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Michelle Mazel
Come la penso
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Perché non si parla della Chiesa? Forse perché è la prima a tacere 05/03/2019

Perché non si parla della Chiesa? Forse perché è la prima a tacere
Commento di Michelle Mazel

Traduzione dal francese di Yehudit Weisz

https://benillouche.blogspot.com/2019/03/et-les-eglises-pourquoi-ne-parle-t-on.html

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I commenti, voce moderna del popolo, si scatenano ogni qualvolta la stampa riporta un nuovo “episodio” di antisemitismo. Senza preoccuparsi di citare le loro fonti, evocano dozzine, se non centinaia, di attacchi contro preti e chiese cattoliche. Scritte cariche di odio, esempi di atti vandalici più o meno gravi e violenze contro dei parroci. Eppure, riportano i commentatori, la stampa il più delle volte tace su queste manifestazioni di odio verso una religione che, in fin dei conti, è ancora quella della maggioranza dei francesi. Al massimo dedica un trafiletto nelle edizioni locali.

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Perché un graffito oltraggioso su un negozio ebraico di Parigi merita ampia diffusione su tutti i quotidiani e accese discussioni su tutti i canali televisivi di Francia, mentre lo stesso tipo di scritta su un edificio di culto cattolico non provoca la stessa levata di scudi? Ci vuole un evento di eccezionale gravità, come ad esempio l'omicidio di padre Jacques Hamel, aggredito e assassinato da due terroristi islamici, nella sua chiesa davanti ai parrocchiani terrorizzati, perché i media si mobilitino? Quando viene profanato un cimitero ebraico, le lapidi spaccate o violate con svastiche, ecco che l'intera classe politica si rivolta e i ministri sono pronti a saltare sulle loro auto per dare il loro sostegno e proclamare davanti alle telecamere il loro incrollabile appoggio nella lotta contro l'antisemitismo. Se invece si tratta di un cimitero "normale" ? Il vandalismo, secondo questi commentatori, merita allora solo una breve menzione. Una posizione che sembra sostenga Figarovox, tribuna del Figaro: "A che serve difendere i cristiani? Non conviene!” questo è il titolo disincantato dell’articolo pubblicato il 14 febbraio scorso, a firma di Anne-Sophie Chazaud, editorialista della rivista Causeur. Secondo l’autrice "nel 2017, su 978 luoghi di culto attaccati, 878 erano cristiani. Questa cifra vertiginosa, tuttavia, non ha ancora suscitato un’indignazione ufficiale degna del fenomeno”. La verità è che non si sentono molte reazioni da parte della gerarchia cattolica sull'argomento. Da qui sorge una domanda: perché questa apparente indifferenza che sembra indigni solo coloro che, avvolti dall’anonimato, postano i loro commenti sui maggiori quotidiani?. Ma soprattutto, perché questi attacchi alle chiese? Si tratta forse di moderne manifestazioni del vecchio anticlericalismo così caro alla Terza Repubblica, che non è ancora scomparso? O si tratta invece di opporsi a quelle identità che sono i cristiani? Alcuni parlano di “laicismo fondamentalista”. Ma perché allora c’è questa riluttanza della Chiesa a denunciare queste correnti? Potrebbe esserci un'altra spiegazione. Il fanatismo islamico, che cerca di porre fine a duemila anni di presenza cristiana in Medio Oriente, ha ormai attraversato il Mediterraneo. Trasmesso da centinaia di reti satellitari e da alcune prediche estremiste, non è lui a causare non solo gli attacchi contro gli ebrei e le loro istituzioni, ma anche gli attacchi contro le chiese in Francia, come fa per esempio in Egitto? Un’ipotesi che nessuno ancora osa formulare.

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Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron”


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