Israele espelle trentasette Ong dalla Striscia di Gaza
Analisi di Antonio Donno
Antonio Donno
Israele ha “ripulito” la schiera sempre più fitta di organizzazioni umanitarie che operano a favore dei palestinesi; e lo ha fatto, perché all’interno di molte di queste sono annidati persone vicine a Hamas o addirittura interne all’organizzazione. Tutto questo è noto da parecchio tempo, ma il governo israeliano si era guardato dalla espulsione di tali organizzazioni per non essere sottoposto a critiche internazionali. Ora, però, è giunto il momento di provvedere ad un’azione di “ripulitura” di questo fronte che si spaccia per umanitario, ma che accoglie al suo interno decine di filo-terroristi o di terroristi veri e propri. Sono 37 le organizzazioni non governative messe al bando, compresa Medici Senza Frontiere.
La storia dell’assedio continuo a Israele è lunga e sanguinosa. Dopo la sua nascita, il 14 maggio 1948, Israele è stato assalito dagli eserciti degli Stati arabi confinanti che puntavano alla sua cancellazione e allo sterminio dei suoi abitanti. La serie di guerre che si ripeterono nel corso degli anni furono vinte da Israele, condannando i suoi nemici a un’umiliazione che l’Islam non poteva tollerare. Gli ebrei erano considerati “non-uomini” e per questo era obbligatorio cancellare la presenza ebraica dal suolo del Medio Oriente, considerato terra dell’Islam in tutto e per tutto. Il fatto che gli ebrei avessero vissuto per più di tremila anni in quel territorio era ritenuto una menzogna offensiva per il mondo arabo.
Dopo ripetute, umilianti sconfitte, gli Stati arabi che circondavano Israele dovettero rassegnarsi alla dura realtà della presenza di uno Stato non-islamico in una regione ritenuta parte integrante del mondo dell’Islam. Ed alcuni di essi, Egitto e Giordania, dovettero piegare la testa e sottoporsi all’accettazione, mediante trattati pace, dell’esistenza di uno Stato ebraico, che si proponeva sempre più come una realtà sviluppata e coesa in grado di fronteggiare e sconfiggere i suoi nemici.
Agli Stati arabi non più disposti a sostenere guerre con esiti nefasti per la propria economia e per il loro stesso prestigio nel sistema politico internazionale si sostituirono i gruppi terroristici che per decenni hanno minacciato i confini dello Stato ebraico nel tentativo di penetrare e debellare lo Stato degli ebrei. La Jihad islamica, Hezbollah e Hamas hanno tenuto in allarme Israele nel tentativo di sfondare le difese israeliane e “liberare” quel territorio dalla presenza degli odiati ebrei. Questo continuo assedio non ha mai prodotto il risultato finale auspicato dai nemici arabi, anche se Israele ha dovuto subire molte circostanze negative per la sua stessa sopravvivenza. Ma lo ha fatto con successo, tant’è che l’antisemitismo sempre presente in Europa, e oggi più diffuso, ha spinto molti ebrei europei a trasferirsi in Israele per vivere una vita tranquilla e prospera.
I fatti più recenti, che sono seguiti al massacro del 7 ottobre 2023, hanno costretto Israele a affrontare militarmente il gruppo terroristico di Hamas, con gravi perdite dello stesso, dopo aver egualmente sconfitto Hezbollah ai confini settentrionali dello Stato ebraico. Dopo di che, Trump ha voluto che si procedesse ad una sospensione della guerra contro Hamas, che dovrebbe disarmare e liberare la Striscia di Gaza, la cui situazione è molto grave per i suoi abitanti, nonostante gli interventi umanitari di Israele. Ma il disarmo, voluto da Trump entro due mesi, è ben lontano dall’essere effettuato da Hamas, che attende tempi meno pericolosi per rientrare in azione. Questa prospettiva è stata resa nota a Trump da Netanyahu, il quale avrebbe preferito continuare una guerra ad oltranza contro Hamas al fine di distruggere definitivamente il gruppo terroristico e liberare Gaza. Tuttavia, Netanyahu ha dovuto accettare le decisioni del presidente americano, il cui sostegno politico nella guerra contro Hamas è stato di estrema importanza per la vittoria di Israele contro il gruppo terroristico.
Allo stato attuale, la situazione è in una fase di stallo. Questo blocco delle operazioni contro Teheran non può che avvantaggiare Hamas, che potrà rifornirsi di armi e di uomini dall’Iran, nonostante che quest’ultimo abbia ricevuto durissimi colpi da Israele e dagli Stati Uniti.
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