lunedi` 20 maggio 2019
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Invia ad un amico
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Storia dell'antisemitismo assassino, da Hitler al terrorismo islamico (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)
Per consultare l'archivio Video
CLICCA QUI


Clicca qui





Hai già visitato il sito SILICON WADI?


Clicca qui






 
Michelle Mazel
Come la penso
<< torna all'indice della rubrica
Antisemitismo/antisionismo: lo spavento e la nausea 21/02/2019

Antisemitismo/antisionismo: lo spavento e la nausea
Commento di Michelle Mazel

Traduzione dal francese di Yehudit Weisz

www.jforum.fr/leffarement-et-la-nausee-michele-mazel.html

Immagine correlata
La violenza dei Gilet gialli

Alla televisione vediamo ripetersi scene che paiono uscite direttamente da un passato e da un'epoca che avremmo voluto cancellati per sempre. Leggiamo i giornali, le dichiarazioni, i commenti. E rimaniamo di sasso. E’ proprio dalla Francia nel 2019 che arrivano queste immagini rivoltanti? Graffiti, svastiche, iscrizioni di un antisemitismo spaventoso, monumenti profanati o danneggiati? Tutto questo in una indifferenza quasi generale? I media evocano "elementi isolati", persino un complotto per insudiciare il movimento dei Gilets Jaunes. Addirittura adesso sono degli uomini, delle donne che vengono insultati, che vengono scherniti come ebrei, sporchi ebrei e peggio. Apertamente, per la strada. Attorno a loro c’è la gente. Molta gente. Sono dei manifestanti, ovviamente, ma anche dei passanti, semplici spettatori. Stanno alle finestre, davanti alle serrande abbassate dei loro negozi. Guardano e tacciono. Ma si vergognano, provano almeno un certo disagio? In ogni caso nessuno si azzarda ad intervenire, a protestare. Alcuni diranno che non sono affari loro, altri che è troppo pericoloso. E i manifestanti? Questi Gilets Jaunes e i loro sostenitori che si recano a Parigi ogni settimana per chiedere maggiore giustizia sociale? Non sono, non possono essere tutti d'accordo, altrimenti non si potrebbe più riporre alcuna speranza in questo movimento, che all’inizio raggruppava persone sincere, mosse da un vero ideale. Eppure nessuno di loro si muove; nessuno di loro protesta che non è quello l’obiettivo della loro lotta. Se uno di loro reagisce, se lo fa per biasimare, allora i visi deformati dall'odio gli rivolgono le stesse urla, gli stessi insulti.

Immagine correlata
Alain Finkielkraut aggredito dai Gilet gilli

Eppure c’è la polizia, che sente tutto ma non fa niente. A Parigi, un rispettabile filosofo, membro dell'Accademia francese, può essere assalito sotto casa sua da individui che non cercano nemmeno di celare i loro volti. Individui incoraggiati da un branco di teppisti eccitati. E tutto questo nei quartieri, nelle strade dove, se le pietre potessero parlare, evocherebbero altre grida, altri branchi, altre vittime. E l'opinione pubblica, vi chiederete, cosa ne pensa? “Ma tutto questo è oggetto di condanna generale” rispondono in coro le brave persone, con un certo fastidio. “Ascoltate il Presidente, il Primo Ministro, i ministri. Condannano, promettono provvedimenti, assicurano che le sanzioni saranno esemplari”. Prima di aggiungere, sottovoce, che alcune delle vittime se la sono un po’ cercata, ovvero hanno fornito delle “provocazioni”. Lungi dall'attirarsi la simpatia dei loro vicini, dei loro colleghi di lavoro, gli ebrei si sentono isolati, si trovano loro stessi di fronte a riflessioni discutibili. “In passato, avrei ricevuto chiamate o messaggi da amici non ebrei”, mi ha confidato un corrispondente. “Stavolta ... non mi ha cercato nessuno. E ci domandiamo, a chi potremmo rivolgerci per poterci nascondere, se mai ... “ Riflessione agghiacciante da parte di una persona non più giovane, sopravvissuta all'Occupazione nazista.

Immagine correlata
Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron”


Clicca qui per stampare questa pagina
Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT