Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/01/2026, a pagina I dell'inserto internazionale, l'editoriale del Wall Street Journal, tradotto da Giulio Meotti, dal titolo: "Piegarsi all’Iran ha reso il regime solo più forte (e il mondo meno sicuro)".
Questa storia inizia nel 1979, quando l’ayatollah Ruhollah Khomeini prese il controllo di quello che era un ampio movimento nazionale per spodestare lo Scià. L’ayatollah era implacabilmente antiamericano e i rivoluzionari assaltarono l’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran. Il regime tenne in ostaggio 52 americani per 444 giorni.
Nel 1983 l’Iran intensificò le sue azioni a Beirut, uccidendo 17 americani presso l’ambasciata degli Stati Uniti e poi 241 americani dispiegati per missioni di peacekeeping nelle caserme dei Marines. L’Iran colpì tramite attentati suicidi condotti dal suo proxy Hezbollah.
Durante la guerra Iran-Iraq (1980-88) l’Iran costituì gruppi terroristici proxy come Hezbollah per diffondere la Rivoluzione islamica di Khomeini. Uno di essi, in un complotto architettato dall’intelligence iraniana, nel 1996 fece esplodere una bomba contro il personale dell’aeronautica militare statunitense alle Khobar Towers in Arabia Saudita. Diciannove americani rimasero uccisi.
Il mito duraturo è che tutto questo – e altro ancora – sia dovuto al peccato originale dell’America nel rovesciamento nel 1953 del primo ministro Mohammad Mossadegh. In realtà, Khomeini e il clero sostennero la rimozione dello Scià nei confronti di un Mossadegh sempre più privo di controllo e fuori dalla legalità. Khomeini si rivoltò contro lo Scià durante le riforme degli anni Sessanta in Iran che concessero il diritto di voto alle donne. Ma finì per rivestire le sue rimostranze con le vesti dell’anti-imperialismo. L’America divenne il “Grande Satana” nell’escatologia radicale del nuovo regime.
Dopo l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, l’Iran dichiarò di accantonare il suo nascente programma nucleare, ma continuò a farlo avanzare sotto la copertura della ricerca civile. Nel frattempo l’Iran finanziò, addestrò ed equipaggiò milizie sciite in Iraq, fornendo loro gli Ied che si rivelarono particolarmente letali. In quegli anni l’Iran è responsabile dell’uccisione di 603 soldati statunitensi, secondo il Pentagono.
L’Iran utilizza i proxy per seminare la guerra da Gaza allo Yemen. In Siria il regime di Assad è diventato un proxy, dipendente dall’Iran per massacrare i manifestanti e reprimere la ribellione. Questo ha provocato un’ondata migratoria che ha cambiato il volto e la politica dell’Europa.
Il complotto dell’Iran con Hamas e Hezbollah per invadere Israele è diventato il massacro del 7 ottobre 2023. Da lì l’Iran ha attivato gli altri suoi proxy,
usando Hezbollah per colpire Israele, le milizie irachene per colpire le truppe statunitensi e gli houthi in Yemen per colpire entrambi e interrompere il traffico marittimo globale. L’Iran ha anche assunto un ruolo importante nell’asse globale che sfida l’America. Fornisce all’invasione russa dell’Ucraina droni e alla crescita militare della Cina petrolio scontato e sottoposto a sanzioni. L’Iran e Hezbollah sostengono anche il regime del Venezuela e il traffico di droga.
A questo si aggiunge il terrorismo globale dell’Iran contro dissidenti ed ebrei – dall’attentato del 1994 al centro comunitario ebraico in Argentina agli incendi dolosi del 2025 di una sinagoga australiana e di un caffè kosher. L’Iran ha anche complottato per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington, Mike Pompeo, John Bolton e il presidente Trump. La settimana scorsa la televisione di Stato iraniana ha mostrato un cartello con una foto del tentato assassinio del presidente a Butler, in Pennsylvania, con la didascalia: “Questa volta non mancherà”.
Tutto ciò avviene nonostante gli sforzi di ogni presidente degli Stati Uniti, da Jimmy Carter in poi, per perseguire relazioni migliori con il regime iraniano. Barack Obama e Joe Biden hanno cercato di pagare il regime affinché rinunciasse al suo programma nucleare, ma ciò ha prodotto un avanzamento nucleare più rapido e una guerra regionale. Trump ha dato all’Iran ogni opportunità di concludere un accordo, ma è stato respinto. Anche dopo il bombardamento di giugno dei suoi siti nucleari, il regime non cede sulle ambizioni nucleari né sull’aggressione regionale. Vuole continuare la sua guerra senza fine.
Il sanguinoso bilancio dell’Iran dal 1979 a oggi sottolinea che si tratta di un regime rivoluzionario radicato nell’estremismo sciita che vuole dominare il medio oriente, distruggere Israele e uccidere americani. Esistono questioni di prudenza sui modi migliori per contribuire a rovesciare il regime. Ma aiutare il popolo iraniano a porre fine a questo regime è l’obiettivo giusto e renderebbe l’America e il mondo più sicuri.
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