lunedi` 28 settembre 2020
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Ecco che cosa pensano davvero gli arabi palestinesi


Clicca qui






 
Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
<< torna all'indice della rubrica
'Il criminale pallido', di Philip Kerr 04/09/2020
'Il criminale pallido', di Philip Kerr
Commento di Diego Gabutti

Il criminale pallido | Philip Kerr | Fazi Editore
Philip Kerr, Il criminale pallido, Fazi 2020, pp. 318, 15,00 euro

È un detective privato di stampo chandleriano (tosto e sentimentale) nella Berlino nazionalsocialista. Vive all’inferno, eppure ripara torti, protegge i deboli dai forti, abbraccia soltanto le buone cause. Bernie Gunther – qui alla sua seconda avventura (al Criminale pallido, del 1990, seguiranno altri tredici romanzi) – deve vedersela con quello che a un primo sguardo ha l’aria d’essere un normalissimo (si fa per dire) serial killer da romanzo poliziesco. Senza che i giornali ne parlino, per non deturpare con tratti ulteriormente horror la scena già abbastanza horror del regime, il killer semina la capitale del Reich di ragazzine (tutte arianissime) uccise o meglio scannate nel più efferato e sadico dei modi. Modi, strano a dirsi, che ricordano le vignette grand guignol a proposito del «sacrificio del sangue»: l’immolazione, preferibilmente «di bambini e vergini cristiane», che Der Stürmer, il settimanale violentemente e anzi psicopaticamente antisemita del gangster nazista Julius Streicher, attribuisce agli ebrei. (Per dare un’idea del personaggio e del suo organo di stampa: Der Stürmer, nel 1940, viene soppresso da Joseph Goebbels, in quanto persino lui, il Reichsleiter che ha fatto della propaganda un gas tossico in anticipo sui forni, giudica «inappropriato» e «troppo violento» il giornale di Streicher, che a sua volta viene deposto da tutti gl’incarichi di partito per corruzione e inadeguatezza «a svolgere funzioni dirigenziali).

Chandleriano finché si vuole il detective, ma la Germania di Hitler e dei suoi indemoniati decisamente non è la California. A incaricare Gunther dell’indagine è Reynhard Heydrich in persona (come le offerte di Don Vito Corleone, certi incarichi non si possono rifiutare). Siamo nell’autunno del 1938, la guerra è alle porte, e Heydrich – futuro pianificatore e organizzatore della Shoah – al momento è il Gruppenführer al comando della Gestapo. Quanto a Gunther, è un ex poliziotto di Berlino che si è messo in proprio dopo l’ascesa degli hitleriani al potere, cosa che lo squalifica agli occhi dei nazisti, ma persino gli ex colleghi passati a salutare col braccio teso e a farsi crescere baffetti a spazzolino continuano a considerarlo un asso delle indagini, soprattutto nei casi di delitti seriali, dove Gunther ha già avuto modo di distinguersi (siamo pur sempre nella Germania ombre e nebbia dei film espressionisti, del Dottor Mabuse e del Mostro di Düsseldorf). E così, volere o volare, la caccia al serial killer di giovani ariane tocca a lui. Gunther abbandona, o così crede, il caso al quale sta lavorando (il ricatto ai danni d’un omosessuale, un affaire mica da ridere nella Hitlerland dei nastri rosa e dell’internamento dei «froci» nei campi, vent’anni anni in anticipo sui lager per «maricones» di Fidel Castro e Che Guevara) e comincia a indagare sui delitti del mostro berlinese.

C’è puzza di bruciato: il caso dell’omosessuale sotto ricatto s’intreccia con quello dell’assassino seriale, quindi s’uniscono alla festa marpioni che si spacciano per medium e occultisti fuori di testa (tra i quali spicca Otto Rahn, un SS ancora oggi molto amato dalle ultradestre per i suoi saggi fantasy sul catarismo nel meridione francese) . È la Germania tra le due guerre: un paese che ha puramente e semplicemente rinunciato alla razionalità. È un lungo addio (per stare a Chandler) alla ragione. Succede un po’ dappertutto, nell’Italietta degli squadristi e del dannunzianesimo violento e infiorettato, come pure nell’URSS del cinema epico-monumentale e delle poesie-propaganda di Majakovskij, ma è in Germania che il delirio filosofico, etico e politico occupa completamente la scena: tra Nosferatu e Auschwitz, come si capirà presto, non c’è che un passo. In Germania la realtà supera ogni fantasia espressionista, comprese le più improbabili e più atroci. Da un giorno all’altro il paese trabocca di mostri e serial killer autorizzati a praticare la loro arte: al confronto, Peter Lorre (protagonista di M, il film di Fritz Lang) è un personaggio da fumetto. Neanche il Dottor Caligari aveva osato spingersi dove si spingerà a breve il Dottor Mengele. È la Germania raccontata da Philip Kerr (scomparso, ahinoi, nel 2018) attraverso le inquietanti, livide avventure di Bernie Gunther.

Immagine correlata
Diego Gabutti

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT