Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 18/01/2026 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Il Medioriente non è un gioco da ragazzi"
Fiamma Nirenstein
È complicato capire come vanno le cose in Medioriente, è molto più facile partecipare al solito festival antiamericano e antisraeliano: mentre si assiste a un risveglio della piazza italiana e tedesca, ci sono quelli che non vogliono concludere l’era degli ayatollah perché odiano Usa e Israele, quindi se ne infischiano della strage e dell’oppressione; o gli appassionati delle sorti del popolo iraniano se la pigliano con Trump se il regime è ancora in piedi. E anche con Netanyahu: la comune è che abbiano concertato un perfido stop. Lo sfondo è la promessa di Trump dell’«aiuto in arrivo» agli eroi che hanno fronteggiato la strage: poi l’aiuto non è arrivato e il silenzio è tornato nelle strade.
Adesso si è già deciso che c’è stato un voltafaccia di Trump dovuto al suo carattere ondivago e al suo cinismo o a un consiglio di Netayahu. Da qui, staremmo assistendo a una marcia indietro come quella di Obama nel 2009 quando abbandonò la folla ai carnefici. In realtà il campo è ancora molto aperto: in Israele il preallarme continua. Trump ha specificato troppo il suo disgusto per il regime per abbandonare l’agone senza passare per debole. Sa che, anche se Witkoff e Vance spingono, la storia distruggerà ogni accordo con l’Iran. Ci vuole tempo, non è il Venezuela di Maduro dove basta un’impresa veloce, quel Paese di 90 milioni di abitanti è avviluppato nelle maglie una struttura militare e sociale che perseguita dissidenti, donne, omosessuali. Che razza di scambio è mai rinunciare a impiccare 800 persone? Uno scambio col Minotauro mentre c’è il coprifuoco e la società è schiacciata in casa? Basta un fiammifero per riaccendere il falò. Trump sa che la sua linea rossa è ancora fiammeggiante, che la folla quando avrà contato bene i morti e ascoltato il solito discorso di Khamenei si può rimettere in moto. Ma ci vogliono le armi, le strutture adatte, deve ancora arrivare la portaerei Lincoln e Israele deve essere in grado di difendersi da un contrattacco spaventoso.
L’Iran può avere interesse a lanciarsi nella guerra messianica con la solita vittima designata: Israele. È importante che il Qatar non si contrapponga, che i sauditi non abbandonino il campo occidentale. Tutto è difficile qui, anche ottenere che Hamas si lasci disarmare e restituisca il corpo di Ran Gvili mentre parte la fase due. Ma «this is the Middle East, stupid». Il seguito alla prossima puntata. Però è chiaro, il popolo iraniano va salvato dai suoi nazisti.
Per inviare la propria opinione al Giornale, telefonare: 02/85661, oppure cliccare sulla e-mail sottostante
segreteria@ilgiornale.it