domenica 01 novembre 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






Il Foglio - La Fionda News Rassegna Stampa
29.10.2010 L'Iran continua il programma nucleare e manda armi ad Hamas
Bravo Obama, la tua strategia dà buoni frutti. Cronache e commenti di Redazione del Foglio, Michael Sfaradi, Stefania Craxi

Testata:Il Foglio - La Fionda News
Autore: La Redazione del Foglio - Michael Sfaradi - STefania Craxi
Titolo: «Obama ha un new deal sull’uranio iraniano (ma è peggio di quello prima) - Nuovo sequestro di armi iraniane dirette a Gaza - Suggerimenti non punitivi del sottosegretario Craxi all’Iran nucleare»

Riportiamo dal FOGLIO di oggi, 29/10/2010, in prima pagina, l'articolo dal titolo " Obama ha un new deal sull’uranio iraniano (ma è peggio di quello prima) ", a pag. 2, l'articolo di Stefania Craxi dal titolo "  Suggerimenti non punitivi del sottosegretario Craxi all’Iran nucleare", preceduto dal nostro commento. Da La FIONDA NEWS, l'articolo di Michael Sfaradi dal titolo "  Nuovo sequestro di armi iraniane dirette a Gaza".

Ismail Haniyeh, capo di Hamas, e Mahmoud Ahmadinejad mentre si tengono per mano

Ecco i pezzi:

Il FOGLIO - " Obama ha un new deal sull’uranio iraniano (ma è peggio di quello prima) "


Barack Obama. C'è poco da sorridere...

Roma. Una nuova proposta per i negoziati sul nucleare iraniano è stata quasi definita dagli sherpa della Casa Bianca e da quelli dell’Unione europea. Il New York Times ha rivelato ieri che la traccia del nuovo tentativo di accordo si basa su un ulteriore aumento della quantità di uranio che Teheran dovrebbe trasferire all’estero per l’arricchimento al 3,5 per cento, la soglia necessaria per produrre energia elettrica. Si tratta di un aumento sensibile, che rende la trattativa ancora più improbabile, perché oggi Stati Uniti e Unione europea chiedono di trasferire all’estero 1.950 chili d’uranio e Teheran ha già rifiutato l’anno scorso di trasferire i 1.200 chili richiesti dall’Onu durante le trattative di Vienna. Quel rifiuto, sempre secondo il New York Times, fu deciso personalmente dall’ayatollah Khamenei, mentre Ahmadinejad era invece incline ad accettare l’accordo. I negoziati che il responsabile dell’Ue per la Politica estera, Catherine Ashton, ha già chiesto al governo iraniano di riaprire per il 16-17 novembre, partirebbero con una richiesta di ben due terzi superiore a quella già rifiutata. La ragione dell’aumento sta nel fatto che Teheran ha recentemente annunciato di avere già arricchito tre chili di uranio al 20 per cento, e che dispone di molto più uranio fissile rispetto allo scorso anno. La logica di questo nuovo round negoziale è dunque tutta interna alla strategia che Obama ha stabilito e alla quale non intende derogare, nonostante i reiterati rifiuti iraniani: condurre trattative sino all’ultima speranza, puntando anche sull’effetto negativo che le sanzioni economiche dell’Onu hanno sull’economia iraniana. Secondo una fonte anonima dell’Amministrazione, “dalla reazione a questa proposta avremo un primo test per comprendere se gli iraniani pensano ancora di poter resistere alle sanzioni o se sono disponibili al negoziato; dobbiamo convincerli che la loro vita diventerà peggiore, non migliore, se non iniziano a cedere”. La mancata risposta di Teheran a Lady Ashton e le dichiarazioni recenti sia di Ahmadinejad, sia di Khamenei, non lasciano prevedere un atteggiamento di apertura al dialogo da parte di Teheran, soprattutto perché è arrivata anche una richiesta provocatoria di Ahmadinejad. “La risposta dei paesi del gruppo dei 5+1 a questa domanda determinerà la natura dei negoziati: sono contrari oppure no alla bomba atomica sionista?”, ha detto il presidente iraniano in un’intervista a Newsweek. Ancora meno disponibile a una nuova trattativa appare l’ayatollah Khamenei. Martedì ha ribadito a Qom che “la nostra nazione ha sopportato sanzioni per oltre trent’anni con pazienza e capacità di resistenza”. A Washington non c’è un piano “B” La fiducia nella politica del dialogo con Teheran pare dunque un estremo tentativo di Obama di essere fedele alla propria strategia. Il problema vero è che la Casa Bianca, sinora, non ha assolutamente definito alcuna strategia per rimediare all’eventuale – ma non impossibile – fallimento dei negoziati. Il New York Times ha svelato l’esistenza di un memorandum segreto, inviato a gennaio a Obama, nel quale il segretario alla Difesa, Robert Gates, denunciava l’assenza totale di una strategia a lungo termine nel caso che Teheran arrivi, ormai nell’arco di pochi mesi, a disporre di una bomba atomica. Il memorandum avrebbe risuonato come “campanello d’allarme” e sollecitato il Pentagono ad approntare piani militari per impedire questa eventualità. Ma sono piani sviluppati soltanto sul livello tecnico (il che vuol dire che sino a pochi mesi fa non vi era neanche il presupposto tecnico di una minaccia credibile degli Stati Uniti all’Iran di intervento militare), senza alcuna definizione “di scenario”. Si concretizza così l’ipotesi che gli Stati Uniti di Obama stiano ormai considerando ineluttabile per il medio oriente uno scenario dominato dall’armamento atomico iraniano – e che non intendano contrastarlo. La conferma è di Gary Samore, il consigliere di Obama per il “contrasto alle armi non convenzionali”, secondo il quale un attacco di Israele alle strutture nucleari iraniane porterebbe a una guerra regionale. Lo stop al programma nucleare iraniano “non è la mia principale occupazione”, ha detto di recente. Tutto questo avviene mentre Teheran continua l’abituale politica di destabilizzazione dell’area: ieri il quotidiano Haaretz ha rivelato che tredici container carichi di armi intercettati in Nigeria provenivano dall’Iran ed erano diretti a Gaza.

La FIONDA NEWS - Michael Sfaradi : " Nuovo sequestro di armi iraniane dirette a Gaza "


Michael Sfaradi

I servizi di sicurezza nigeriani hanno bloccato, la notte scorsa un cargo carico di armi di fabbricazione iraniana sicuramente dirette a Gaza. Si tratta di 24 grossi imballi contenenti missili a medIo raggio del tipo GRAD ( Katiuscia in grado di colpire facilmente le città del sud Israele comprese Askelon e Ashdod), tubi di lancio, bombe a mano e un grosso quantitativo di esplosivo, lo stesso usato per produrre i famosi Kassam. Tutto questo materiale bellico era nascosto all’interno di tredici contenitori adibiti al trasporto di materiali da costruzione. Questo sequestro è il frutto della stretta collaborazione fra i servizi segreti israeliani e nigeriani che operano da diversi mesi al fine di bloccare i rifornimenti di armi destinate ad Hamas. Non è la prima volta che grandi quantitativi di armi provenienti dall’Iran e destinate alla striscia di Gaza vengono sequestrate, ricordiamo le vicende del cargo Karina A e Francop, sequestrati dalla marina israeliana in pieno Mediterraneo ed altri sequestri non meno importanti, da parte delle autorità Egiziane, che non hanno trovato spazio sui media internazionali ed è un’ulteriore prova di quanto Teheran stia lavorando, praticamente indisturbata, per destabilizzare il medio oriente. L’Iran di Ahmadinejad, vista l’inerzia delle truppe UNIFIL, ha vita facile a rifornire di armi Hezbollah in Libano, mentre per quello che riguarda la striscia di Gaza il blocco navale e i continui sequestri non gli permettono, almeno fino ad ora, di portare a termine il programma di armare i suoi mercenari, Hamas e Hezbollah, e completare l’accerchiamento dello stato ebraico prima di scatenare la tanto promessa cancellazione di Israele. Ci chiediamo quando le cancellerie occidentali decideranno di aprire gli occhi e agire prima che accada l’irreparabile, anche perché la pazienza israeliana è oramai agli sgoccioli.

Il FOGLIO - Stefania Craxi : "  Suggerimenti non punitivi del sottosegretario Craxi all’Iran nucleare"


Stefania Craxi        Bettino Craxi sorride felice con il suo amico Arafat

Stefania Craxi è tutta suo padre, specialmente per il suo amore filo terroristi islamici. Non potendo scegliere Arafat perchè è morto, Stefania Craxi ha preso Ahmadinejad e il suo programma nucleare come protetti. Un'ottima scelta, siamo sicuri che il padre l'avrebbe approvata.
Perchè Stefania Craxi non si fa un viaggio nel tanto amato Iran per fare una chiacchierata con il figlio di Sakineh, arrestato, recluso in carcere e torturato per aver difeso la madre? La sua posizione di parlamentare italiana gliene dà la possibilità...
Ecco il pezzo:

Con Teheran si deve dialogare e collaborare laddove possibile: in Afghanistan, per uscire dalla crisi, disinnescare la minaccia del terrorismo estremista e del traffico internazionale di droga, e per instaurare condizioni di maggiore stabilità ed equilibrio nella regione. Su questa strada sarebbe opportuno procedere senza indugi, sfruttando l’eccezionale opportunità di dialogo e di riconciliazione offerta dall’impegno diretto del presidente Obama. Certo, decenni di tensioni e incomprensioni pesano nel rapporto tra la Repubblica islamica e Washington, ma la classe dirigente iraniana deve essere cosciente di trovarsi di fronte a un’occasione unica per dare a Teheran un ruolo negli equilibri regionali che sia pari alla sua storia e alla sua importanza. A questa classe dirigente si richiede oggi un atto di coraggio e di fiducia. La questione nucleare pone infatti l’Iran di fronte a un bivio: continuare a sfruttare le ambiguità del suo programma come strumento di deterrenza nei confronti di potenziali nemici o dimostrare una volta per tutte, aderendo alle ripetute richieste dell’Aiea e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, la natura pacifica delle sue attività atomiche. Occorre essere chiari: l’Iran ha pieno diritto di dotarsi del nucleare pacifico per garantire alla propria società un futuro di sviluppo. Ma nessun diritto può venire esercitato senza farsi carico dei relativi doveri nei confronti del resto della collettività. L’Unione europea, con l’Italia in prima fila, sta pagando un elevato prezzo per le misure restrittive che si è deciso di imporre all’Iran. Ma non c’è in questo alcun intento punitivo. Rigettiamo con forza l’idea che Teheran debba essere posta nell’umiliante condizione di scegliere tra “bastone e carota”. L’adesione al regime sanzionatorio è un gesto che abbiamo ritenuto indispensabile per indurre il governo e il popolo iraniano a un ripensamento, a una riflessione alla luce delle crescenti preoccupazioni che la comunità internazionale nutre dopo anni di negoziati infruttuosi, durante i quali il programma nucleare iraniano ha continuato a procedere a grandi passi in una direzione incerta. Un altro punto delicato sul quale l’Italia intende sviluppare il dialogo con l’Iran è quello relativo ai diritti umani. L’Italia è contraria all’applicazione di pene inumane e degradanti. Sappiamo bene quanto il tema dell’abolizione di misure crudeli come la lapidazione sia dibattuto anche nella società e dalle autorità iraniane: ci auguriamo che questo processo conduca presto a risultati positivi.Una battaglia di pace che vorremmo combattere e vincere insieme, e non contro, all’Iran.

Per inviare la propria opinione a Foglio e Fionda News, cliccare sulle e-mail sottostanti


lettere@ilfoglio.it
direttore@lafiondanews.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT