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La Stampa Rassegna Stampa
12.09.2021 Algeria-Marocco, la tensione cresce. E c'entra anche il rapporto con Israele
Commento di Karima Moual

Testata: La Stampa
Data: 12 settembre 2021
Pagina: 17
Autore: Karima Moual
Titolo: «Tra Marocco e Algeria c'è di mezzo Israele»
Riprendiamo dalla STAMPA - Specchio di oggi, 12/09/2021, a pag. 17, con il titolo "Tra Marocco e Algeria c'è di mezzo Israele", l'analisi di Karima Moual.

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Karima Moual

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Il confine tra Algeria e Marocco

Attenzione a focalizzare l'attenzione solo su quel che sta avvenendo in Afghanistan, dimenticando che alle nostre spalle, a sud del Mediterraneo, si sta muovendo qualcosa di molto preoccupante. Ad esempio le ultime tensioni tra Marocco e Algeria, sfociate nella rottura dei rapporti diplomatici annunciata dal ministro degli esteri algerino, a seguito della visita a Rabat del ministro degli affari esteri israeliano Yair Lapid. In realtà, la pietra lanciata da Algeri su Rabat nasconde problemi di più ampie proporzioni. Che tra i due paesi del Maghreb non scorra buon sangue da qualche decennio è storia nota, così come è nota la disputa sul Sahara Occidentale. Il punto però è un altro: cosa vuole fare da grande l'Algeria? L'impressione infatti, è che il paese sia sempre più smarrito, nonostante abbia tutte le risorse (una su tutte il gas che fornisce anche all'Europa) per essere un modello di sviluppo nell'area.

A studiare e analizzare il percorso politico, sociologico ed economico di Algeri e Rabat, ci si rende conto, dati alla mano, del divario tra i due paesi: Rabat sta crescendo grazie a una tessitura di rapporti internazionali e una visione politica chiara sul futuro, Algeri continua invece ad avere i piedi piantati nel passato, senza alcuna strategia politica adeguata per far crescere il paese. E così, mentre il Marocco, con gli "accordi di Abramo", sceglie il recupero dei rapporti con Israele, con cui vi è un rapporto storico grazie anche alla comunità ebraica marocchina, e guarda in prospettiva alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese, Algeri, fin dalla stipula dell'accordo, non fa altro che agitare in maniera incendiaria la più becera propaganda populista e antisemita, senza rendersi conto del danno che provoca anche sui palestinesi. Fare del Marocco un capro espiatorio continua ad essere l'unica tattica di Algeri, volta in realtà a distogliere l’attenzione dal fallimento che sta travolgendo il paese, governato da un regime che continua ad essere lo stesso anche se cambia facce e nomi - gli stessi algerini lo hanno ribattezzato "Isaba", banda senza scrupoli - e incapace di gestire i problemi interni. Tre in particolare: gli incendi boschivi che hanno colpito il paese quest'estate, la pandemia di Covid-19 e la disoccupazione che sta mangiando un'intera generazione.

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