Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Quando Hollywood collaborava con il Nazismo Irene Bignardi recensisce 'The Collaboration: Hollywood's Pact with Hitler', di Ben Urwand
Testata: Il Venerdì di Repubblica Data: 11 ottobre 2013 Pagina: 139 Autore: Irene Bignardi Titolo: «E pur di incassare Hollywood trattò con Adolf Hitler»
Riportiamo dal VENERDI' di REPUBBLICA di oggi, 11/10/2013, a pag. 139, l'articolo di Irene Bignardi dal titolo "E pur di incassare Hollywood trattò con Adolf Hitler".
Ben Urwand, The Collaboration: Hollywood's pact with Hitler
Non c'erano solo gli emigrati come Billy Wilder o Ernst Lubitsch, che vi avevano trapiantato il loro sentimento antifascista. Non c'era solo la colonia ebraica, che dominava l'industria del cinema e aveva una visione attenta del fenomeno hitleriano. C'erano anche quelli per cui gli incassi del circuito di sale tedesche valeva più della vergogna di farsi propagandisti dell'asse nazi-fascista. È la pagina imbarazzante e terribile della storia di Hollywood rievocata da un libro appena pubblicato negli Usa, The Collaboration: Hollywood's Pact with Hitler, di Ben Urwand. Dove si racconta, appunto, come i grandi Studios, al fine di proteggere il ricco mercato tedesco, abbiano permesso ai nazisti di censurare le sceneggiature, togliere i nomi dei collaboratori ebrei dai titoli di testa, bloccare i film troppo esplicitamente antinazisti. La vicenda non è nuova ma, a leggerne l'anticipazione fatta da The Hollywood Reporter, dà i brividi. Money makes the world go round, cantava Liza Minnelli, il denaro fa girare il mondo. E la Storia. Questa pagina nera comincia con le proteste dei gruppi paranazisti di Berlino, il 5 dicembre 1930, contro il film Niente di nuovo sul fronte occidentale, visto come un'esaltazione della sconfitta tedesca. Laemmle, il presidente della Universal, ebreo, pur di far circolare il film in Germania, accettò i tagli imposti nonostante sapesse quello che stava succedendo in Germania (in seguito, aiutò almeno 300 ebrei tedeschi a lasciare la Germania). Ma la propensione alla «collaborazione», al Zusammenarbeit, continuò. Protagonista Georg Gyssling, console tedesco a Los Angeles dal fatale 1933 e longa manushitleriana. Che cominciò a colpire quando Herman J. Mankiewicz, in seguito sceneggiatore di Quarto potere, scrisse una copione, The Mad Dog of Europe, su Hitler. Fu l'inizio di una campagna repressiva. Il film non fu mai fatto, molti vennero censurati, gli affari con la Germania continuarono, i tecnici ebrei vennero minacciati se avessero partecipato a film antinazisti. Poi, per fortuna, il vento fece il suo giro e molti finsero di aver dimenticato.
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