martedi` 23 luglio 2019
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Danny Danon all'Onu: 'E' tempo di dichiarare guerra all'antisemitismo, anche quello mascherato da odio contro Israele' (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






 
Michelle Mazel
Come la penso
<< torna all'indice della rubrica
Immigrazione e pregiudizi 09/07/2019

Immigrazione e pregiudizi
Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

www.jforum.fr/immigration-et-prejuges.html

Immagine correlata
Ebrei in fuga dai Paesi arabi verso Israele

“Allora Dio cambierà il tuo destino e ti raccoglierà di nuovo da tutti i popoli tra cui ti aveva disperso”. Conformemente alla predizione biblica, Israele fu costruito attraverso successive ondate di immigrazione. Un'immigrazione che era generalmente segnata da grandi sofferenze: i nuovi arrivati facevano fatica a inserirsi in una società così diversa da quelle in cui erano cresciuti. Nei primi anni dello Stato, gli ebrei iracheni, nonostante la loro antica e gloriosa cultura, erano mal considerati; a volte venivano derisi con l’appellativo di " iracheni pigiami " facendo riferimento all’abbigliamento che alcuni ancora indossavano. Oggi Eli Amir e Sami Michael, entrambi iracheni, sono tra le glorie letterarie più rispettate in Israele; Moshe Levi, figlio di genitori iracheni, è stato il primo ebreo orientale a diventare comandante in capo dell'IDF, e ci sono innumerevoli politici di spicco che hanno le loro radici a Baghdad. Cosa non è stato detto poi sul massiccio arrivo di ebrei dal Marocco! “Marocchino coltello” e altri nomi di uccelli. Hanno dovuto lottare per trovare un posto al sole, a volte usando la violenza per far riconoscere i loro diritti.

Immagine correlata
Un campo di raccolta dei profughi ebrei yemeniti in Israele

Come il movimento delle Pantere Nere nel 1971. Oggi, il precedente, Amir Peretz, e il nuovo Presidente del Partito Laburista, Avi Gabbai, sono di origine marocchina, come pure quello del Partito Shas, e diversi comandanti in capo dell'esercito, incluso Gadi Eizenkot. I ministri di origine marocchina sono troppo numerosi per essere contati sulle dita della mano. Quasi un milione di ebrei russi arrivarono in Israele quando le frontiere dell'ex Unione Sovietica furono aperte davanti a loro. Anche loro hanno avuto problemi ad integrarsi. Non si diceva forse che gli uomini si ubriacavano e che le donne erano di malaffare? C’è voluto un sacco di tempo per superare i pregiudizi. Oggi i loro rappresentanti occupano un posto di rilievo nella scena politica; uno di loro Yuli -Yoel Edelstein, è il Presidente del Parlamento, un altro, Avigdor Lieberman, è il Presidente del partito “Israele, la nostra casa” ed era stato già Ministro degli Esteri e Ministro della Difesa. Per gli uni come per gli altri è stato necessario lottare per raggiungere quelle vette. Superare pregiudizi, umiliazioni, e a volte bisogna dirlo, discriminazioni. Oggi c’è un'altra immigrazione che sta lottando. Si differenzia tuttavia in tre punti. Il colore della pelle, che li rende facilmente riconoscibili. Ma anche il sospetto che taluni ambienti ortodossi spargono sul loro ebraismo e soprattutto il fatto che i primi arrivati erano cresciuti in un ambiente socio-economico che non ha di certo facilitato la loro integrazione. Oggi siamo alla seconda e terza generazione. Cosa dicono i numeri? Che il 62% dei giovani ha il diploma di maturità. Che sono sempre più numerosi nell'esercito, nella polizia, nella magistratura e nella stampa, in politica e nel Ministero degli Affari Esteri, dove c'è persino un ambasciatore di origine etiope. Per non parlare dell'ex Miss Israel Titi Aynaw incoronata nel 2013. Può bastare? No di certo. Come a suo tempo avevano già fatto gli ebrei iracheni, marocchini, russi, per non parlare degli ebrei rumeni e iraniani, anche gli ebrei etiopi dovranno continuare a lottare contro pregiudizi e discriminazioni. Una battaglia che sarà indubbiamente vinta da una nuova generazione, figlia di genitori nati già in Israele.

Immagine correlata
Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT