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Michelle Mazel
Come la penso
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Ah, questi Ebrei 08/12/2018

Ah, questi Ebrei 
Commento di Michèle Mazel

(Traduzione dal francese di Yehudit Weisz)

https://www.jforum.fr/ah-ces-juifs-par-michele-mazel.html

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non dimentichiamo

 Pochi giorni fa, il canale della CNN ha presentato un'indagine importante, rivelando che quasi tre quarti di secolo dopo la Shoah, l'antisemitismo è ancora più vivo che mai. Persino in Europa. Anche in Paesi che farebbero meglio a far dimenticare il loro comportamento durante la guerra, mentrr dono loro a dimenticarlo sempre più spesso.
Un terzo degli europei intervistati ha ammesso di non conoscere molto della Shoah o, addirittura, di non saperne nulla. In Francia è il venti per cento della fascia di età tra i 18 e i 34 anni “che non ne è a conoscenza”. 
Non sarebbe politicamente corretto interrogarsi su quello che questo venti percento ha in comune e perché i programmi scolastici destinati a informarli sull'argomento non abbiano lasciato alcun segno. 
Non è questo il problema. Certo, farebbe comodo attribuire ai giovani "cresciuti in zone disagiate" e all'Islam estremista la causa delle "inciviltà" che gli ebrei oggi subiscono in Francia. 
Tentare anche di vedere nelle violente manifestazioni, purtroppo sempre più frequenti, l'eco del conflitto in Medio Oriente.
Non sarebbero gli ebrei ad essere presi di mira, ma solo i "sionisti", colpevoli - in parole povere - di tutti i peccati di Israele. Un Paese razzista dedito alle peggiori atrocità contro i coraggiosi palestinesi che non chiedono altro che vivere in pace nel loro proprio Stato. E tanto peggio se questo significa la fine dello Stato ebraico. 
Come ha detto un commentatore della stessa CNN (che in seguito verrà sospeso): "Dal fiume al mare la Palestina sarà libera”. 
Tuttavia, tutto questo non è sufficiente per cancellare duemila anni di persecuzioni e oppressioni sancite in primo luogo dalle autorità cristiane, sin dall'alba del cristianesimo, con le accuse di crimine rituale. La caricatura dell'ebreo dal naso adunco, avido di guadagno, Shylock, l'usuraio ebreo immaginato da Shakespeare, che reclama "la sua libbra di carne". 
Perché, senza questo insegnamento all'odio e al disprezzo dell’ ebreo, come potremmo dare una spiegazione del fatto che generazioni di pensatori, intellettuali e romanzieri in tutta Europa – compresa la Francia - abbiano manifestato un antisemitismo così virulento? 

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Pierre Loti, orrido antisemita

Prendiamo per esempio, un autore "romantico" come Pierre Loti. Prendi la sua "Gerusalemme", cronaca del viaggio alla Città Santa pubblicata nel 1895 - in pieno “affaire Dreyfus” - e leggi come descrive gli ebrei al Muro del Pianto: "Dei vecchiardi dall’espressione volgare, astuta, ignobile ... Lasciano veramente un indelebile stigma per aver crocifisso Gesù ... c'è un marchio di obbrobrio di cui tutta questa razza è segnata”. Quattro anni prima, Pierre Loti era stato eletto all'Accademia di Francia, avendo la meglio sul candidato Emile Zola. 
Non si può comprendere la Shoah, senza questo zoccolo duro di antisemitismo su cui l'Europa è cresciuta. Pensare che sia scomparso significherebbe illudersi. Purtroppo oggi ne abbiamo echi nel movimento eterogeneo dei Gilet gialli. Le allusioni al "banchiere Rothschild ", le scritte nauseabonde che deturpano le strade di Parigi, sono lì per ricordarci la triste perennità di un male che la Francia non vuole vedere.

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