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Italia Oggi Rassegna Stampa
15.01.2022 I processi di Mosca, il 'disgelo', Pol Pot
Commento di Diego Gabutti

Testata: Italia Oggi
Data: 15 gennaio 2022
Pagina: 10
Autore: Diego Gabutti
Titolo: «Berja ucciso perché molto furbo»
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi 15/01/2022, a pag.10 con il titolo "Berja ucciso perché molto furbo", il commento di Diego Gabutti.

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Diego Gabutti

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A dispetto della testimonianza di Molotov, il solo sopravvissuto (fino al 1986, poi anche lui è trapassato) della vecchia ghenga stalinista, come precisamente sia morto il ministro degl'interni e primo poliziotto di regime Lavrentij Pavlovic Berija, è cosa ancora avvolta nel mistero. Perché fu tolto di mezzo è un mistero ulteriore. Secondo Isaac Deutscher, biografo di Trotsky e di Stalin, Berija non scontò il suo destino di sbirro né venne eliminato per vendetta dopo aver tenuto sotto pressione l'intera classe dirigente sovietica per oltre quindici anni. Berija, secondo Deutscher, pagò per il suo liberalismo, cosa che magari farà anche sorridere, ma proprio per questo tanto più tragica: l'uomo che aveva ereditato la polizia politica da Jagoda e Eiov, e che ne aveva saputo conservare la direzione così a lungo, trascorse gli ultimi mesi da eretico. Diavolo. Tutti quei milioni di morti per nulla. Membri d'una troika a due, furono Berija e il suo vecchio socio Georgij Maksimilianovic Malenkov a controllare il Politburò nei primi giorni dopo la morte di Stalin, a dispetto di Molotov e Krusciov, che erano ostili a entrambi. Berija e Malenkov, quando il cadavere di Stalin era ancora caldo, abolirono per prima cosa ogni culto della personalità con largo anticipo sul XX Congresso. Furono loro, per una breve e irripetibile stagione, a sbaraccare la cortina di ferro nella Germania orientale dopo l'insurrezione del giugno '53, quando la popolazione era scesa nelle strade chiedendo le dimissioni del governo stalinista di Pieck e Ulbricht; cessò il conflitto tra regime e Chiesa evangelica, venne sospesa la collettivizzazione delle campagne, i contadini fuggiti all'Ovest furono invitati a tornare per riprendere possesso delle loro terre. E fu Lavrentij Pavlovic in persona a denunciare per primo le combines avvenute durante il processo ai medici del Cremlino. Così non fu per vendetta, o almeno non soltanto per vendetta, che Berija venne tolto di mezzo. Vero che l'intera leadership sovietica aveva da regolare dei conti col capo della polizia politica, ma forse fu soprattutto lo spettro di questa «perestrojka» ante litteram a decidere la sua fine: sia il partito che l'esercito si sentirono minacciati. Gli eventi tedeschi soprattutto risuonarono alle loro orecchie come una sirena d'allarme. Se in Germania, al primo accenno di distensione, il popolo aveva tentato di liquidare il regime, che pure in Germania esisteva da poco, cosa sarebbe capitato in Unione Sovietica, dove tra il popolo e le alte sfere c'era di mezzo un trentennale mare di sangue? Berija aveva umiliato la polizia, cioè la sua stessa creatura, in rapporto all'affare dei «medici» e subito dopo umiliò anche la memoria di Stalin invocando la fine della «russificazione» in Georgia, Ucraina, Paesi Baltici e Asia Centrale: dimostrava una capacità di manovra che, fino ad allora, zigzagando tra destra e sinistra era stata una qualità soltanto di Stalin. Così, alla paura e al desiderio di vendetta s'unì anche l'invidia: Chrushev e gli altri vedevano sorgere l'astro d'un nuovo padre dei popoli. Dicono che Berija si sia recato armato a una riunione del Politburò e che gli altri l'abbiano ucciso per legittima difesa. Secondo fonti più romanzesche, invece, furono gli altri ad armarsi per uccidere Berija a tradimento. Come in un famoso romanzo di Agatha Christie, Assassinio sull'Orient Express, dove tutti i sospetti sono parimenti colpevoli, avendo vibrato ciascuno una coltellata alla vittima, anche i membri del Politburò avrebbero sparato insieme, una pallottola a testa, stabilendo così un patto di sangue: tutti nella stessa barca, indietro non si pub tornare. Quanto alla versione ufficiale, che quasi certamente è (purtroppo) quella vera, benché in fondo non sia detto, non vi fu nulla di romanzesco: Berija viene processato per spionaggio e condannato a comparire, il mattino del 23 dicembre 1954, davanti a un plotone d'esecuzione. Nemmeno il tempo, povero mostro, di festeggiare il Natale in famiglia.

Morte di Berja. Citazioni

Berija stava organizzando un golpe? Si. Fu arrestato in piena riunione. Io parlai tra i primi. Alla presidenza c'era Malenkov. Benché si fosse tra amici, la riunione rispettò alla lettera il regolamento e, non appena un compagno aprì la discussione, io presi la parola: «Credo che Berija sia un rinnegato. Non so se sia mai stato un comunista, ma oggi non lo è più. Ha deviato». Berija si difese: «Senz'altro ho commesso degli errori, ma ho sempre applicato alla lettera le direttive del Partito. Stalin mi affidava gli incarichi più delicati e ho sempre adempiuto alle sue disposizioni...» Per evitare che parlasse oltre, Malenkov pigiò un pulsante. Lui e Berija erano amici e Chrus(ev gli sbavava dietro come un cagnolino. Ecco perché Berija venne in riunione senza sospettare nulla. La sala era sorvegliata da un manipolo di soldati, i quali attendevano nello studio di Poskrëbyfev. Il pulsante pigiato da Malenkov era il segnale dell'arresto. Quando entrarono, Zukov in testa, Malenkov disse loro: «Procedete all'arresto». E Berija: «Begli amici!»
V.M. Molotov (in F. Cuev, Conversazioni con Molotov)

Malenkov preme il pulsante d'un campanello e pochi istanti dopo Moskalenko entra nell'ufficio in cui aveva luogo la riunione e si avvicina a Berija per arrestarlo. Questi, si dice, avrebbe allungato la mano verso la borsa che teneva vicino, ma Krusciov, «vigilante», al suo fianco, si era mostrato più «lesto» egli aveva strappato la borsa dalle mani. Proprio come in un film poliziesco, ma non in un film qualsiasi: gli attori erano membri del Presidium del CC del PC dell'Unione Sovietica!
Enver hoxha, I kruscioviani

Il 17 dicembre, il procuratore generale dell'Urss complete le indagini e rinvib Berija di fronte alla Corte suprema. Il procuratore aggiunse che l'accusato «aveva organizzato un gruppo di cospiratori e di traditori per liquidare il sistema sovietico col proposito di restaurare il capitalismo». Dal 18 al 23 dicembre si svolse il processo, naturalmente a porte chiuse. Una giuria straordinaria condanne Berija e gli altri imputati alla pena capitale. Krusciov riferì successivamente a una delegazione di dirigenti del Pci, guidati da Giancarlo Pajetta, che Berija non era stato presente al processo. «Era stato strangolato» disse Krusciov «da alcuni membri del Praesidium nel corso d'una colluttazione scatenatasi durante una riunione». Al processo era apparso un sosia.
Massimo Caprara, Paesaggi con figure

Quando, alla fine del 1954, a Mosca ha inizio il II Congresso plenario nella storia dell'Unione degli scrittori sovietici, in apparenza non è cambiato ancora nulla. Il popolo ha pianto solennemente la morte di Stalin nel marzo del 1953; l'«amata guida» riposa accanto a Lenin nel mausoleo della Piazza Rossa. Niente per il momento indica la sua imminente dissacrazione, anche se quello stesso anno il più fido collaboratore di Stalin, il capo del Nkvd, Lavrentij Berija, è stato giustiziato e rimosso dalla Grande enciclopedia sovietica (gli abbonati sul territorio nazionale e all'estero ricevono per posta un foglietto su cui è riportata la voce «Bering, stretto di», con l'indicazione di incollarlo al posto del lemma «Berija»).
Frank Westerman, Ingegneri di anime

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