Il dossier del generale dell’IDF, il pericolo viene di nuovo dall’Iran
Intervista di Aldo Torchiaro
Testata: Il Riformista
Data: 30/11/2025
Pagina: 1
Autore: Aldo Torchiaro
Titolo: Il dossier del Generale dell’Idf: 'Iran minaccia crescente. Non vogliamo invadere o occupare il Libano ma la pace è possibile se Hezbollah esce di scena'

Riprendiamo dal RIFORMISTA edizione online, l'intervista di Aldo Torchiaro ad un generale (anonimo) dell'IDF dal titolo "Il dossier del Generale dell’Idf: 'Iran minaccia crescente. Non vogliamo invadere o occupare il Libano ma la pace è possibile se Hezbollah esce di scena'".

File:Aldo Torchiaro.png - Wikipedia
Aldo Torchiaro

Il fronte nord di Israele è ancora pericoloso e l'Iran ha tutta l'intenzione di riaprire quanto prima le ostilità. Finché Hezbollah non avrà disarmato, non ci sarà pace per il Libano.

L’ufficiale senior dell’esercito israeliano è di casa, sul confine libanese. Ci chiede di mantenere l’anonimato: Hezbollah ha messo una taglia, sulla sua testa. Dai suoi ordini sono dipese molte tra le operazioni di maggior successo effettuate da Israele in Libano. Ci dice che cosa ci attende, in questo tratto incantevole e al contempo complicatissimo del Medio Oriente.

Partiamo dalla storia di questo confine, per contestualizzare meglio la situazione attuale?

«Dal Libano ci sono state continue infiltrazioni di terroristi. Nel 1982, i palestinesi tentarono di uccidere il nostro ambasciatore nel Regno Unito, scatenando quella che chiamiamo la Prima Guerra del Libano. Nel luglio del 1982, ero un soldato nel mezzo del mio corso da ufficiale, e siamo entrati in Libano. Dovevamo fermarci a 40 km dal confine, ma alla fine siamo arrivati fino alla strada che collega Beirut e Damasco, l’abbiamo tagliata e occupato Beirut. Abbiamo costretto i palestinesi, che stavano qui con Yasser Arafat, ad andarsene».

Come è evoluto il conflitto con Hezbollah?

«Hezbollah è nato come un piccolo gruppo terrorista, ma nel tempo è diventato sempre più grande e forte, combattendo contro di noi con attacchi, bombe e azioni guerrigliere. Fino al 2000, quando il nostro primo ministro Ehud Barak ha deciso che era abbastanza, e Israele si è ritirato, tornando alla Linea Blu. Tuttavia, Hezbollah non aveva come obiettivo la pace, ma continuò a combattere. Nel 2006, Hezbollah ha preso due veicoli con una pattuglia di sei soldati israeliani, uccidendone alcuni e sequestrando altri. Questo ha portato alla Seconda Guerra del Libano, che è durata circa un mese e mezzo, principalmente combattendo dal cielo e con l’artiglieria. Alla fine, siamo avanzati di 5-10 km per ripulire l’area da Hezbollah».

E a quel punto sono intervenute le Nazioni Unite…

«Dopo la Seconda Guerra del Libano, l’Onu ha adottato la risoluzione 1701, che prevedeva il dispiegamento di 15-20 battaglioni di forze internazionali per impedire a Hezbollah di avvicinarsi al confine. Ma purtroppo, non ha funzionato. Hezbollah è entrato sempre di più nel sud del Libano, prima con i civili, poi con i soldati e le loro posizioni, fino a raggiungere il nostro confine».

Cosa ha portato al conflitto del 2023?

«Un anno prima, il nuovo comandante del Comando Nord ci aveva detto che, durante il suo mandato, avremmo affrontato una guerra contro Hezbollah. Non era una questione di se, ma di quando. Così, ci siamo preparati per la guerra che sapevamo sarebbe arrivata. Hezbollah aveva creato una forza speciale chiamata Radwan, ben equipaggiata e addestrata, con l’intento di invadere Israele al momento opportuno. Avevamo informazioni precise sui loro piani e ci siamo preparati per rispondere».

Qual è stata la risposta israeliana quando la guerra è iniziata?

«Quando la guerra è iniziata, siamo stati pronti. Abbiamo rapidamente mobilitato circa 60.000 soldati lungo il confine, impedendo a Hezbollah di sorprenderci. Nonostante l’intelligence fosse pronta, l’attacco di Hamas il 7 ottobre ha sorpreso tutti, ma ci ha anche dato l’opportunità di reagire rapidamente».

Cosa è successo durante il conflitto e come sono stati affrontati i danni collaterali?

«Durante la guerra, abbiamo cercato di minimizzare i danni collaterali. Abbiamo usato armi di precisione per colpire solo Hezbollah, evitando danni civili. Abbiamo attuato un sistema che permetteva alle persone innocenti di evacuare tramite messaggi e avvisi, cercando di ridurre al minimo le vittime civili. Nonostante qualche errore, siamo riusciti a eliminare gran parte della leadership di Hezbollah, eliminando più di 250 figure chiave anche grazie alla brillante operazione dei cercapersone, ideata da una giovane e geniale donna della nostra intelligence».

Che cosa significa la vittoria in questa guerra e quale sarà il futuro?

«Se Hezbollah fosse rimosso dal Libano, saremmo pronti a fare la pace. Non vogliamo invadere o occupare il Libano, vogliamo solo che questa area diventi tranquilla. Il problema resta Hezbollah e la sua continua minaccia: la pace è possibile, se Hezbollah esce di scena».

Cosa pensa della relazione con l’Iran?

«L’Iran è una minaccia crescente. Hanno inventato Hezbollah e Hamas e continuano ad alimentare i loro proxy con un impressionante arsenale di missili. La nostra risposta è stata precisa, ma anche diretta: se Iran e Hezbollah continuano a minacciare Israele, siamo pronti a difenderci. Abbiamo dimostrato la nostra capacità di rispondere, come con l’attacco mirato alla leadership di Hezbollah e le operazioni contro gli iraniani».

Vedo bombardamenti da qui, in questo momento. Come vede la situazione?

«La situazione al confine è molto fragile. Hezbollah continua a minacciare, ma siamo preparati. Se riuscissimo a rimuoverli dal Libano, potremmo raggiungere un accordo di pace molto rapidamente. Tuttavia, la situazione rimane tesa, e il nostro impegno per la sicurezza di Israele non è mai stato così forte».

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