L’antisemitismo di Mamdani deve spaventare l'America intera
Commento di Iuri Maria Prado
Testata: Il Riformista
Data: 07/01/2026
Pagina: 5
Autore: Iuri Maria Prado
Titolo: L’antisemitismo di Mamdani deve spaventare l'America intera

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 07/01/2026, a pagina 5, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "L’antisemitismo di Mamdani deve spaventare l'America intera"


Iuri Maria Prado

Mamdani è un apologeta dell'Intifada e ha subito ritirato New York dalla convenzione dell'IHRA sulla definizione di "antisemitismo" (la definizione che include anche le forme estreme di odio contro Israele). Non ha cambiato idee dopo il voto e dopo aver giurato sul Corano, si prepara a governare la città da islamico e da socialista massimalista.

Zohran Mamdani è un apologeta dell’Intifada, riluttante a riconoscere che Hamas è un’organizzazione terroristica. Questo non ha impedito alla città di New York – abitata dalla più grande comunità ebraica del mondo al di fuori da Israele – di eleggerlo a sindaco. E, una volta eletto, questo spregiudicato vellicatore del risentimento anti-occidentale e antiebraico è stato destinatario di un’incomprensibile linea di credito pur da parte di molti che neppure l’avevano sostenuto.

Una strana e vasta platea di spettatori un po’ smagati riteneva infatti di poter sospendere il giudizio e di vedere al lavoro questo trentenne che distribuiva sorrisi e vagheggiamenti collettivisti, mentre si abbandonava a dichiarazioni che parevano venire da un tunnel di Gaza anziché dalla città che ha guardato crollare le Torri Gemelle su tremila vite distrutte dalla furia fondamentalista.

Forse, assistendo ai primi provvedimenti che ha assunto, quegli ecumenici osservatori possono ora concedersi un accenno di rimeditazione sul profilo di Mamdani. Scegliere, nel giorno di esordio delle proprie funzioni esecutive, di stracciare i dispositivi di contrasto dell’antisemitismo e di contenimento delle iniziative di boicottaggio anti-israeliano rappresenta un modo esemplare per far intendere che la sua retorica non era destinata a svanire con lo spegnimento dei megafoni elettorali.

Mettere al bando, come ha fatto, la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance significa elargire un dono simbolicamente importantissimo ai cultori dell’antisemitismo che pretendono legittimazione in piega antisionista e, simultaneamente, ha il senso di un ceffone in faccia ai membri di una comunità – quella ebraica statunitense – che fino al 7 ottobre del 2023 avevano creduto di vivere in un Paese che non doveva proteggerli perché lì non avevano bisogno di protezione.

Ora Mamdani affetta ambizioni di onnicomprensivo antirazzismo inaugurando il proprio programma con l’abolizione di quel presidio contro le pratiche e i discorsi d’odio antisemiti e con il via libera istituzionale a iniziative di boicottaggio di Israele.

Nel giro di qualche giorno, poi, Zohran Mamdani si sarebbe esibito in un altro gesto che solo in base a un giudizio superficiale può essere considerato semplicemente scomposto. Sulla notizia dell’estrazione statunitense del dittatore terrorista Nicolás Maduro, il neo sindaco di New York ha fatto sapere di averle cantate a Donald Trump. Un’iniziativa fuori dal mondo, come capisce chiunque, ma tutt’altro che frutto di un’incalcolata megalomania.

È possibile che non abbia futuro l’America promessa da Mamdani nell’accingersi a governare New York. Ma ha un presente, e non dovrebbe spaventare solo la comunità ebraica.

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