Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 08/01/2026, a pagina 4, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Se il dibattito pubblico degenera in retorica cospirazionista anti Israele"

Iuri Maria Prado
Il dittatore comunista di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha dichiarato che la cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro rappresenta “un atto di terrorismo di Stato paragonabile solo ai crimini contro l’umanità commessi dal sionismo israeliano nella Striscia di Gaza”.
Il fatto che questa buffa denuncia venga da un pulpito tanto improbabile dovrebbe far riflettere i tanti che in buona sostanza ne condividono le ragioni, ma credono di farlo con qualche legittimità giusto perché stanno in una redazione occidentale o negli uffici d’una diplomazia democratica anziché sul palco di quel ras caraibico.
Accomunare la pur legittimamente discutibile estrazione del criminale Nicolás Maduro al presunto “crimine sionista” accomuna — si scusi il bisticcio — i convincimenti e l’eloquio del capo di un regime liberticida a quelli degli appassionati dimostranti che ora scendono in strada aggiungendo alle gole bardate di kefiah il vessillo venezuelano.
Un simbolo tirato fuori dal cassetto della stortura ideologica non durante il decennio e passa di fame, di carcere e di omicidi politici imposto ai venezuelani da quel tiranno, ma a difesa di quest’ultimo e soltanto ora che ne è stato revocato l’imperio.
Trasformare la legittima critica a un’operazione che destituisce un autocrate sanguinario nella stanca requisitoria anti-imperialista che tira in mezzo il sopruso sionista non è l’esclusiva del collega marxista che assicurava alla dittatura venezuelana una guarnigione di truppe scelte.
È invece — con identità di fervore e con uguale motivazione culturale — l’impostazione diffusa che in modo fungibile si sfoga un po’ dappertutto, vale a dire nell’editoriale pieno di sussiego e di diritto internazionale, nella dichiarazione del sindacalista che impartisce lezioni di compostezza all’opposizione venezuelana, nella violenza dei manifestanti italiani che minacciano di botte gli esuli venezuelani rinfrancati dalla notizia che il loro aguzzino è stato rimosso.
L’evocazione dei presunti crimini dell’Entità Sionista a Gaza mentre si dibatte — legittimamente, ripetiamolo — dell’operazione statunitense in Venezuela descrive in maniera efficacissima la degenerazione di una discussione pubblica che si è fatta retorica cospirazionista.
È l’atto di accusa contro un sistema piratesco e insieme genocidiario che fa fuori i difensori dei popoli insidiati dalle brame neo-coloniali delle società capitalistiche.
Personaggi magari non proprio irreprensibili — come Maduro, appunto — ma dopotutto, secondo questa bislacca impostazione, non peggiori di tanti altri e sicuramente non peggiori, anzi, rispetto a quelli del circuito yankee-sionista che attenta alla sovranità delle democrazie delle impiccagioni e all’indipendenza territoriale di gioielli di giustizia sociale come il Venezuela.
A farne le spese è un patrimonio di credibilità delle società avanzate ormai molto risicato, perché scambiare le possibili intemperanze e gli eventuali errori delle democrazie funzionanti per i tratti distintivi di un sistema complessivamente satanico è esattamente il gioco prediletto dagli ordinamenti della sopraffazione.
Quelli che assicurano ai propri popoli non più benessere, ma miseria; non più giustizia, ma oppressione; non più diritto, ma nessun diritto.
E cioè proprio il Venezuela dei Maduro, la Cuba dei Díaz-Canel, i despoti delle polizie morali.
E i gruppi terroristi di Gaza.
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