Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 29/11/2025 a pag. 12 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "Erdogan e le incognite sulla pace"
Fiamma Nirenstein
Non è facile esplorare le intenzioni di un Papa, e tantomeno immaginare cosa passa nella sua mente quando, con un bicchier d’acqua come unico conforto, deve ascoltare un lunghissimo discorso di Erdogan. Stabilità, avvicinamento fra i popoli, pace giusta e duratura, questi sono i valori che certo con grande sincerità il Papa va cercando in tempi di strisciante terza guerra mondiale. Nicea, oggi Iznik, dove l’imperatore Costantino nel 325 riunì per la prima volta i litigiosi vescovi, richiama il concetto di unità, di compromesso, e di forza della Chiesa che regna da 1700 anni. In Turchia i cristiani però all’inizio del ‘900 erano circa quattro milioni e ora sono ridotti a 100mila, una tragedia onnipresente nel mondo islamico. Di certo a porte chiuse il Papa ne ha parlato con Erdogan. Potrebbe anche venire utile nei prossimi giorni in Medio Oriente uno spunto del grande mediorientalista professor Bernard Lewis: verrà un giorno in cui l’Iran sarà la Turchia e la Turchia sarà l’Iran. Cioè, la Turchia ambirà, intendeva Lewis, imporre il ruolo leader della Fratellanza musulmana sunnita, recuperare la dimensione imperiale nel mondo islamico, quella Ottomana. Anche in Italia si è sognato che la Turchia, Paese meraviglioso, membro della Nato, forte nell’esercito e ricco di storia sarebbe stato il ponte fra l’Occidente e l’Oriente. Erdogan ha stravolto i parametri di questa speranza, penalizzando qualsiasi cosa o persona non si confaccia alla sua leadership, ha anche trascinato la sua economia in una vertigine di difficoltà, ha infierito sui curdi. Soprattutto ha aggredito con parole e fatti Israele e gli ebrei, paragonando Netanyahu a Hitler, ospitando,come il Qatar, la leadership di Hamas, organizzando flottille ben foraggiate nei suoi porti. Al Papa ha ripetuto che apprezza “l’atteggiamento astuto” sulla Palestina e ha ripetuto i temi dello Stato palestinese e della sovranità di Gerusalemme. A Gerusalemme Est, e in Città Vecchia proliferano basi di attivismo turco, 50 diplomatici di cui 30 a Tel Aviv e 20 a Gerusalemme si danno da fare mentre a Istanbul gli israeliani non dimorano. A Tel Aviv la bandiera fu calata a mezz’asta per l’eliminazione di Ismail Haniyeh, un feroce capo di Hamas. Trump vuole che Erdogan abbia un ruolo nella sua pace universale in 20 punti a partire da Gaza: la Turchia è un paese importante, con forti rapporti con la Russia, in cui si fermano i profughi diretti in Europa cui Erdogan apre e chiude le porte. Ma Israele non consentirà che la Turchia sia una presenza sul suo confine da dentro Gaza, e Trump lo capisce, come capisce che è meglio che gli F15 siano acquistati dai sauditi e non da Erdogan che può rappresentare un pericolo esistenziale per troppi attori. Ora la Turchia ambisce a creare un suo Iron Dome, un sistema di difesa come quello israeliano. Perché? Chi dovrebbe sparare missili su Ankara? La risposta turca è “Israele” ma la risposta è diversa: solo se ci fosse un’intenzione aggressiva come quella dell’Iran, o degli Hezbollah la Turchia sarebbe a rischio, e quindi questo crea preoccupazione. Che cosa vuole davvero fare la Turchia? Ha un programma di conquista medio Orentale? Il Papa vuole solo compiere un viaggio di pace, ma, anche per i prossimi giorni in Libano, è chiaro che la pace sarà creata dall’intenzione autentica a mettere da parte l’idea di mettere Israele a ferro e fuoco, com’è accaduto continuamente e specie due anni fa. Per esempio, se finalmente il governo libanese riuscirà a disarmare gli Hezbollah, come da accordi, la pace, quella con la P maiuscola sarà molto più vicina. Il Papa lo sa.
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