Riduci       Ingrandisci
Clicca qui per stampare

La Stampa Rassegna Stampa
08.12.2022 Putin: frasi irresponsabili
Cronaca di Giuseppe Agliastro

Testata: La Stampa
Data: 08 dicembre 2022
Pagina: 22
Autore: Giuseppe Agliastro
Titolo: «Trincea atomica»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 08/12/2022, a pag.22, con il titolo "Trincea atomica" l'analisi di Giuseppe Agliastro.

Risultati immagini per giuseppe agliastro la stampa
Giuseppe Agliastro

Joseph Stalin and Vladimir Putin: Two men with the same mindset - The New  European

Decine di migliaia di morti, milioni di persone costrette a lasciare le proprie case. Ma dopo nove mesi e mezzo di sangue e violenze, Vladimir Putin si è presentato davanti alle telecamere per dichiarare che la guerra atroce che ha scatenato in Ucraina «potrebbe essere» ancora «un lungo processo». Una prospettiva inquietante quella ventilata ieri in tv dal presidente russo, che ha poi aggiunto che la minaccia di un conflitto nucleare «sta crescendo», ma anche che Mosca non ha «intenzione di agitare» le armi atomiche «come un rasoio davanti a tutto il mondo». «Non siamo impazziti, sappiamo che cosa sono le armi nucleari», ha dichiarato Putin affermando che il Cremlino considera il suo arsenale atomico «un fattore di deterrenza» e non intende ricorrere per primo a queste armi di distruzione di massa «in nessuna circostanza». Le parole di Putin sulle armi atomiche sono poi state duramente criticate da Washington: «Pensiamo che qualsiasi discorso alla leggera sull'uso dell'arma nucleare sia assolutamente irresponsabile», ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Usa Ned Price. Di certo ieri all'incontro col suo personale Consiglio dei diritti umani Putin non ha esitato ad attingere a piene mani dalla sua propaganda di regime. Lo ha fatto prima di tutto per mostrare il bicchiere mezzo pieno nonostante la crudele invasione dell'Ucraina non stia certo andando come previsto dalle autorità russe. «Sono comparsi nuovi territori, questo è un risultato così significativo», ha affermato riferendosi alle regioni del Sud e dell'Est dell'Ucraina che Mosca si è annessa illegalmente e che controlla però solo in parte. Le truppe russe negli ultimi mesi sono state costrette a ritirarsi da diversi territori. Ma in tv Putin ha preferito sottolineare che «il Mare d'Azov è diventato un mare interno russo» e che pure lo zar Pietro il Grande - a cui in passato il presidente russo si è già paragonato -«combatté per conquistare l'accesso al Mare d'Azov»: lo stesso mare che bagna Mariupol, una delle città più devastate dai sanguinosi bombardamenti dei soldati del Cremlino. Putin ha anche cercato di rassicurare la popolazione russa dicendo che al momento «non ha senso parlare» di una seconda mobilitazione di riservisti dopo quella, caotica e male organizzata, che tra settembre e ottobre ha richiamato alle armi centinaia di migliaia di russi. Trecentomila stando ai dati ufficiali, di cui secondo Putin metà sarebbero ora nei centri di addestramento e l'altra metà in Ucraina: 77.000 in "unità di combattimento" e più o meno altrettanti in "unità di difesa". Nei mesi scorsi, migliaia e migliaia di russi hanno lasciato il Paese nel timore di essere spediti al fronte contro la loro volontà. Nel discorso di Putin non sono mancati gli affondi contro l'Occidente, che non presterebbe attenzione a quelli che secondo lui sono bombardamenti diretti delle truppe ucraine nelle zone residenziali del Donbass occupate dai soldati russi. Zelensky da parte sua ha accusato invece le forze russe di aver attaccato la cittadina di Kurakhove, sempre nell'Est del Paese: «Un mercato, una stazione degli autobus, distributori di benzina ed edifici residenziali sono stati presi di mira. Almeno sei civili sono stati uccisi, cinque sono rimasti feriti», ha affermato il presidente ucraino. Intanto, un rapporto dell'ufficio dell'Onu per i diritti umani denuncia che almeno 441 civili sono stati uccisi dai soldati russi all'inizio dell'invasione. Secondo l'Onu, ci sono stati esecuzioni sommarie e attacchi in decine di città in tre regioni e il numero effettivo delle vittime nelle oblast' di Kiev, Chernihiv e Sumy potrebbe in realtà essere drammaticamente più alto.

Per inviare alla Stampa la propria opinione, telefonare: 011/65681, oppure cliccare sulla e-mail sottostante

lettere@lastampa.it

Condividi sui social network:



Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui