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Il Giornale Rassegna Stampa
10.01.2026 I leoni di Persia alzano la loro spada
Commento di Fiamma Nirenstein

Testata: Il Giornale
Data: 10 gennaio 2026
Pagina: 15
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo: «I leoni di Persia alzano la loro spada»

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi 10/01/2026 a pag. 15 il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: " I leoni di Persia alzano la loro spada "


Fiamma Nirenstein

La bandiera col leone della monarchia persiana sta diventando il simbolo della rivolta contro l'ayatollah, ma anche il simbolo dello spirito con cui gli iraniani stanno affrontando questo periodo, con coraggio, a testa alta, nonostante la dura repressione.

La conclusione può avvenire adesso, o tenerci col fiato sospeso settimane. È un gioco che richiede pazienza e impegno. Si tratta di liberare l’Iran dalla peggiore fra le oppressioni. Sarebbe una svolta fondamentale come la caduta del muro di Berlino: vedrebbe il disarmo di metà del mondo terrorista, gli Hezbollah, gli Houty, Hamas, le propagini africane e sudamericane. Sarebbe un colpo a Putin, alla Cina, al potere di Erdogan, alle spurie alleanze del Qatar… Israele sarebbe infine salva dal peggiore assedio, l’Occidente dalla promessa al Mahdi di una rivoluzione islamista che domini il mondo. “Noi non facciamo un passo indietro” ha detto ieri Khamenei, e va ascoltato: il compromesso,e rifiutiamo sempre di crederci, non può essere nel programma del potere islamico. Ma gli iraniani, persiani e non arabi in origine, combattono per un destino degno della loro storia: la libertà. Per ora, possiamo dire che le probabilità  sono buone. Questo rivolta è forse la maggiore che il regime degli Ayatollah abbia subito. La popolazione è affamata e oppressa, il rispetto per il regime e l’IRGC è sotto le suole delle scarpe da quando Israele e gli USA li hanno battuti con la guerra dei 12 giorni, e Israele ha eliminato gran parte dei leader. Trump è la star del momento, il popolo invoca lui e Netanyahu insieme a Pahlavi. Il capo supremo ha schierato una manifestazione che gridasse “viva l’Islam”, ma si ride a Teheran dicendo che il più anziano consigliere della Guida suprema, 103 anni, ha visto regnare Reza Pahlavi primo, e vedrà anche il secondo. Reza è popolare, la gente è uscita alla sua chiamata, ma la rivoluzione del ‘79 si sviluppò sul carisma travolgente di Komeini. Con l’incontro di Reza con Trump a Mar a Lago, si capirà se l’Iran ce la può fare. Sono grandi, gli iraniani: al buio, con l’elettricità e l’internet tagliati, affamati e senza armi, mentre i basiji fanno decine di morti, occupano intere province, distruggono le statue di Suleimani, di Khamenei e di Khomeini, alzano il leone e la spada della Persia. La roulette geopolitica gira a loro favore: Israele ha riconosciuto Somaliland, chiuso un patto antiturco con Grecia e Cipro, si avvicina alla Siria. Trump, che ha inaugurato con Maduro la nuova dottrina Monroe transoceanica,  ha annunciato che se l’Iran uccide interverrà e anche che si passa alla seconda fase dell’accordo su Gaza. L’Iran spera che la pallina della grande strategia adesso si fermi sul suo leone rampante. 

 

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