Riduci       Ingrandisci
Clicca qui per stampare

La Nazione Rassegna Stampa
24.12.2021 I souvenir di Hitler che imbarazzano l'Austria
Commento di Roberto Giardina

Testata: La Nazione
Data: 24 dicembre 2021
Pagina: 31
Autore: Roberto Giardina
Titolo: «I souvenir di Hitler che imbarazzano l'Austria»
Riprendiamo da NAZIONE/RESTO del CARLINO/IL GIORNO di oggi 24/12/2021, a pag.31 con il titolo "I souvenir di Hitler che imbarazzano l'Austria" il commento di Roberto Giardina.

Immagine correlata
Roberto Giardina

Adolf hitler cimeli nazisti Foto stock - Alamy

Che fare del busto di Hitler comprato dal nonno e nascosto da decenni in cantina? Venderlo, distruggerlo, gettarlo nella spazzatura? Gli austriaci sono nell'imbarazzo. Tutto è cominciato quattro anni fa. Negli scantinati del Parlamento, a Vienna, è stata riscoperta una cassaforte, chiusa dal 1945. Si è dovuta forzarla, non si trovavano le chiavi, e nessuno ricordava la combinazione. Vi hanno scoperto due teste in bronzo del Führer e un suo ritratto, una crosta. Al momento della sconfitta, al Bundestag, si comportarono come in famiglia. Si nascosero i ricordi compromettenti, senza osare buttarli via. Ora le due teste sono esposte in una vetrinetta all' «Haus der Geschichte», il museo della storia dell'Austria a partire dal 1918, dove si è appena aperta la mostra Hitler entsorgen, vom Keller ins Museum, smaltire Hitler, ma il termine è quello usato per la spazzatura differenziata, dalla cantina al museo (fino al 9 ottobre). I bronzi non sono messi dritti, ma giacciono su una guancia, come se Adolf dormisse, a evitare che qualcuno si scatti un selfie insieme con il Führer. Una prudenza rivelatrice della difficile nascita dell'Haus der Geschichte, a imitazione di quella voluta da Helmut Kohl a Bonn, che è però limitata alla storia della Germania dal '49. A Vienna come affrontare Hitler, e ricordare che era austriaco e non tedesco? Tutti fingono di dimenticarlo. Sul museo si è discusso per vent'anni. Infine è stato inaugurato appena tre anni fa. L'Austria fu annessa al Ill Reich nel 1938, un'unione breve per appena sette anni, fino alla sconfitta, eppure gli austriaci conservano nei cassetti più ricordi del nazismo dei tedeschi, che se ne sbarazzarono in fretta. Simon Wiesenthal, il cacciatore di criminali nazisti, mi disse in un'intervista, che gli iscritti al partito, prima dell'Anschluss, in proporzione erano più numerosi in Austria che in Germania. Gli austriaci dopo la guerra si presentarono come le vittime del nazismo, il paese sarebbe stato occupato dalla più forte Germania. I souvenir nazisti potevano ricordare un sopruso e non una complicità. In realtà accolsero con entusiasmo Hitler, nel marzo del '38. Tre giorni alla settimana, i privati possono portare gli oggetti compromettenti all'Haus der Geschichte. «E quasi tutti si scusano sostenendo che lo fanno perché non cadano in cattive mani», dice Frau Marion Sommer, 47 anni, la direttrice del museo, che ora ha problemi su come conservare questi doni poco graditi. Di busti del Führer, in tutte le grandezze, ne ha ormai qualche decina. E quasi sempre quel che riceve è paccottiglia, senza alcun valore. Che farne? Rispondono i visitatori della mostra, in una specie di sondaggio all'ingresso. Gli oggetti potrebbero essere venduti, proprio di fianco al museo c'è un negozio di antiquariato noto ai collezionisti del Ill Reich. II documento del paese di Langensalza in Turingia, che concede la cittadinanza onoraria al Führer, è stato venduto per diecimila euro. All'asta persino le mutande di Göring, o il rossetto di Eva Braun, hanno raggiunto cifre record. I collezionisti sono in gran parte americani o giapponesi. Sostengono di essere degli storici ma sono feticisti: gli oggetti hanno un valore se sono entrati in contatto con il Führer, o con uno dei suoi seguaci. I suoi busti in bronzo, che le famiglie esponevano in salotto, valgono poco. Che fare delle monete del Reich con l'aquila nazista e la svastisca conservate dalla nonna? O delle cartoline che il nonno inviava dal fronte con la pubblicità del partito? Al museo non c'è posto. Lo storico francese Etienne Francois disse che il Bunker di Hitler a Berlino era stato ricoperto con uno strato di cemento, un sarcofago, come la centrale di Chernobyl. II Bunker era radioattivo, e non si sapeva che farne, non poteva esse distrutto, e neanche tenuto allo scoperto, ma continua a emanare radiazioni pericolose, come i ricordini di famiglia occultati in soffitta. L'artista giapponese Yoshinori Niwa aveva proposto ai viennesi di mettere in piazza un container con la scritta «Nazi Dreck», spazzatura nazista, dove i cittadini potevano gettare i ricordi del Führer. Ma si è temuto che il container venisse saccheggiato dai cercatori di tesori con la svastica. Non si sa mai.

Per inviare la propria opinione, telefonare:
La Nazione: 055/ 2495111
Il Resto del Carlino: 051/ 6006111
Il Giorno: 02/ 277991
oppure cliccare sulla e-mail sottostante

segreteria.redazione.firenze@monrif.net

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui