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Perché non esiste ancora uno 'stato arabo palestinese'? La risposta è semplice (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Informazione Corretta - Corriere della Sera - Staffetta Quotidiana Rassegna Stampa
08.06.2010 Flotilla 2: il ruolo della Turchia contro Israele
Analisi di Angelo Pezzana, Antonio Ferrari

Testata:Informazione Corretta - Corriere della Sera - Staffetta Quotidiana
Autore: Angelo Pezzana - Antonio Ferrari - La Redazione di Staffetta Quotidiana
Titolo: «Una commissione d'inchiesta per Erdogan - Blue Stream 2, Turchia congela intesa con Israele - La nuova partita dei palestinesi passa da Ankara»

Riportiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 08/06/2010, a pag. 16, l'articolo di Antonio Ferrari dal titolo " La nuova partita dei palestinesi passa da Ankara ", da STAFFETTA QUOTIDIANA, la breve dal titolo " Blue Stream 2, Turchia congela intesa con Israele ".  Pubblichiamo l'analisi di Angelo Pezzana dal titolo " Una commissione d'inchiesta per Erdogan ". Ecco i due articoli:

INFORMAZIONE CORRETTA - Angelo Pezzana : " Una commissione d'inchiesta per Erdogan "


Angelo Pezzana

Se il tentativo di forzare il blocco navale a Gaza da parte della nave irlandese è fallito, è difficile credere che ciò sia avvenuto grazie alla volontà "pacifica" dei suoi passeggeri. Molto più realisticamente, i fattori che hanno determinato quella scelta sono due. Il primo è stata la valutazione di quanto successo sulla nave turca, la possibilità che potesse ripetersi è stato il freno più convinvente. Il secondo è stata l'assenza fra la ventina di passeggeri della Corrie delle centinaia di aderenti alla Ong IHH turca, fra i quali molti erano i desiderosi di potersi immolare in quanto "martiri". E' tra gli appartenenti a quel gruppo che si sono registrate le vittime, i "pacifisti" della risma della Lano o dei Joe Fallisi se ne stavano al sicuro nelle loro cabine, mica scemi, pubblicità sì, quello era lo scopo,  il martirio di sicuro no. Infatti premi nobel e ex ambasciatori rimbambiti sono scesi nel porto di Ashod in attesa di essere rimpatriati verso i paesi di origine.
Con questa azione si è definitivamente sputtanata una parola che fino a non molto tempo fa godeva di una meritata stima. D'ora in poi, chiunque vorrà esprimere la propria protesta senza ricorrere alla violenza dovrà trovarsi un altro nome, perchè "pacifista" è ormai imparentato con odiatore e pure terrorista.
Ma la storia non finisce qui, perchè il richiamo che ha destato sui mezzi di informazione di tutto il mondo rischia di avere una coda molto più pericolosa di quanto hanno messo in opera quei quattro gatti di scalzacani pacifisti.
Dietro a questa sporca faccenda sta diventando sempre più visibile l'ombra de Receyip Erdogan, il capataz turco, che sembra ormai più che soddisfatto per la svolta impressa all'immagine del suo paese. Il modello non è più Ataturk, e la sua svolta liberale, ma i peggiori rais che hanno messo a rischio, loro sì, la pace nel mondo. Da Nasser a Gheddafi, da Arafat ad Assad, fino al suo sodale Ahmadinejad, Erdogan si sta rivelando una jattura, non solo per la parte più moderna della Turchia, che vede svanire con lui la speranza di un futuro europeo,ma per la stabilità dell'intera regione. I toni non sono ancora quelli del cugino iraniano, ma poco ci manca. La minaccia di inviare una nuova "flotilla", e di poter esserci pure lui alla guida, è un avvertimento mafioso che richiede una risposta della massima fermezza da parte delle istituzioni internazionali.
Potrebbe fargli cambiare idea, e ricondurlo a più miti pretese, se partisse immediatamente da parte dell'Onu una inchiesta sul ruolo avuto dalla Turchia nella preparazione, seguita dalla realizzazione, del tentativo, illegale  per il diritto internazionale, di forzare un blocco navale legalmente riconosciuto.
Questa proposta è partita in Israele dai centri di intelligence, e spiegata nelle sue modalità da Zvi Mazel su Yediot Aharonot, il più diffuso quotidiano del paese.
Dopo i primo giorni, nei quali l'ubriacatura dei media per i "pacifisti" è stata totale, si è cominciato a ragionare sulle loro identità, le motivazioni, l'ideologia fanatica che li guidava, l'antisemitismo (tornate ad Auschwitz ! urlato ai soldati israeliani) e, soprattutto, chi erano gli organizzatori e chi li aveva finanziati. Qui entra in gioco Erdogan, che non solo dato via libera al progetto, ma ne è stato l'anima. Vanno accertati i collegamenti tra il governo turco e l'Ong IHH, l'organizzazione che agistre in stretto contatto con Al Qaeda e Hamas e, come si è visto, con ramificazioni che arrivano fino ai "pacifisti" italiani ospitati sulla "Marmara".
Altro che "missione umanitaria", dei cittadini di Gaza non gliene può importare di meno, Gaza è appetibile in quanto può diventare un porto di stretta obbedienza turco-iraniana, un'arma puntata sì contro Israele, ma anche pronta a destabilizzare Arabia Saudita, Egitto, Emirati, come dire l'intera regione.
Non sarà facile farlo capire ad Obama, ma una indagine che arrivi ad incriminare Erdogan per le sue collisioni con i gruppi terroristi, è l'unica soluzione per interrompergli la corsa. Tocca quindi all'Onu, lpunica istituzione che può assumersi una impresa di questa portata. Non ci facciamo illusioni, le probabilità che parta sono vicine allo zero. Ma lo scenario che si sta prefigurando è di una gravità assoluta. Come ha scritto Zvi Mazel, " soffocare la verità e nutrire le menzogne, comporterà un prezzo ". E saremo tutti noi a pagarlo.

STAFFETTA QUOTIDIANA - " Blue Stream 2, Turchia congela intesa con Israele"


Erdogan

La Turchia ha deciso di sospendere tutti gli accordi con Israele nel settore idrico e in quello energetico, in seguito all'attacco di lunedì' alla Freedom Flottilla diretta a Gaza, in cui sono morti otto cittadini turchi e un americano di origine turca. Lo ha annunciato il ministro dell'Energia di Ankara, Taner Yildiz, citato dal sito del quotidiano Hurriyet. Il provvedimento, ha spiegato il ministro, riguarda solo la sfera pubblica e non intacca gli accordi tra aziende private dei due paesi.

Tra i progetti che sicuramente saranno colpiti dal provvedimento c'è il ‘Manavgat Water Project', siglato nei mesi scorsi proprio da Yildiz, che prevedeva la consegna di 50 milioni di mc di acqua all'anno dalla Turchia a Israele. Inoltre Israele potrebbe essere escluso dal progetto per il gasdotto Blue Stream 2, che è previsto portare il gas russo, attraverso la Turchia, fino a Libano, Siria e Cipro.

CORRIERE della SERA - Antonio Ferrari : " La nuova partita dei palestinesi passa da Ankara  "


Erdogan Ahmadinejad

Nel mondo palestinese è diventato l'amico più credibile e fidato. Mai si erano utilizzate tante parole di ammirazione per un paese musulmano che il mondo arabo non ha mai amato. E la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che da quasi due anni è diventato la bandiera della riscossa musulmana nell'area: prima con la dura reazione all'operazione «Piombo fuso», condotta da Israele nella striscia di Gaza; poi con le accuse, dalla tribuna di Davos, al presidente dello stato ebraico Shimon Peres; e ora con la spedizione della flottiglia con 1o.ooo tonnellate di aiuti umanitari, conclusa nel sangue. dopo l'attacco dei commandos israeliani, in acque internazionali. Nove morti, nove turchi, o meglio otto turchi e un americano ma di origine turca. Erdogan, non solo nella Striscia ma in tutta la Palestina è considerato un eroe, e quindi non stupisce che il presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen abbia deciso di cominciare proprio da Ankara il viaggio che poi lo porterà a Washington da Barack Obama e, successivamente, a Madrid da Zapatero e a Parigi da Sarkozy. Ma è la visita in Turchia, sono gli incontri con il presidente Gul e appunto con il premier Erdogan a segnare una precisa svolta. Che non significa soltanto la richiesta del sostegno di Ankara, e non si limita come nel passato a - domandare una mediazione. La Turchia, oggi, avrebbe molte difficoltà.a mediare perché i suoi rapporti con Israele, suo partner (ex?) strategico, sono decisamente in crisi. La partita si spinge oltre, e tende a raccordare un'iniziativa musulmana con le pressioni internazionali per ottenere la rimozione del blocco e dell'embargo contro la striscia di Gaza, la riconciliazione tra le due grandi componenti palestinesi, cioè i laici del Fatah e i fondamentalisti di Hamas, e il rilancio del processo di pace, che l'inviato americano George Mitchell sta pazientemente tessendo. in una settimana sono cambiate molte cose. Israele è in una situazione di difficoltà e di isolamento, ha bisogno di un rilancio di immagine e anche di correggere la propria posizione, in particolare per recuperare credito coni paesi amici, a cominciare dagli Stati Uniti. Abu Mazen, che era fragilissimo, è come rinfrancato e nella battaglia politica per smantellare quella «prigione a cielo aperto» che è Gaza (per usare le parole della regina Rania di Giordania) ha trovato molti alleati. E ora anche gli arabi, da tempo sfiduciati e poco desiderosi di calarsi nel pantano del conflitto israelo-palestinese hanno deciso di scendere in campo. Il segretario generale della Lega araba, Amr Moussa, ha infatti annunciato una visita a Gaza, e quindi alla dirigenza di Hamas, preparando il terreno per ll passo successivo: il ritorno nella Striscia, con una proposta concreta di riconciliazione, dello stesso Abu Mazen, di rientro dalla sua delicata missione internazionale. Che sia il prologo di una svolta è tutto da vedere. Ma almeno è tornata la buona volontà. Non è poco.

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