Riduci       Ingrandisci
Clicca qui per stampare

Huffington Post Rassegna Stampa
07.09.2020 La Turchia e i diritti umani negati
Analisi di Mariano Giustino

Testata:Huffington Post
Autore: Mariano Giustino
Titolo: «Ritira il premio a casa Erdogan, ma 'condanna' la Turchia sui diritti umani»
Riprendiamo da HUFFINGTON POST l'articolo di Mariano Giustino dal titolo "Ritira il premio a casa Erdogan, ma 'condanna' la Turchia sui diritti umani".

A destra: Róbert Ragnar Spanó, Recep T. Erdogan

Per approfondire, consigliamo la lettura dell'analisi di Antonio Donno pubblicata ieri su IC: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=79331

Mariano Giustino riabilitato su Fb dopo 40 giorni:
Mariano Giustino

Dopo aver accettato la Laurea Honoris causa in Giurisprudenza offerta dall’Università statale di Istanbul, considerata uno dei simboli della repressione post-golpe 2016, il presidente della Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU), Róbert Ragnar Spanó, si è recato in visita a Mardin, accompagnato da Saadet Yüksel, fratello dell’ex parlamentare dell’Akp di Erdoğan e dall’ex giudice Cüneyt Yüksel che rappresentava la Turchia presso la Corte di Strasburgo. Mardin è una delle 46 città a maggioranza curda che non ha più un sindaco, perché quelli eletti democraticamente sono stati defenestrati e arrestati. Inoltre, il giorno prima, il 3 settembre, Spanó, aveva incontrato ad Ankara il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il ministro della Giustizia Abdülhamit Gül e diversi alti funzionari e aveva tenuto all’Accademia di giustizia una conferenza dal titolo “L’indipendenza della Magistratura, pietra angolare dello Stato di diritto”, alla presenza di ministri, di giudici e di pubblici ministeri. Mentre Spanó teneva la sua conferenza, la Corte di Cassazione turca confermava la condanna in Appello a 10 anni e 6 mesi di reclusione per l’avvocato Aytaç Ünsal, che era in “digiuno fino alla morte” dal 213 giorni per chiedere un giusto processo. Tuttavia, la Corte di cassazione (Yargıtay), aveva inoltrato alla Procura della Repubblica di Bakırköy un ordine di scarcerazione per motivi di ordine sanitario e aveva chiesto la sospensione dell’esecuzione della pena per l’avvocato Ünsal fino a quando le sue condizioni di salute non fossero migliorate.

Erdogan avverte la Grecia:
Recep T. Erdogan

Dunque, la Corte di Cassazione ha disposto una sospensione della pena temporanea per consentire ad Aytaç di nutrirsi e curarsi per poi riprendere il suo status di detenuto, se nel frattempo non sarà raggiunto da altri ordini di arresto per altre accuse, come non di rado capita per gli oppositori politici in Turchia. La Corte di cassazione ha ritenuto dunque che per ragioni di salute fosse necessaria una “sospensione temporanea della pena”. Parrebbe che la Magistratura turca, sul caso Aytaç Ünsal, si sia voluta mostrare più liberale della Cedu che solo tre giorni prima aveva invece ritenuto che lo stato detentivo dell’avvocato in digiuno da 213 giorni non fosse di per sé lesivo della sua vita. La Corte di Cassazione turca invece ha stabilito esattamente il contrario e cioè che lo stato di detenzione dell’avvocato fosse incompatibile con le sue condizioni di salute. Dunque siamo arrivati a questo paradosso: la CEDU sembra mostrare meno sensibilità per le condizioni carceriarie del ricorrente rispetto alla Magistratura turca che le ha debitamente considerate. In realtà si tratterebbe di una mossa davvero geniale di Erdoğan che avrebbe fatto emettere dalla Cassazione un ordine di sospensione della pena per l’avvocato prigioniero, e in pericolo di vita, nel momento in cui riceveva il presidente della massima istituzione di salvaguardia dei diritti umani che il giorno prima aveva respinto il ricorso di scarcerazione dell’avvocato. Era un modo per dire: la Turchia rispetta i diritti umani più di quanto non abbiate fatto voi in questo caso. Il governo turco aveva temuto che anche Aytaç potesse morire in una struttura statale come è accaduto il 28 agosto per Ebru Timtik che si è spenta in un ospedale al 238° giorno del suo “digiuno fino alla morte”.

Ciò avrebbe dato dinanzi agli occhi del mondo una immagine devastante della condizione dei diritti umani del paese, in un momento particolarmente critico riguardo la credibilità della Turchia sul piano internazionale. La cerimonia della consegna dell’onorificenza a Spanó ha sollevato sconcerto e indignazione tra le organizzazioni per i diritti umani in Turchia, come la prestigiosa associazione İnsan Hakları Derneği (İHD), e tra i parlamentari dell’opposizione. E a nulla sono valsi i numerosi appelli a lui rivolti affinché vi rinunciasse. I giornalisti non hanno potuto assistere alla cerimonia di consegna dell’onorificenza nell’aula magna del Senato accademico dell’Università di Istanbul, ma hanno seguito il discorso di Spanó da una stanza adiacente tramite collegamento video. Il presidente della Corte di Strasburgo ha giustificato il ritiro della laurea dicendo che questo riconoscimento fa parte di un protocollo come da tradizione. Critiche al presidente della CEDU sono giunte anche dagli accademici espulsi da quella università. Il primo è stato lo scrittore Mehmet Altan, che con una lettera accorata aveva esortato Spanó a non ritirare il premio. “Non so come si possa essere fieri di essere membri onorari di una università che condanna alla disoccupazione, alla povertà e al carcere centinaia di docenti solo per il loro pensiero e i loro scritti”, aveva scritto l’accademico di fama mondiale che era stato espulso da quella università per le sue idee e i suoi scritti e fu tra i primi intellettuali arrestati nella repressione post-golpe 2016 assieme a centinaia di giornalisti e scrittori, come suo fratello Ahmet e Nazlı Ilıcak. I fratelli Altan e Nazlı Ilıcak furono accusati di aver inviato durante un loro programma televisivo “messaggi a livello subliminale” il 14 luglio 2016, il giorno prima del fallito golpe. Un’accusa, questa, davvero surreale. Mehmet Altan dopo circa tre anni di carcere è stato prosciolto e ora è libero mentre Nazlı Ilıcak è dal novembre 2019 in libertà vigilata e Ahmet Altan sta scontando l’ergastolo aggravato con l’accusa di sostegno al fallito golpe del 2016. Il professore Mehemt Altan dal novembre 2019 chiede di riavere la sua cattedra, ma non è stato reintegrato nella sua università nonostante una sentenza di assoluzione. Gli è rimasto il marchio ingiusto di traditore della patria. Il professore di Diritto, Mehmet Cemil Ozansü, anch’egli uno dei 192 accademici espulsi con uno dei famigerati decreti KHK presidenziali varati durante lo stato di emergenza post-golpe 2016, ha ricordato che anche Kenan Evren, il generale che aveva guidato il colpo di stato militare del 1980 in Turchia, aveva ricevuto la stessa onorificenza da quella università di Istanbul. Mustafa Yeneroğlu, vicepresidente del Partito della democrazia e del progresso (il Deva), fondato dall’ex ministro dell’Economia del governo Erdoğan, Ali Babacan, ha affermato che a Spanó “non è stato permesso di incontrare rappresentanti delle organizzazioni per i diritti umani”, che egli avrebbe chiesto di incontrare la società civile, ma che la sua richiesta non è stata accolta.

Ricordiamo che la Turchia nel 2019 è stato il secondo maggiore paese al mondo con il più alto numero di ricorsi presentati alla CEDU e la Corte ha in quell’anno riscontrato che in 97 delle 113 sentenze emesse contro la Turchia, è stata violato almeno un articolo della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo, mentre la Corte costituzionale turca (AYM) ha rifiutato di attuare ben 184 sentenze della CEDU, sempre nel 2019. Il lungo discorso del presidente Spanó è denso di chiari messaggi che suonano come un severo richiamo per la Turchia al rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani fondamentali trasmessi attraverso parole scelte con cura che mettono in evidenza i profondi problemi esistenti nel sistema giudiziario turco. In molti casi, per esempio, i tribunali turchi di rango inferiore hanno annullato le decisioni dei tribunali superiori, inclusa la Corte costituzionale, e hanno trovato espedienti per aggirare le sentenze della CEDU, come abbiamo visto nei casi di Selahattin Demirtaş, leader carismatico del Partito democratico dei popoli (HDP), di sinistra libertaria e filocurda, e in quello dell’attivista dei diritti umani e filantropo Osman Kavala. Sul concetto di stato di diritto, su cosa si intende per Stato di diritto, Spanó è stato chiaro. “Lo stato di diritto include il principio di legalità, il principio di certezza del diritto, il principio di uguaglianza delle persone davanti alla legge, il principio che l’esecutivo non può avere un potere illimitato, il principio della possibilità di un ricorso dinanzi a un tribunale indipendente e imparziale e il diritto a un processo equo. Tutti questi principi mirano a proteggere l’individuo dall’arbitrio, soprattutto nei rapporti tra individuo e Stato”. “Governare – ha aggiunto Spano - in conformità con lo stato di diritto è una premessa fondamentale per qualsiasi struttura di governo al fine di incutenere nella società fedeltà alle istituzioni e fiducia in esse.

La tirannia è l’antitesi dello stato di diritto; l’oppressione delle minoranze e dei popoli è la manifestazione di una società in cui lo Stato di diritto è stato abbandonato da chi detiene il potere. Per dirla chiaramente, nessun uomo o donna deve considerarsi al di sopra della legge. Un sistema giudiziario efficiente, imparziale e indipendente è la pietra angolare per un sistema fondato su controlli ed equilibri democratici. E i giudici sono un argine contro ogni prevaricazione del potere”. In un suo tweet Ali Nadir Dönmez, avvocato di Selahattin Demirtaş, il leader curdo del terzo partito più rappresentato in Parlamento, in prigione da circa tre anni con l’accusa di terrorismo, ha ricordato che Erdoğan si è rifiutato personalmente di riconoscere una sentenza di scarcerazione della Cedu. L’ex giudice della Corte di Strasburgo Rıza Türmen ha detto in una interessante intervista al portale turco dei diritti umani, Bianet, che quella di Spanó è una visita prevista dalla consuetudine della Corte e che il presidente italo-islandese è stato eletto nel maggio del 2020 alla presidenza CEDU e che ogni presidente neoeletto tiene normalmente visite di cortesia. Inoltre, sostiene Türmen, “Spanó conosce molto bene le questioni relative ai diritti umani in Turchia”, in virtù del suo precedente ruolo all’interno della Corte che lo vedeva impegnato nella cosiddetta Seconda Camera dove si analizzano i dossier dei diritti umani in Turchia. La firma di Spanó si trova sotto tutte le sentenze critiche riguardanti la Turchia. Türmen ha però tenuto a precisare che quella di Spanó non è stata solo una visita di cortesia, ma che il presidente ha inteso con questa visita lanciare un messaggio al governo turco sul significato e sull’importanza dello stato di diritto nel paese. L’ex giudice di Strasburgo sostiene che probabilmente questa visita avrà un effetto sulla Corte costituzionale turca per quanto riguarda l’attuazione delle sentenze della CEDU. Infatti è doveroso dare atto al presidente di aver citato nel suo discorso diverse sentenze della CEDU contro la Turchia. L’enfasi posta nel suo discorso all’Accademia di giustizia sul punto dell’indipendenza della magistratura appare come un preciso avvertimento al governo turco e un chiaro messaggio alla Corte costituzionale che non attua le sentenze CEDU. “In uno stato di diritto, chi detiene il potere non può controllare i tribunali”, ha detto Spanó e ha letto il paragrafo introduttivo alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che recita cosi’: “Il cittadino non deve essere costretto in ultima istanza alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione, affinché i diritti umani siano appropriatamente difesi dalle leggi dello Stato di diritto”.

Questo discorso di Spanó pronunciato in Turchia davanti al presidente Erdoğan, ai suoi ministri, ai giudici e ai pubblici ministeri è un messaggio fortissimo lanciato al governo turco e ai suoi decisori. Il suo incontro con il Erdoğan era avvenuto a porte chiuse, ma dalla dichiarazione diffusa dalla CEDU si evince che il presidente della Corte di Strasburgo ha sottolineato tutti questi punti. E forse non è un caso che mentre egli, in Turchia, pronunciava queste parole il Consiglio d’Europa chiedeva con un comunicato l’immediata liberazione di Osman Kavala.



Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui