Riprendiamo da LIBERO di oggi, 19/01/2026, a pag. 8, con il titolo "Askatasuna minaccia il governo: «Tutta nostra la città» " la cronaca di Luca Puccini
«Ci volevano in prigione, chiusi, ci avranno nelle piazze. E sarà dura». «Il 31 gennaio vogliamo essere capillari e prenderci tutta la città». Ancora: «Sarà un corteo che dovrà vederci protagonisti e uniti nel prima, nel durante e soprattutto nel dopo». «Sappiamo che siamo dalla parte giusta della Storia, sta a noi lottare e resistere». Retorica (insopportabile) a parte, Askatasuna prepara il suo ritorno. Dopo lo sgombero del mese scorso, dopo le polemiche, le accuse, le dispute, il centro sociale di Torino è deciso a tornare in prima linea.
Frega niente che lo stabile dal quale è stato scacciato sia stato occupato abusivamente per 29 annidi fila o che gli antifa i notav i propal della Mole siano un po’ troppo vicini a predicatori islamici come Brahim Baya il quale, in passato, ha usato parole di stima per Yahya Sinwar, l’ideatore del pogrom devastante del 7 ottobre nel sud di Israele. Quelli son dettagli. Adesso c’è la data (l’adunata già annunciata tra dodici giorni esatti), c’è la vetrina, ci sono le dichiarazioni, c’è pure l’assemblea nazionale che il collettivo torinese ha organizzato, sabato scorso, al campus Einaudi dell’università cittadina, per «allargare e ricomporre un fronte unito che sappia organizzarsi e contrapporsi ai piani che il governo ha pronti per noi» (a scanso di equivoci: Baya è uno di quelli che è intervenuto).
Vittimismo quando basta, combattività su tutto il resto, solidarietà arrivata dai “colleghi” di mezza Italia: dallo Spin time e dal Quadricciolo di Roma, dal Labas di Bologna, da una miriade di realtà (Arci compreso) che gravitano attorno ai centri sociali. Ci hanno provato, esponenti meloniani come Paola Ambrogio e Alberto Ravello, a dire che «non siamo di fronte a un dibattito culturale o accademico ma all’uso di un’istituzione pubblica come piattaforma politica militante contro un governo democraticamente eletto», epperò loro han tirato dritto.
Contro la premier Meloni, contro l’esecutivo, col grimaldello delle agitazioni per Gaza che (rimarcano, ricordo di una stagione fa) potrebbero riportare le mobilitazioni per strada.
«Questa assemblea può essere un ponte tra i cortei per la Palestina, gli scioperi e ciò che può diventare un grande movimento di opposizione sociale al governo Meloni che sta portando avanti un attacco generale (alla stessa Askatasuna, ndr) e di fronte a questo c’è bisogno di unire le forze».
Politica avvisata, insomma.
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