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La Repubblica Rassegna Stampa
15.09.2023 Iran, arresti per impedire i cortei
Cronaca di Gabriella Colarusso

Testata: La Repubblica
Data: 15 settembre 2023
Pagina: 19
Autore: Gabriella Colarusso
Titolo: «Iran blindato per Mahsa. Ma la protesta riparte dai tetti delle case»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 15/09/2023, a pag.19, con il titolo "Iran blindato per Mahsa. Ma la protesta riparte dai tetti delle case", la cronaca di Gabriella Colarusso.

Gabriella Colarusso (@gabriella_roux) | Twitter
Gabriella Colarusso

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Domani sarà un anno esatto da quando Masha Amini è morta all’ospedale Kasra di Teheran, dopo tre giorni di coma e mentre era in custodia della cosiddetta polizia morale che l’aveva arrestata perché non indossava bene il velo obbligatorio per tutte le donne in Iran – questa l’accusa. La sua morte scatenò proteste in tutto il Paese, con la richiesta esplicita delle piazze di mettere fine alla teocrazia, la sfida più diretta alla Repubblica Islamica da 44 anni a questa parte. Il governo è riuscito a contenere l’incendio con la repressione - oltre 500 morti e 22mila arrestati, dice Amnesty International - e ora vuole superare l’anniversario senza scosse per arrivare saldo alle elezioni parlamentari della prossima primavera. Dagli inizi di agosto le forze di sicurezza stanno usando ogni mezzo per evitare nuove proteste. Diversi familiari delle vittime sono stati arrestati, denunciano gli attivisti, tra cui Armin Rostami, il fratello di Aida, la dottoressa 36enne che aveva scelto di curare i manifestanti feriti: scomparsa a dicembre, il suo corpo è stato ritrovato con segni di tortura. Le famiglie delle vittime, compresa la famiglia Amini che ha sempre contestato la versione della autorità secondo cui la 22enne sarebbe morta per malattie pregresse, stanno subendo pressioni perché non tengano cerimonie in ricordo dei loro cari. Nelle università, che sono state al centro delle rivolte, la polizia ha avvertito gli studenti che chi partecipa a raduni, cortei o sit-in rischia dall’espulsione all’arresto. Almeno 15 docenti sono stati cacciati dalle università perché si sono schierati con i manifestanti, tra loro anche Ali Sharifi Zarchi, un professore della Sharif University, esperto in intelligenza artificiale. Per le strade di Teheran la tensione è palpabile: in giro si vedono molte più forze di sicurezza, raccontano due fonti sul posto. Internet funziona a singhiozzo soprattutto di sera, quando è più probabile che ci siano proteste, una sorta di “coprifuoco digitale” non dichiarato. Per oranon sono state convocate manifestazioni, ma di sera dai tetti e dalle finestre di Teheran si sentono slogan contro il governo e in ricordo di Mahsa, riferisce la Bbc in lingua persiana. Il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, martedì ha parlato con laNbce ha avvertito «coloro che intendono abusare del nome della signora Amini» per «creare instabilità nel Paese»: pagheranno «un costo elevato », ha detto. È la linea dura della Guida Suprema Ali Khamenei: chi scende in piazza è «manovrato» da potenze straniere che vogliono «creare instabilità» sfruttando «la situazione delle donne». In realtà gli stessi ultraconservatori sanno bene che la frattura sociale è insanabile, le proteste hanno mosso un’intera generazione, la più giovane e dinamica del Paese, che non si riconosce nella Repubblica Islamica. Ma il malcontento riguarda anche parti della popolazione più conservatrice e ha a che fare con il malgoverno e la corruzione. Un mix che può dare vita a nuove proteste anche dopo e oltre l’anniversario della morte di Mahsa Amini.

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