Trump ha eliminato Maduro, amico di Russia e Cina. Bene così.
Commento di Antonio Donno
Antonio Donno
Putin ha condannato severamente l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela, affermando che si è trattato di un’aggressione nei confronti di uno Stato indipendente e sovrano. In particolare, secondo il dittatore russo, l’aver arrestato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e l’averlo portato legato negli Stati Uniti è stato un atto ignobile e contro ogni regola delle relazioni internazionali. Si può ben comprendere l’atteggiamento di Putin; il dittatore russo aveva da tempo ottimi rapporti con Maduro, perché il Venezuela occupa una posizione strategica sulle sponde meridionali del Mar dei Caraibi, a sud di un altro Stato con un regime monopartitico, Cuba, situato all’ingresso del Golfo del Messico, politicamente molto vicino alla Russia di Putin.
In sostanza, la condanna espressa da Putin rientra negli interessi russi per una regione strategicamente fondamentale sia dal punto di vista politico, sia da quello economico. Russia e Cina hanno da tempo consolidato i rapporti con Maduro, provocando la reazione di Washington, che ha deciso di intervenire e di catturare il leader venezuelano, scatenando così la reazione di Mosca e Pechino, che ritengono l’amicizia del Venezuela un fattore di notevole importanza per i loro interessi economici e soprattutto politici. Ora la situazione del Venezuela è in bilico e ancora non è chiaro l’intento di Trump nella ridefinizione dell’assetto politico del Paese caraibico.
Una cosa è certa: Trump non intende lasciare – come è avvenuto fino ad ora – il Venezuela nelle mani di Russia, Cina e Iran, la cui presenza nel Mar dei Caraibi e nel Golfo del Messico, una presenza ormai consolidata da anni, è da lui ritenuta un pericolo continuo per gli Stati Uniti. A proposito dell’intervento americano su Maduro, si parla, a livello internazionale, della volontà di Trump di rispolverare e riapplicare la “dottrina di Monroe” nel continente americano, ritenuto nuovamente esclusivo interesse strategico ed economico degli Stati Uniti. Non è, tuttavia, un’impresa facile. Sono passati troppi anni da quando gli Stati Uniti hanno indirizzato i loro interessi prevalentemente verso l‘Europa. La fine della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda all’interno del continente europeo portarono gli Stati Uniti a privilegiare il sostegno al blocco occidentale contro quello orientale controllato dall’Unione Sovietica.
La centralità del confronto politico e strategico nell’Europa del dopo-guerra spinse gli Stati Uniti ad impegnarsi per molti anni alla difesa dei Paesi europei democratici, ponendo molta attenzione alla presenza dei partiti comunisti al loro interno. Questa politica, che si concretizzò nella fondazione della Nato, produsse nei governi di Washington un comportamento politico volto in misura quasi esclusiva alla difesa dell’Europa democratica, ritenendo che gli Stati del continente centro e sud-americano fossero nelle mani di dittatori legati stabilmente al controllo e agli interessi degli Stati Uniti fin dagli inizi degli anni ’50. Se si esclude il caso di Cuba, che nel 1959 divenne uno Stato comunista diretto da Fidel Castro, con grande preoccupazione di Washington, i colpi di Stato negli altri Paesi dell’America Latina furono sostenuti politicamente e spesso economicamente dai governi americani sin dai primi anni della guerra fredda.
La condanna di Putin dell’intervento americano nel Venezuela con la cattura di Maduro resterà negli annali della storia della politica internazionale. Se, da una parte, gli Stati Uniti hanno catturato Maduro, amico di Russia e Cina, e a capo del narco-traffico della regione, dall’altra la Russia ha invaso l’Ucraina, dando vita ad una guerra sanguinosa contro un Paese indipendente e sovrano, una guerra che sinora ha provocato decine di migliaia di morti. Il confronto tra i due eventi è semplicemente scandaloso, anche se un dittatore come il leader russo non teme alcuna contestazione a livello internazionale. Comunque, l’azione di Trump nei confronti di un criminale come Maduro non è una violazione dei principi delle relazioni internazionali, ma un atto di guerra contro un nemico, sostenuto da Russia e Cina, che è alla testa, a sua volta, di una guerra basata sul narco-traffico ai confini meridionali degli Stati Uniti. Maduro è oggi sotto processo negli Stati Uniti. Bene così.
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