Riduci       Ingrandisci
Clicca qui per stampare

La Repubblica Rassegna Stampa
01.08.2022 Tra i soldati ucraini al contrattacco: 'Il coraggio è nostro voi mandateci armi'
Commento di Gianni Riotta

Testata: La Repubblica
Data: 01 agosto 2022
Pagina: 17
Autore: Gianni Riotta
Titolo: «Tra i soldati ucraini al contrattacco: 'Il coraggio è nostro voi mandateci armi'»
Riprendiamo dalla REPUBBLICA di oggi, 01/08/2022 a pag.17 con il titolo "Tra i soldati ucraini al contrattacco: 'Il coraggio è nostro voi mandateci armi' ", il commento di Gianni Riotta.

Immagine correlata
Gianni Riotta

Russia-Ukraine War; Lyman; Sievierodonetsk: In Russia's Biggest Advance in  Weeks, Ukraine Loses Railway Hub

“Io non ricordo chi sono. Dove siamo? ». Oltre le linee del fronte, davanti alla città occupata dai russi di Kherson, l’uomo, camicia e jeans, vagola incerto al coprifuoco. La luce che filtra sotto una porta lo induce a bussare, una donna chiama la polizia militare. In tasca ha una logora carta di identità, Vitaly Bukhanets, nato il 5 gennaio 1944, ma non sa più nulla, da dove viene, dove viveva, perché si trova ora sotto il bombardamento. L’agente lo rassicura, «Ti porto al centro profughi» e a mezza voce spiega: «Shock da esplosioni, forse è caduto al buio terrorizzato e ha perso la memoria » e lo fa salire sull’auto di pattuglia. Le tracce di Vitaly si perdono nel silenzio e, in attesa della sirena di fine allarme, la signora gentile riaccende la sigaretta, «Magari potessimo avere un’amnesia come lui e scordarci tutto», mormora. Dimenticare la guerra è un lusso nell’Oblast, la regione di Mykolaiv, dove artiglieria e missili russi colpiscono ogni giorno. «Anche fare la doccia è un privilegio», confessa Arkady Babagyan, capo della Croce Rossa locale, «l’acquedotto è fuori uso, quando qualcosa esce dai rubinetti è liquido salmastro, ti lascia volto e corpo salati». Bere è una fatica, ogni trolley, bicicletta, carrozzina da bambini diventa traino per bidoni e bottiglie, mezzo litro di minerale è regalo ricambiato da sorrisi. Qui l’Ucraina si giocherà in estate, tra agosto e settembre, il futuro. «Se riprendiamo Kherson - spiega lo stratega Oleksiy Melnik del centro studi Razumkov - la guerra cambia corso. Ma non sarà facile. I russi l’hanno fortificata e almeno 100.000 dei 283.000 residenti prima dell’invasione sono ancora in trappola». Liberare Kherson per il presidente Zelensky significa riconquistare l’unica città caduta in mano al nemico, tra voci velenosedi tradimento da parte dell’intelligence legata al presidente Putin e, tenendo la linea in Donbass, affrontare l’inverno, e la possibile trattativa, da posizioni di forza. Lo studioso americano Michael Kofman, molto ascoltato a Kiev, è ottimista «A ovest del fiume Dnepr le truppe di Mosca sono deboli, vulnerabili. L’artiglieria ucraina colpisce i loro depositi di munizioni, impedendo di approvvigionare i reparti al fronte che, sull’affluente Inhulets, appaiono isolati». La scienza di Kofman lascia perplesso D. parà ucraino che ora addestra le reclute (vuol restare anonimo): «Il morale dei nostri soldati è buono, ma non siamo al cinema, nessuno vuol morire. Ci batteremo perché, se ci ritiriamo, la nazione muore. Ma la truppa si chiede dove sono gli Himars americani, gli Howitzer tedeschi, i carri armati europei per attaccare?». Anche Jorg, militare americano volontario a Mykolaiv, è scontento: «Questa è guerra di artiglieria. Se blocchi il nemico, avanzi. Altrimenti sei immobilizzato». Repubblica fa il punto sulla controffensiva ucraina con Ivan Fedorov, 34 anni da compiere il 29 agosto, sindaco della città occupata di Melitopol, prigioniero dei russirilasciato poi in uno scambio: «Siamo pronti - ci dichiara con franchezza - ma mancano le armi pesanti. Blindati, tanks, artiglieria. Abbiamo bisogno urgente di Himars, i missili Usa, e sistemi di lancio multipli. Solo così potremo colpire il nemico da 70, anche da 300 chilometri, grazie alla guida satellitare. Quei pochi che abbiamo hanno già ribaltato la situazione, centriamo con precisione i magazzini di armi e carburante, il quartiere generale russo. Senza logistica a favore, l’armata di Mosca deve attestarsi, in Donbass e a Kherson ». Ma, con sincerità, il sindaco Fedorov ascolta le voci dei soldati di prima linea raccolte a Halytsynove: «La nostra controffensiva può chiudere il conflitto in breve -riconosce- ma dipende da voi europei, dai vostri leader. Noi ci mettiamo il coraggio, ma solo se ci aiuterete, noi ucraini torneremo alla vita di pace». Il presidente Zelensky pensa dunque a un’evacuazione di massa dei civili dalle zone che saranno centro del contrattacco, e la Croce Rossa di Babagyan si mobilita a Mykolaiv, «Sono rimasti anziani e civili che non sanno dove andare. Vanno persuasi, famiglia per famiglia, ogni storia ti strappa il cuore». Fin qui gli ucraini hanno puntato su una guerra “digitale”, leggera, colpendo a sorpresa grazie alla rete informatica coordinata dal viceministro Alexander Bornyakov, dati tattici raccolti magari da un passante sul cellulare e girati al comando militare per raid efficaci. Ora devono tornare, analizza lo stratega Alex Vershinin, «alla guerra industriale» dove masse, potenza, forza bruta sono indispensabili alla vittoria. «La Nato -ammette un attaché militare europeo- studia la guerra in corso e rivoluzionerà i piani tradizionali, perché numero di combattenti, peso dell’artiglieria e magazzini possenti di munizioni e missili tornano in primo piano». La “guerra industriale” metterà uomini come il colonnello Roman Kostenko, capo delle Forze Speciali Ucraine, detto “Grim”, Tuono, di fronte a un compito diverso «Finora abbiamo operato colpendo da Mykolaiv, anche in pochi, raid di commando per tenere i russi sulla corda. Liberare Kherson richiederà un impatto frontale all’antica, con molti caduti». Eskender Bariiev, del centro studi CTRS, è un falco: «Come abbiamo colpito il ponte Antonivskyi a Kherson, obbligando i russi a guadare il Dnepr su natanti per rifornirsi, potremmo bombardare il ponte di Crimea, il più lungo d’Europa, orgoglio di Putin, e portargli la guerra in casa».D., il parà, sa che saranno le sue reclute a combattere nella controffensiva e fuma inquieto «Al fronte i russi schierano ora quella che noi chiamiamo “carne fresca”, marmittoni inesperti. A volte neppure avvisano i familiari che son morti, per non pagargli la pensione. Ma casa per casa, a mani nude, come a Stalingrado, non potranno scappare, artiglieria ovunque, un macello. Comunque vada a finire questa nostra guerra, finché Putin sta al Cremlino, voi europei dovreste ricordarvi che non sarà l’ultima».

Per inviare a Repubblica la propria opinione, telefonare; 06/49821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


rubrica.lettere@repubblica.it

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui