Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Osano affrontare una squadra israeliana: due coraggiosi calciatori iraniani radiati dalla loro federazione Commento di Davide Frattini
Testata: Corriere della Sera Data: 12 agosto 2017 Pagina: 14 Autore: Davide Frattini Titolo: «Sfidano gli israeliani. Radiati i campioni del calcio iraniano»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 12/08/2017, a pag. 14, con il titolo "Sfidano gli israeliani. Radiati i campioni del calcio iraniano" il commento di Davide Frattini.
Su IC abbiamo già discusso la questione l'8 agosto scorso: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=4&sez=120&id=67216 Complimenti ai due coraggiosi calciatori iraniani che non si sono piegati ai dettami criminali della propria federazione sportiva, una diretta emanazione del regime degli ayatollah.
Ecco l'articolo:
Davide Frattini
Ehsan Hajsafi, Masoud Shojaei
Sul polso la fascia verde-bianco-rossa, nel cuore il peso delle minacce. Alla fine della partita Masoud Shojaei è scoppiato a piangere, prevedeva quello che è successo una settimana dopo. Aver portato la bandiera iraniana in campo contro una squadra israeliana non è bastato a proteggerlo dalla foga purificatrice del regime: è stato bandito a vita, non potrà più giocare nella nazionale, lui che ne è il capitano. Condannato dal governo anche Ehsan Hajsafi, uno dei calciatori iraniani più talentuosi: «Non saranno più invitati a indossare la nostra maglia», assicura Reza Davarzani, vice-ministro dello Sport. Insieme militano nella squadra greca Panionios che ha affrontato il Maccabi Tel Aviv nelle qualificazioni di Europa League. All’andata in Israele sono stati lasciati a Nea Smirni, sobborgo di Atene, proprio per evitare ripercussioni. Nel secondo incontro del 3 agosto c’era bisogno di loro, andava recuperato l’1 a 0: non sono bastati, è finita con lo stesso risultato.
La partita che gli ayatollah non vogliono perdere è quella della propaganda anti-Israele: «Giocare contro atleti di un regime che all’umanità ha dato solo assassinio, aggressione e tradimento è irrispettoso delle migliaia di martiri e di quelli che sono stati esiliati dai sionisti», commenta Hossein Naghavi-Hosseini, portavoce della commissione Esteri del parlamento. Shojaei, 33 anni, aveva già irritato gli ultraconservatori, quando a giugno aveva lanciato un appello perché alle donne venga permesso di andare a vedere le partite, l’Iran si era appena aggiudicato un posto al Mondiale in Russia battendo l’Uzbekistan allo stadio di Teheran. Davanti a 60 mila maschi. Il presidente Hassan Rouhani starebbe cercando di abolire il bando imposto dal 1979 con la rivoluzione islamica. Nel 2011 Mahmoud Ahmadinejad, allora capo dello Stato, aveva definito «dittatori e colonialisti» i dirigenti della Fifa che avevano impedito alle calciatrici iraniane di sfidare le giordane portando il velo con la maglietta a maniche lunghe e i pantaloni fino alle caviglie. Adesso sono i sostenitori di Masoud Shojaei e Ehsan Hajsafi a chiedere l’intervento dell’organizzazione internazionale. Tra loro anche tanti iraniani sui social media: «I nostri campioni vengono sprecati per rispettare un tabù». Ahmadinejad, presidente oltranzista fino al 2013, è un appassionato di calcio. Allo stadio ha invitato i leader internazionali: con il colombiano Evo Morales ha scambiato strette di mano e calci al pallone. Nel voto contestato del 2009, i giocatori della nazionale hanno deciso di ribellarsi a questo tifoso ingombrante e in sei hanno indossato i braccialetti verdi dell’oppositore Mir-Hossein Mousavi. Per quel gesto il capitano Ali Karimi è stato «messo in pensione» dal regime per un anno.
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