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Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 13/01/2026, a pagina 3, la cronaca di Paolo Crucianelli dal titolo "Il nuovo Pci fa liste di proscrizione: una deriva eversiva".
C’è un punto oltre il quale la libertà di espressione politica cessa di essere un diritto e diventa un problema molto serio. È esattamente quel punto che viene superato dai documenti pubblicati online dal cosiddetto “Nuovo Partito comunista italiano”. Il manifesto intitolato Il nostro piano di guerra per instaurare il socialismo non è un saggio teorico. È un testo insurrezionale che parla esplicitamente di “guerra popolare rivoluzionaria”, di “piano di guerra”, di “forze nemiche da distruggere”, di “neutralizzazione di funzionari civili e militari”, di costruzione di strutture clandestine, di cellule, di comitati, di uno Stato Maggiore. Si tratta di un vero e proprio manuale politico-strategico che supera ampiamente il perimetro della critica radicale al capitalismo. Ma è la seconda operazione condotta dallo stesso movimento a rendere il quadro ancora più inquietante e il pericolo concreto. Siamo di fronte a una vera e propria lista di proscrizione. Il meccanismo è noto e storicamente documentato. Il risultato non è informazione. È esposizione. Non è critica politica. È delegittimazione personale. E quando si arriva a pubblicare fotografie e dati identificativi di riservisti con doppia cittadinanza italo-israeliana, che non sono personaggi pubblici e che hanno semplicemente adempiuto a obblighi di legge in uno dei loro Paesi di cittadinanza, il rischio diventa estremamente concreto. Quelle persone vengono rese riconoscibili, tracciabili, vulnerabili. Non è necessario che un testo contenga un appello esplicito alla violenza per produrre effetti violenti. Dal punto di vista giuridico, il combinato disposto tra un manifesto che teorizza e organizza la violenza politica e una lista che individua e segnala nemici interni rende il quadro particolarmente grave. Prima si costruisce il paradigma della guerra rivoluzionaria. In questo contesto, ipotesi come la diffamazione aggravata, l’istigazione, la propaganda d’odio e persino il trattamento illecito di dati personali richiedono una valutazione giudiziaria urgente e seria. L’appello alle istituzioni è un richiamo alla responsabilità. La Storia insegna che i fenomeni eversivi non diventano pericolosi all’improvviso. Anni Trenta e anni Settanta docet. Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante. redazione@ilriformista.it |
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