Riprendiamo da LIBERO di oggi, 09/01/2026, a pag. 8, con il titolo "Askatasuna cacciata anche dall’università", l'analisi di Massimo Sanvito
Qualcosa, finalmente, sta cambiando a Torino: l’impero, fondato sull’illegalità, di Askatasuna scricchiola. Dopo lo sgombero pre-natalizio dello storico covo di corso Regina Margherita, giungono novità anche dal Campus Einaudi, laddove gli universitari affiliati al centro sociale raccolti sotto l’egida del Collettivo universitario autonomo (Cua) nel 2023, come di recente raccontato da Libero, avevano ottenuto un’aula (battezzata “Break”) da autogestire: il premio del rettore dopo anni di occupazioni qua e là per l’ateneo.
Nei giorni scorsi, gli arredi dello spazio sono spariti. «Citofonare via Grattoni 3», hanno scritto sui sociali quelli del Cua, alludendo a un’azione della Questura di Torino. Nulla di vero, stando a quanto risulta a Libero. Restano aperte due ipotesi: un intervento voluto dai vertici universitari o una messinscena architettata dagli stessi antagonisti per rilanciare la lotta. «Approfittiamo dell’aula spoglia di mobili per rassettare ogni angolo dello spazio autogestito più grande del Campus e farlo splendere più di prima», si legge nell’appello social del Collettivo, che ha dato appuntamento a tutti per lunedì mattina al piano terra della palazzina Einaudi. Si partirà con una colazione e si proseguirà con l’arredamento: «Serviranno braccia per trasportare i tavoli e le sedie nuove. Porta ciò che ti farebbe piacere vedere nell’aula o che senti mancare, poster, bandiere, libri...
sarà anche l’occasione di scambiare delle chiacchiere su nuovi possibili progetti da condurre nell’aula», prosegue la nota del Cua.
«L’università non può essere ostaggio di gruppi organizzati che si arrogano il diritto di appropriarsi di spazi comuni.
L’aula “Break” deve tornare a essere uno spazio realmente aperto e accessibile a tutti, non la succursale di Askatasuna», commenta Raffaele Marascio, capogruppo Fdi in Circoscrizione 4 a Torino.
Per inviare a Libero la propria opinione, telefonare: 02/99966200, oppure cliccare sulla e-mail sottostante
lettere@liberoquotidiano.it