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La Stampa Rassegna Stampa
26.01.2022 Antisemitismo contro un bambino a Livorno
Commenti di Elena Loewenthal, Celeste Vichi

Testata: La Stampa
Data: 26 gennaio 2022
Pagina: 17
Autore: Elena Loewenthal - Celeste Vichi
Titolo: «'Ti spediamo nei forni'. Se due ragazzine umiliano il bimbo ebreo - Dopo il 27 gennaio altri 364 giorni di Memoria»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 26/01/2022, a pag.17, con il titolo " 'Ti spediamo nei forni'. Se due ragazzine umiliano il bimbo ebreo", l'analisi di Elena Loewenthal; con il titolo "Dopo il 27 gennaio altri 364 giorni di Memoria", l'analisi di Celeste Vichi.

Ecco gli articoli:

Livorno, 12enne preso a calci e sputi perché ebreo. Il padre:

LA STAMPA - Elena Loewenthal: "'Ti spediamo nei forni'. Se due ragazzine umiliano il bimbo ebreo"

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Elena Loewenthal

Guarda caso. Guarda caso succede che alla vigilia del Giorno della Memoria, un bambino di dodici anni venga aggredito perché è ebreo. E capitato a Venturina Terme: due ragazzine poco più grandi di lui lo hanno insultato e picchiato, gli hanno sputato addosso e minacciato di spedirlo nei forni crematori. I genitori hanno sporto denuncia ai carabinieri della vicina Livorno — e che paradosso che sia successo proprio lì, in una delle pochissime città d'Europa che in quanto porto franco non ha mai rinchiuso gli ebrei in un ghetto. Guarda caso, ma purtroppo non è affatto un caso, ormai da molti anni a questa parte intorno al 27 gennaio si assiste a un'altissima concentrazione di episodi di antisemitismo. Guarda caso, a dispetto del Giorno della Memoria, il report annuale sull'antisemitismo registra il 2021 come l'anno peggiore del decennio in quanto a incidenti di questo genere. Al di là dell'orrore successo a Venturina Terme, del provare a mettersi nei panni non solo di quel bambino ma anche dei suoi genitori, dei suoi nonni, di chiunque abbia vissuto sulla propria pelle ed è ancora qui con noi a veder succedere cose del genere, non ci si può non porre delle domande. Scomode e fastidiose, ma necessarie. È mai possibile, insomma, che a diciassette anni dall'istituzione di questa ricorrenza l'educazione alla memoria pare aver fatto un buco nell'acqua invece di spazzar via il pregiudizio? Da diciassette anni a questa parte il Giorno della Memoria entra nelle scuole, fa sentire le voci dei testimoni (sempre meno perché il tempo passa e i sopravvissuti pian piano ci abbandonano), rimbalza sui mezzi di comunicazione. Ogni anno che passa escono sempre più libri sull'argomento: una specie di valanga editoriale che per quantità non ha nulla da invidiare alla stagione delle strenne natalizie. Eppure, tutto questo impegno nel conoscere, diffondere, educare, sortisce uno straniante effetto opposto. Sui social così come nella vita reale, purtroppo, e anche a spese di un bambino come è successo a Venturina Terme, parte puntualmente una infame campagna di odio e violenza. Perché? Come è possibile? Che cosa si può fare? Domande difficili, ma che devono trovare una risposta, altrimenti il 27 gennaio diventa inutile. Peggio: dannoso. Il punto è che purtroppo non è difficile avvertire intorno a questa ricorrenza un equivoco di fondo che va spazzato via prima possibile per invertire la rotta di un pregiudizio millenario così radicato da attecchire nei modi più imprevedibili. Bisogna insomma che sia chiaro che il 27 gennaio non è un atto di omaggio ai sei milioni di ebrei morti nella Shoah e nemmeno una sorta di tormentato mea culpa collettivo. È, invece, la commemorazione di un capitolo di storia che appartiene all'Europa e all'Italia, la presa di coscienza che quella storia è parte del passato comune. Per assurdo, del passato di tutti fuorché degli ebrei: in quanto progetto di annientamento volto a rendere tutto il continente Judenfrei, la Shoah è proprio la negazione della storia ebraica. E, invece, l'affermazione di una storia che l'Europa e l'Italia non possono e non devono rinnegare bensì riconoscere come propria, per quanto vergognosa e insopportabile. Non potrà funzionare come antidoto al pregiudizio finché, foss'anche con le migliori intenzioni, si continuerà a puntare il dito verso gli ebrei e dire «questa è storia vostra, ci dispiace per voi, vi rendiamo omaggio e ricordiamo, il 27 gennaio». Né stornerà quello spettro che inquietava Primo Levi: siccome è successo, può succedere di nuovo.

Dopo il 27 gennaio altri 364 giorni di Memoria
Analisi di Celeste Vichi, Presidente Associazione Italia-Israele di Livorno

Celeste Vichi (@celeste_vichi) | Twitter
Celeste Vichi

Al grido: “Ebreo devi morire nel forno”, domenica scorsa in un parco di Venturina nel Comune di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, un bambino di 12 anni ha subito un’aggressione verbale e fisica ad opera di due 15enni che lo colpivano con calci e pugni. Questo episodio inqualificabile segna la sconfitta diseducativa e culturale non solo delle due ragazze ma di una comunità. E’ impensabile che due adolescenti possano passare ad un atto tanto disumanizzante se dintorno non si stanno di nuovo riattivando i germi dell’antisemitismo. Del resto con tutto quello che accade in Europa non possiamo pensare, in momenti di crisi economica e ideologica, che questo non si verifichi anche da noi. L’unico anticorpo, visto che siamo in epoca di pandemia, che permette di contenere questo germe, è una battaglia culturale che si concretizzi nel collocare autentici monoliti per censurare e condannare questi comportamenti. Tra questi uno dei più significativi è la nuova definizione antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) attraverso i suoi undici indicatori e l’equiparazione di antisemitismo ad antisionismo. La definizione dell’IHRA si pone, inoltre, come volano culturale per poter arrivare al più presto anche all’adozione da parte dello Stato italiano di una legge contro l’antisemitismo che possa intervenire quanto prima a completamento della legislazione nazionale in materia. Per questo motivo già da oltre un anno l’Associazione Italia-Israele di Livorno è impegnata per l’adozione di questa definizione presso le istituzioni locali quali Comuni, Province, Regioni e/o istituzioni politiche e culturali. Ciò sul presupposto che sia necessaria una profonda azione culturale che parta da livelli di governo più prossimi ai cittadini. Infatti, grazie al principio di sussidiarietà orizzontale, che le pone più vicine alla gente comune, le istituzioni locali meglio possono promuovere un radicale cambiamento di mentalità contro il pregiudizio diffuso nei confronti dello Stato di Israele e contro gli inqualificabili e più recenti rigurgiti di antisemitismo. A tal proposito ricordo che in Toscana si sono verificati atti di violenza nei confronti di ebrei, tra i quali quello al Rabbino di Livorno e ad un giovane turista israeliano che si trovava a Pisa. L’Associazione di Livorno è fermamente convinta che un’azione più capillare sul territorio tesa a contrastare i luoghi comuni costruiti artatamente nei decenni, spesso per strategie ed alleanze politiche, costituisca la strada più adatta a raggiungere l’obiettivo di modificare l’atteggiamento nei confronti dello Stato di Israele, alimentato dalle radici di antisemitismo volte a diffondersi con modalità diverse e nuove. Ad oggi la nostra Associazione ha promosso l’adozione della mozione sull’IHRA in oltre 15 comuni toscani, dove è stata adottata da quasi altrettante municipalità ed importanti capoluoghi di provincia tra i quali Livorno, Siena e presto anche Pisa e Prato. Purtroppo abbiamo davanti, specie nella regione Toscana (ma non solo), un’eredità politica molto ambigua nei confronti dell’identità tra antisemitismo ed antisionismo. L’acquisizione della definizione dell’IHRA presso gli enti locali sicuramente sarà persino fonte di imbarazzo per alcune amministrazioni, ma il momento è maturo per fare un balzo in avanti, posto che abbiamo, per fortuna, consegnato alla storia la politica dei blocchi contrapposti e dell’antiamericanismo, e che oggi Israele rappresenta una realtà democratica ed un primato tecnologico persino accettato dai più importanti paesi arabi, anche grazie agli Accordi di Abramo. Uscire da una elementare lettura del conflitto israelo-palestinese vuol dire analizzare con puntualità un excursus di settanta anni di aggressioni finalizzate alla eliminazione dello Stato di Israele e di tutti i suoi cittadini. Tutto ciò non può prescindere da un approfondimento storico estremamente divisivo e da un’interpretazione semplicistica che la politica ha sempre offerto. La conoscenza è sempre stata divisiva. Un esempio evidente delle contraddizioni della politica è che mentre il Governatore della Toscana Giani esprimeva il proprio sdegno per la vicenda del piccolo aggredito a Venturina (LI,) nelle stesse ore, poco più in là, nel Consiglio Comunale di Firenze veniva rigettata la mozione sulla definizione di antisemitismo IHRA, presentata da un ex consigliere leghista, solo per motivi di contrapposizione politica, come se la lotta all’antisemitismo non fosse un patrimonio comune della nostra civiltà, ma fosse solo ragione di contesa ideologica, se non di franco opportunismo politico di parte. La mozione IHRA tenendo insieme l’antisemitismo e antisionismo taglia come un fendente aprendo le contraddizioni della politica.

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