Riprendiamo da LIBERO di oggi, 30/11/2025, a pag. 4, con il titolo "Albanese senza freni «L’irruzione alla Stampa monito per i giornalisti» Meloni: «Parole gravi» : «L’irruzione alla Stampa monito per i giornalisti» Meloni: «Parole gravi»", la cronaca di Tommaso Montesano.
Tommaso Montesano
Su X, Francesca Albanese ha provato a metterci una pezza. Limitandosi ad esprimere «solidarietà alla Stampa» per gli «attacchi» di venerdì sera. Certo, ha premesso la rappresentante speciale dell’Onu per i territori palestinesi, «la rabbia verso un sistema mediati co che distorce la realtà in Palestina è comprensibile, ma la violenza» non va bene: «Finisce per rafforzare chi ci opprime». Albanese non era stata così diplomatica, scatenando un’ondata di indignazione culminata con la reazione di Giorgia Meloni, nel corso del suo intervento nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza dell’università RomaTre, dove in occasione della “giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese” è andato in scena un evento – Rebuild Justice, “Ricostruire la giustizia” – dedicato alla «catastrofe umanitaria in Palestina e alle responsabilità della comunità internazionale». Alla presenza anche di Greta Thunberg.
L’INVETTIVA DAL PALCO
Da quel palco Albanese – partendo da quanto accaduto nella redazione del quotidiano torinese, preso d’assalto da un’ottantina di manifestanti Pro-Pal - ha usato toni incendiari all’indirizzo dei giornalisti. La premessa è sempre la stessa: «Condanno l’irruzione alla Stampa», ma stavolta c’è un “però” grosso come una casa. Quanto successo a Torino «deve essere anche da monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro. Per riportare i fatti al centro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione».
Insomma, a leggere Albanese parrebbe che i colleghi della Stampa se la sono cercata. E che in fondo quanto accaduto potrebbe anche servire ad avere un’informazione non troppo sbilanciata a favore di Israele. Un concetto che Albanese ha ribadito quando, in un altro passaggio del suo intervento, ha denunciato la “congiura del silenzio” sui presunti crimini israeliani. «Io non ho paura che finisca la mobilitazione, ho paura che continui il genocidio, alimentato dal silenziamento della verità». E ancora: «Perché non avete coperto (il riferimento è sempre ai giornalisti, ndr) quello che è successo a Genova e in altre 40 o 50 città italiane dove sono scesi in piazza in tantissimi?».
Inevitabile la pioggia di reazioni- bipartisan- contro l’inviata speciale dell’Onu. La prima a farsi sentire è la presidente del Consiglio. Dai suoi account social, Meloni ha definito «molto grave che, di fronte a un episodio di violenza contro una redazione giornalistica, qualcuno arrivi a suggerire che la responsabilità sia - anche solo in parte della stampa stessa. La violenza non si giustifica. Non si minimizza. Non si capovolge.
Chiunque cerchi di riscrivere la realtà per attenuare la gravità di quanto accaduto compie un errore pericoloso».
Nomi non ne fa, la presidente del Consiglio, ma non è difficile capire chi sia il bersaglio delle sue parole: quella Francesca Albanese che ieri pomeriggio è anche salita sul carro di testa del corteo Usb di Roma dal quale ha respinto gli addebiti: «A quanto pare stanno provando ad affossarmi. Non c’è stato nessuno scivolone: vergognatevi».
«Ha bisogno di un bravo medico, ma di uno specializzato, di quelli con tanta esperienza sulle spalle», ha replicato in serata, usando l’arma dell’ironia, Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega. Invece Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha denunciato i toni da «regimi dittatoriali di ogni colore» utilizzati da Albanese.
Ieri pomeriggio una delegazione del partito della premier - guidata dai capigruppo di Camera e Senato, Galeazzo Bignami e lo stesso Malan- si è recata nella redazione della Stampa per manifestare la «piena solidarietà» al giornale. Fratelli d’Italia ha sottolineato «la matrice di estrema sinistra, legata al mondo Pro-Pal e dei centri sociali», della violenza di venerdì scorso. Origine «troppo spesso dalla sinistra sottaciuta o difficilmente riconosciuta».
Già, perché l’irruzione nella sede del quotidiano, come ha ricordato Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, da «esponenti autorevoli della politica, del sindacalismo e del giornalismo» è stata attribuita ai «fascisti. Su, ditela questa parola scomoda: “Assalto comunista”, piantatela di nascondervi».
MATRICE NASCOSTA
Anche ieri in molte reazioni di condanna al blitz il “campo politico” degli aggressori o è stato omesso, o ribaltato. La Cgil, ad esempio, ha sì denunciato la «vile aggressione», l’«atto intollerabile», la «grave intimidazione», ma si è ben guardata dall’indicare chine è stato responsabile.
Lo stesso ha fatto Annalisa Cuzzocrea, che della Stampa è stata vicedirettore, nel tweet in cui su X ha definito «vergognoso quanto stupido» l’assalto. E il colore politico degli assalitori? Mistero. Invece per Filippo Sensi, senatore del Pd, la matrice è chiarissima: «Aggressione fascista».
Il suo collega Francesco Verducci, dem pure lui, ha cambiato di poco il lessico: «Un atto intimidatorio, un atto di squadrismo che va condannato con assoluta fermezza».
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