

Infine, terza fase: la segregazione, il ghetto, la deportazione, i roghi, fino alla strage vera e propria, organizzata dai governanti o, tollerata, per opera delle folle.

Le sommarie osservazioni che ho svolto finora mi permettono di proporre delle risposte ai problemi che molti hanno posto rispetto a una legislazione sull’antisemitismo oggi in Italia.

Prima domanda: è proprio necessario istituire un reato per l’antisemitismo? Non bastano le leggi attuali?

La risposta sta nell’allarme internazionale da cui siamo partiti, che è un dato di fatto. Ci troviamo fra la prima e la seconda fase che ho appena descritto, vi sono stati parecchi morti, feriti, roghi di sinagoghe.

Le minacce verbali, le diffamazioni e le calunnie (“il genocidio di Gaza”… la strage dei bambini…) sono continuamente ripetute e per strati consistenti della popolazione appaiono come verità dimostrate.

È possibile fermare il processo della criminalizzazione e dell’assalto fisico agli ebrei, se si vuole. Ma è evidente che le leggi attuali non bastano.

Seconda domanda: ma in questa maniera non si reprime la libertà di opinione e di parola?

La risposta sta nel nesso che ho esposto prima. Chi a Trento nel 1475 andò in giro a dire che gli ebrei, deicidi e perfidi, uccidono i bambini e l’avevano fatto con il bimbo Simonino non esprimeva un’opinione: stava preparando la strage della piccola comunità, e così per migliaia di volte nella nostra Europa e nei paesi islamici.

È diverso esprimere un’opinione e incitare a omicidi, stragi, pogrom di massa. Questo è vero sempre, ma particolarmente nel caso degli ebrei, alla luce della terribile scia di sangue che è l’esperienza storica dell’antisemitismo.

Dire che gli ebrei ammazzano i bambini o che sono avari non è come dire malignità sui triestini o sui belgi. È oggettivamente molto più pericoloso.

Terza domanda: perché inserire nell’antisemitismo i discorsi particolarmente diffamatori e intolleranti verso lo stato di Israele (non le critiche politiche, che sono certamente ammissibili, ma le “3 D” di Natan Sharansky: Delegittimazione, Doppio Standard, Demonizzazione)?

Cioè, perché scegliere la definizione dell’IHRA e non quella detta “di Gerusalemme” (a parte il fatto che la prima è stata formulata e approvata da 47 stati fra cui l’Italia e la seconda è opera polemica di un gruppo di intellettuali schierati contro Israele)?

Perché la cronaca mostra che l’antisemitismo oggi non parla più di deicidio o di razza, che sono fuori moda, ma di Israele.

Non è vero che l’odio per Israele e per la sua autodifesa ha suscitato l’antisemitismo, è l’antisemitismo che ha determinato l’odio per Israele.

http://www.israele.net/scrivi-alla-redazione.htm