Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 27/11/2025, a pagina 4, il commento di Iuri Maria Prado dal titolo "Persino Guterres benedice il piano per disarmare Hamas".

Iuri Maria Prado
L’altra sera il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha dichiarato che “l’accordo di ottobre sul cessate il fuoco a Gaza offre barlumi di speranza”, e che l’adozione della risoluzione del Consiglio di sicurezza “rappresenta un passo importante” per consolidarla.
Quest’ultimo tratto della dichiarazione è doppiamente significativo. In primo luogo, perché il richiamo a quella risoluzione ricorda la novità – quantomeno sulla carta – di un intervento nella Striscia che non elude, ma riafferma, la necessità di smilitarizzarne le formazioni terroristiche. In secondo luogo, perché questa riaffermazione è immediatamente successiva ai tentativi di sabotaggio del piano per Gaza in cui si stanno impegnando agenti interni ed esterni alla stessa galassia delle Nazioni Unite. È a dir poco significativo il fatto che il segretario generale evochi quella risoluzione a poche ore dal comunicato degli “special rapporteur” e degli “esperti indipendenti” che ne denunciavano gli intenti coloniali e di sopraffazione.
Ma Guterres non si è limitato a compiacersi dell’adozione della risoluzione: ne ha anche reclamato l’attuazione, dichiarando che “è essenziale tradurre questo slancio diplomatico in progressi concreti e urgenti sul campo”. Oggettivamente, un altro ceffone a quel manipolo di consulenti dell’Onu secondo cui il piano per Gaza doveva essere messo nel nulla a furor di kefiah per fare posto al solito protocollo anti-israeliano che assolve Hamas legittimandone le aspirazioni di radicamento ulteriore. Inutile precisare che questo magari precario – ma certamente preciso – posizionamento del vertice rappresentativo delle Nazioni Unite non è l’effetto di un’autonoma resipiscenza del segretario generale che, senza sosta e per due anni, ha curato gli interessi della pace nella misura in cui essi coincidevano con quelli di Hamas. È l’effetto, forse provvisorio ma innegabile, della realtà che si è squadernata in faccia a tutti dopo un biennio di guerra: e cioè che nulla può essere fatto per il futuro di Gaza se Hamas avrà un futuro a Gaza. Una realtà che per troppo tempo si è fatto finta di considerare pericolosa solo per Israele e solo perché Israele vi avrebbe imposto il proprio giogo, mentre quella risoluzione finalmente riconosce che la situazione di Gaza “minaccia la pace regionale e la sicurezza degli Stati vicini”.
Non è la fine del conflitto, nemmeno lontanamente, ma è la fine dell’idea che il conflitto possa aver fine se si pensa di ritornare al 6 ottobre. E che Israele sia disposto a tornarvi.
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