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La Ragione Rassegna Stampa
04.11.2021 I Paesi del Golfo tagliano le relazioni con il Libano
Commento di Anna Mahjar-Barducci

Testata:La Ragione
Autore: Anna Mahjar-Barducci
Titolo: «I Paesi del Golfo tagliano le relazioni con il Libano»
Riprendiamo dalla RAGIONE di oggi, 04/11/2021, a pag. 5, l'analisi di Anna Mahjar-Barducci dal titolo "I Paesi del Golfo tagliano le relazioni con il Libano".

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Anna Mahjar-Barducci

L'implosione del Libano | ISPI
Beirut

Gerusalemme — I Paesi del Golfo non vogliono più avere a che fare con il Libano. Recentemente, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Bahrain hanno espulso i rappresentanti diplomatici libanesi dalle loro rispettive capitali e ritirato i propri ambasciatori da Beirut. Inoltre, ai cittadini dei quattro Paesi del Golfo è stato richiesto di lasciare il Libano entro 48 ore per motivi di sicurezza. I voli verso Beirut da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait e Bahrain sono intanto stati bloccati così come tutti gli scambi commerciali con il Paese dei cedri. Ormai dal 7 maggio 2008 — data che segna il momento in cui il movimento sciita Hezbollah (longa manus dell'Iran) ha dimostrato con azioni di forza ai partiti sunniti di essere l'unico governatore del Paese — le relazioni tra il Libano e i Paesi del Golfo sono in crisi. Gli anni Ottanta e Novanta, periodo in cui i sauditi investivano massicciamente nel settore edilizio a Beirut, facendola diventare la Parigi del Medio Oriente, sono soltanto un ricordo. I Paesi del Golfo hanno infatti deciso di abbandonare il Libano, perché considerato de facto una `colonia iraniana'. La goccia a far traboccare il vaso è stata una dichiarazione di George Kurdahi, attuale ministro libanese dell'Informazione, durante una trasmissione dell'emittente qatarina AlJazeera. Durante il programma Kurdahi aveva sostenuto che il movimento sciita Houthi, a sua volta longa manus dell'Iran in Yemen, ha il diritto di «difendere la propria terra», giustificando inoltre gli attacchi con droni da parte del gruppo contro l'Arabia Saudita. L'intervista è stata registrata lo scorso agosto ma Al-Jazeera l'ha postata online soltanto il 25 ottobre, un mese dopo la recente nomina a ministro di Kurdahi, noto presentatore televisivo di fede cristiana, conosciuto soprattutto per aver condotto la versione araba di "Chi vuol essere milionario?" e membro del partito maronita Marada, alleato di Hezbollah. Le affermazioni di Kurdahi sono state condannate non solo nei Paesi del Golfo ma anche in Libano. Il leader druso Walid Jumblatt, a capo del Partito Socialista Progressista, ha twittato: «Basta con i disastri... questo ministro [ovvero Kurdahi, ndr.], che distruggerà le nostre relazioni con i Paesi del Golfo, deve essere mandato via, prima che sia troppo tardi». Il Gran Mufti del Libano, Abdellatif Derian, ha poi dichiarato: «Condanniamo, denunciamo e deploriamo ogni offesa contro gli Stati del Golfo arabo». Il ministro libanese dell'Interno Bassam Mawlawi e l'ex presidente Michel Sleiman hanno inoltre ribadito la necessità per il loro Paese di mantenere buone relazioni con l'Arabia Saudita e il Consiglio di cooperazione del Golfo. Il danno però sembra essere irrimediabile. Gli Emirati Arabi stanno addirittura vendendo la propria ambasciata a Beirut. Per i Paesi del Golfo, il Libano è ormai territorio di Hezbollah e quindi sotto l'influenza del nemico Iran. Il noto docente universitario emiratino Abdul Khaleq Abdullah ha scritto su Twitter: «Vorremmo stabilire delle relazioni con il Libano, non con il governo del partito iraniano in Libano. Il nostro messaggio è chiaro. Non c'è ritorno in Libano, sotto il controllo di un partito iraniano che ha preso in ostaggio la sovranità di un popolo».




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