Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Abbassare il volume dei richiami dei muezzin: nessuna discriminazione, solo buon senso Le polemiche sono pretestuose
Testata: La Repubblica Data: 18 novembre 2016 Pagina: 19 Autore: la redazione Titolo: «Lite a Gerusalemme: 'Moschee e rumore, basta altoparlanti'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 18/11/2016, a pag. 19, la breve "Lite a Gerusalemme: 'Moschee e rumore, basta altoparlanti' ".
Anni fa anche in Italia si presentò un problema analogo, il rumore provocato di continuo dalle campane delle chiese 24 ore al giorno. La soluzione elaborata in quel frangente è la più semplice: abbassare il volume del suono delle campane durante il giorno e silenziarle di notte. Come è avvenuto. Lo stesso valga per le chiamate dei muezzin, Israele non è un paese musulmano, ma ebraico, i diritti delle minoranze sono garantite a ben altri livelli. La posizione di Abu Mazen, secondo cui si tratterebbe di una proposta discriminatoria, è perciò completamente infondata e pretestuosa. Ne abbiamo già scritto due giorni or sono su IC (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=1&sez=120&id=64415)
Ecco la breve:
Un minareto a Gerusalemme
È il divieto delle polemiche: l’idea del governo israeliano di proibire gli altoparlanti nelle moschee sta scatenando un acceso dibattito nel Paese. «Bisogna proteggere i cittadini dal rumore», ha detto il premier Benjamin Netanyahu, favorevole al bando. Domenica scorsa il Consiglio dei ministri ha approvato il divieto e passato la palla alla Knesset. Ma nel Parlamento israeliano, come nella società civile al di fuori dell’Aula, è scoppiata la polemica. «L’idea è discriminatoria, razzista e populista», hanno commentato i deputati arabi dell’Assemblea. In Israele il venti per cento degli abitanti è musulmano e l’idea di “ridurre il rumore” rischia di rendere ancora più accesa la tensione nel Paese.
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