Riprendiamo dal FOGLIO del weekend 03-04/01/2026, a pag. 1/XV il commento di Gianluca De Rosa dal titolo "Delrio non molla"
“La mia proposta rimane in campo perché è stata scritta insieme a persone molto competenti e in modo estremamente equilibrato. E’ necessario fare alla svelta una legge sull’antisemitismo. E’ un fenomeno preoccupantissimo che si sta aggravando ogni giorno di più”. Graziano Delrio non cede di un passo. Mercoledì 7 gennaio la commissione Affari costituzionali del Senato incardinerà la sua proposta – insieme a quelle del centrodestra – per contrastare l’antisemitismo. Il ddl Delrio però ha spaccato il partito di Elly Schlein. Francesco Boccia, capogruppo dem a Palazzo Madama e braccio destro e sinistro della segretaria, ha bollato quella di Delrio come “una proposta a titolo personale”, incaricando un altro senatore dem, Andrea Giorgis, di presentare un progetto di legge “ufficiale” del partito sull’argomento. Il Nazareno non è convinto di diverse cose contenute nella proposta di legge dell’ex ministro Pd. In primo luogo, la definizione di antisemitismo adottata dal ddl Delrio, quella dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto, che, secondo i fedelissimi di Schlein, amplia troppo il concetto di antisemitismo con il rischio di rendere “antisemite” anche le legittime critiche a Israele. Ma c’è un’altra cosa che ha fatto storcere il naso a Elly Schlein.
Alla segretaria del Pd non convince la scelta di Delrio di fare una legge solo sull’antisemitismo, preferendo invece un generico provvedimento contro ogni discriminazione religiosa, che includa anche l’islamofobia. “Io – spiega al Foglio l’ex ministro dei Trasporti – ho scritto questo disegno di legge perché il dibattito andava arricchito con una proposta diversa e a mio avviso più puntuale di quelle arrivate dal centrodestra, al quale non possiamo lasciare un argomento così importante. Quello che comincia con gli ebrei – ammonisce – non si ferma mai agli ebrei. Quando si arriva a recrudescenze di antisemitismo così gravi significa che la democrazia sta dando segni di grave fragilità. Attendo di capire se anche dal mio partito ci saranno altre proposte, ma per adesso devo ammettere che non ho capito quale sia, nel merito, il problema della mia iniziativa. Mi auguro che si riuscirà a trovare una soluzione tutti insieme”.
Delrio non lo dice, ma è chiaro che le argomentazioni che fino a oggi sono state portate avanti dai suoi compagni di partito non lo convincono affatto. In particolare l’idea che il ddl sull’antisemitismo debba diventare, diluendolo, un progetto di legge sulle più disparate forme di discriminazione. A qualcuno questa posizione potrebbe ricordare gli argomenti che furono maneggiati dal centrodestra quando, Delrio all’epoca era capogruppo del Pd al Senato, i democratici cercavano una convergenza sul ddl Zan contro l’omotransfobia. L’argomento utilizzato per affossarlo dai partiti di centrodestra era molto simile a quello utilizzato oggi dal Pd sull’antisemitismo. Se ora dal Nazareno chiedono di allargare il provvedimento anche all’islamofobia, all’epoca i parlamentari dell’attuale maggioranza di governo chiedevano di allargare a tutte le forme di discriminazione, e non solo quelle contro omosessuali e persone transgender. Eppure, dice Delrio: “Oggi è l’antisemitismo la vera emergenza nel nostro paese”. Una cosa comunque è sicura. Con l’arrivo dei diversi disegni di legge nella commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, compreso quello Delrio, nel Pd i nodi arriveranno inevitabilmente al pettine.
Andrea Giorgis, il senatore dem incaricato da Boccia di redigere il “testo ufficiale” del Pd sull’argomento, contattato dal Foglio, getta acqua sul fuoco. “Il 7 gennaio in commissione non succederà nulla”, assicura. “Se c’è qualcuno che sta gongolando sperando di trovare il Pd diviso rimarrà deluso. Quel giorno la commissione incardinerà i testi finora presenti, poi il presidente chiederà se ci sono obiezioni da fare a una trattazione congiunta, subito dopo io dirò che il gruppo Pd sta per depositare un altro progetto, chiedendo un po’ di tempo, dopodiché si chiuderanno i lavori”. Ma così il Pd non si troverà con due provvedimenti diversi? “L’obiettivo è evitarlo”, risponde Giorgis. “Prima di presentare la proposta noi faremo un nuovo passaggio dentro al gruppo al Senato e nel Pd, cercando di trovare, come fanno tutti i partiti seri su argomenti così delicati, una versione condivisa del progetto di legge da depositare”. Avete paura di connotarvi troppo con un ddl che si occupi solo di antisemitismo e volete estendere il portato della legge anche all’islamofobia? “Condividiamo la necessità di predisporre ulteriori strumenti per contrastare questa drammatica recrudescenza di antisemitismo, ma vogliamo farlo in maniera equilibrata. Non so se nel ddl si parlerà solo di quello o sarà inclusa anche l’islamofobia. Ne discuteremo e vedremo che cosa uscirà fuori, ma chi spera in un Pd diviso resterà deluso”, assicura il senatore. “Dentro al nostro partito c’è spesso una sana dialettica, ma poi riusciamo sempre a fare sintesi”.
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