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Tra détente e guerra fredda: i refuseniks

Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.

Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.



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Il Riformista Rassegna Stampa
01.03.2026 Khamenei è morto, Teheran guadagna tempo per la successione
Analisi di Aldo Torchiaro

Testata: Il Riformista
Data: 01 marzo 2026
Pagina: 1
Autore: Aldo Torchiaro
Titolo: «Khamenei è morto, Teheran guadagna tempo: il silenzio che blocca la procedura di successione»

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 01/03/2026, edizione online, l'analisi di Aldo Torchiaro: "Khamenei è morto, Teheran guadagna tempo: il silenzio che blocca la procedura di successione".

File:Aldo Torchiaro.png - Wikipedia
Aldo Torchiaro

Khamenei morto. E adesso? Si apre una difficile fase della successione in un regime islamico rimasto senza testa.

Il cuore del potere iraniano sarebbe senza guida. La morte della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, è data come “virtualmente certa” da tre tra le più autorevoli fonti d’intelligence internazionale: Axios, Mossad Commentary (piattaforma vicina agli ambienti dell’intelligence israeliana) e Open Source Intel (hub che incrocia dati aperti e informazioni provenienti da canali riservati). Fonti che, pur muovendosi su piani diversi, convergono sullo stesso punto: una fotografia credibile del corpo di Khamenei sarebbe stata mostrata nelle ultime ore al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dai vertici della CIA e dello Shin Bet. Un dettaglio che – se confermato – darebbe una solidità rarissima a una notizia che, per sua natura, il regime iraniano negherebbe fino all’ultimo istante possibile.

Silenzio a Teheran: nessuna immagine della Guida nelle ultime 24 ore

Da ieri non circola una sola foto, un solo video, un solo audio che ritragga Khamenei vivo. Un vuoto comunicativo anomalo per un regime che, nei momenti di tensione, è solito esibire immagini della Guida Suprema anche solo per sedare le voci più insistenti. Il blackout informativo pesa. E pesa soprattutto perché avviene nel pieno dell’offensiva militare in corso, quando la catena di comando iraniana – già fortemente verticale – necessita della firma formale della Guida Suprema per scelte operative di primo livello.

Perché Teheran non può confermare (né negare) adesso

La ragione di questo silenzio, spiegano gli analisti consultati da Open Source Intel, è operativa. Se la morte di Khamenei fosse confermata oggi, non esisterebbe un meccanismo rapido e funzionale per insediare un successore. Il processo di designazione, già complesso in tempi normali, diventerebbe impossibile sotto attacco in quanto: il Consiglio degli Esperti non può riunirsi in sicurezza, le fazioni interne (pasdaran, conservatori puri, pragmatici) sarebbero senza un arbitro e il vuoto di potere scatenerebbe tensioni interne potenzialmente devastanti. Per questo motivo – riferisce Mossad Commentary – gli apparati iraniani avrebbero tutto l’interesse a mantenere uno stato di ambiguità totale nelle prossime ore, forse nei prossimi giorni.

Gli Stati Uniti e Israele trattano la notizia come “comprovata”

Il dettaglio più significativo riguarda le due capitali che meglio monitorano l’Iran.Secondo Axios, la fotografia del corpo di Khamenei sarebbe già stata visionata da Donald Trump, in qualità di comandante in capo, e da Benjamin Netanyahu. La circostanza è stata riportata come “di altissima credibilità” da fonti dell’intelligence che hanno chiesto l’anonimato. Se CIA e Shin Bet hanno ritenuto necessario mostrare queste prove ai due leader, vuol dire che – dentro quelle stanze – la morte viene considerata fatto certo, non ipotesi.

Una crisi che ridisegna gli equilibri regionali

L’eventuale morte di Khamenei arriva nel momento in cui Teheran è esposta su più fronti: pressione militare diretta; crisi interna; fratture nel blocco dei pasdaran; crescente ruolo degli apparati di sicurezza rispetto agli organismi religiosi. La guida del Paese, che Khamenei ha incarnato per 35 anni, non è sostituibile in tempi rapidi. E questo, per una Repubblica islamica costruita sull’idea del “Velayat-e Faqih”, significa trovarsi improvvisamente senza il perno teologico, politico e militare su cui tutto il sistema si regge.

Una verità che si avvicina

La combinazione di questi elementi – le tre fonti convergenti, l’esistenza di una foto interna già condivisa con Washington e Gerusalemme, il silenzio totale di Teheran – indica che la notizia della morte di Khamenei non è più semplice speculazione. Gli apparati iraniani stanno guadagnando tempo. Ma la verità, ormai, non è lontana.

 

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