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Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Daniele Scalise dal titolo: "Hamas non è un problema da gestire ma una minaccia da eliminare"
Tsahal prepara il ritorno mentre il movimento islamista si riarma e rifiuta ogni disarmo
Insomma, vogliamo smettere di raccontarci favole? Hamas è ancora presente e minaccioso a Gaza. Non ci piace la guerra, non piace a nessuno, nemmeno al dottor Stranamore, ma Hamas va eliminato dalla faccia della terra, come sono stati eliminati i nazisti. Punto. Se avete voglia di favole, leggete i fratelli Grimm e Andersen. Israele è sotto minaccia costante. Farà pure una marea di errori, strategici, tattici, comunicativi. Ma è sotto minaccia e rischia ogni momento di scomparire. Smettetela di raccontarvi e raccontarci frescacce. I fatti si presentano con una testardaggine che le opinioni non riescono a scalfire. A oltre sei mesi dalla fine ufficiale delle operazioni militari a Gaza, Hamas non è stato né sconfitto né disarmato. Al contrario, secondo fonti interne all’apparato militare israeliano, ha rafforzato il proprio controllo sulla Striscia, ha ripreso a produrre razzi, ordigni esplosivi e missili anticarro. Non è un relitto della guerra passata, è un attore che si prepara a quella futura. Dentro lo stato maggiore israeliano il linguaggio è diretto, privo di alibi. La missione non è conclusa. Il punto non è solo militare ma politico: Hamas rifiuta il disarmo, ha respinto più cicli negoziali al Cairo e non ha alcuna intenzione di rinunciare al governo della Striscia. Il cessate il fuoco ha congelato il conflitto senza risolverlo. E un conflitto congelato, in quell’area del mondo, non resta mai fermo: accumula tensione, si riorganizza, poi esplode. Sul terreno, intanto, si registrano segnali concreti. Tsahal ha ridistribuito forze, spostando brigate dal fronte libanese verso Gaza e la Giudea-Samaria, mentre il comando sud ha aggiornato i piani operativi ed è pronto a riprendere le operazioni su larga scala. Nelle ultime settimane le operazioni mirate si sono intensificate, con decine di miliziani eliminati anche durante la tregua. Il controllo territoriale si è esteso progressivamente fino a sfiorare il sessanta per cento della Striscia. La guerra, insomma, non è finita. Ha solo cambiato forma. Il nodo vero, però, non è solo militare. È umano, sociale e politico. Una nuova offensiva richiederebbe una mobilitazione massiccia dei riservisti, con un costo che pesa su una società già sottoposta a uno stress che dura dal 7 ottobre 2023. Per chi non se ne fosse accorto gli consigliamo di guardare il calendario, dal suo comodo divano del salotto. C’è chi, tra i vertici militari, invita alla prudenza, a rinviare un’operazione terrestre per non logorare ulteriormente uomini e risorse. Ma il tempo, in questo caso, non è neutrale. Ogni mese che passa è un mese guadagnato da Hamas per riorganizzarsi. Ed è qui che crolla la favola più diffusa, quella che piace tanto raccontarsi a distanza di sicurezza. Non esiste una versione “moderata” o “gestibile” di Hamas. Non esiste un equilibrio possibile tra uno Stato e un’organizzazione che ha come obiettivo dichiarato la sua distruzione. Si può negoziare su molte cose, ma non sulla propria esistenza. E quando questo dato viene ignorato, tutto il resto diventa un esercizio retorico. Israele può sbagliare, e sbaglia, altroché se sbaglia. E spesso nemmeno poco. Ma resta una democrazia sotto assedio, non un aggressore in cerca di pretesti. È una differenza che pesa, e che dovrebbe orientare il giudizio. Lasciate per un momento i gin tonic sul tavolino e cercate, se ce la facete, a pensare seriamente. Perché quando si perde di vista il punto fondamentale – la sopravvivenza di Israele – si finisce per rovesciare la realtà, trasformando chi si difende in colpevole e chi minaccia in vittima. La discussione, in Israele, è aperta, spesso dura. È il segno di una società viva e piena di contraddizioni. Ma al di là delle divisioni interne, una cosa è chiara: finché Hamas resta armato e radicato a Gaza, la guerra non è alle spalle. È sospesa. E in quella sospensione si prepara già il prossimo capitolo. info@setteottobre.com |
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