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Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 11/01/2026, a pagina 4, l'analisi di Mariano Giustino: "Guerriglia a luci spente in Iran. Avanzano i rivoltosi nelle città Khamenei: siamo al capolinea?".
La Repubblica islamica iraniana sta massacrando a porte chiuse i manifestanti. Ali Salehi, il procuratore di Teheran del cosiddetto Tribunale rivoluzionario islamico, ha affermato che i rivoltosi saranno puniti con la morte. A questi si aggiungerebbero centinaia di scomparsi e oltre duemila prigionieri dal 28 dicembre 2025, da quando la rivolta partita dai bazar si è trasformata in una insurrezione popolare per la liberazione del Paese dalla Repubblica islamica. Un’insurrezione che, a 14 giorni dal suo inizio, si è diffusa in tutte le 31 province dell’Iran. Se il regime dovesse cadere, come è molto probabile che accadrà, ci troveremmo di fronte a una rivoluzione di portata storica che provocherebbe un’onda d’urto destinata a estendersi oltre la regione mediorientale, come avvenne con la Rivoluzione francese del 1789 per l’Occidente. Mashhad, la seconda città più popolosa dell’Iran, è caduta nelle mani dei “combattenti per la libertà”, come ama definire i manifestanti la popolazione iraniana. Ebbene, le forze del regime si sono dovute ritirare dalle strade sotto la furia della massa degli insorti. Liberata anche la città di Ahvaz, capoluogo della provincia di Khuzestan, dove l’Iran possiede numerosi giacimenti petroliferi e raffinerie. I giovani stanno via via abbattendo tutti i simboli del regime. Queste manifestazioni sono molto diverse da quelle del 2009 del Movimento Verde contro i brogli elettorali. Sono diverse anche da quelle contro il caro benzina del 2019-2020 e da quelle del 2022 del movimento “Donna, Vita, Libertà”. E non solo per le dimensioni oceaniche di questi giorni. Sono diverse in termini di significato e di messaggio sociale. I manifestanti di oggi sono uniti da un tema comune: la dignità umana, la liberazione del Paese dalla dittatura dei mullah. Taraneh Alidoosti, un’importante attrice iraniana, ha suscitato grande attenzione nel Paese poco prima dell’inizio delle proteste. Emblematici sono i video diventati virali sui social durante le recenti proteste. Tra questi, quello di un uomo seduto in una strada di Teheran che oppone resistenza alle moto della polizia. In un altro filmato, un uomo si rivolge alla polizia antisommossa dopo essere stato colpito, dicendo: “Sono proprio come voi”. Queste scene descrivono la silenziosa costruzione di un ordine morale alternativo, basato sulla dignità, sull’autonomia corporea, sulla verità e sul desiderio di libertà. Quella a cui assistiamo è una resistenza civile dal basso che sta sfidando il cuore della teologia politica della Repubblica islamica più efficacemente di qualsiasi partito o opposizione organizzata. I giovani, questa volta, non sono disposti a farsi ammazzare senza reagire. Gruppi di manifestanti attaccano gli agenti del regime con la tattica del “mordi e fuggi”. Le forze della repressione non sembrano molto determinate a reprimere le manifestazioni alla luce del sole, davanti agli occhi dell’opinione pubblica. Stanno tentando di farlo a telecamere spente. Intanto gli Stati Uniti e Israele controllano già una parte dei cieli iraniani e, in questi ultimi giorni, abbiamo assistito al trasferimento di forze e mezzi aerei al confine tra Iraq e Iran, probabilmente per tenere sotto minaccia il regime. Sulla Repubblica islamica ora incombe la minaccia di Trump: “Se la Repubblica islamica uccide i manifestanti, sarà colpita molto duramente”. Intanto gli ayatollah si preparano alla fuga. In queste ore stanno organizzando un piano di emergenza. Lontano dall’Iran, il principe in esilio Reza Pahlavi, tanto invocato in queste manifestazioni per guidare la transizione verso la democrazia, sarà a Mar-a-Lago martedì 13 gennaio per incontrare Trump e Netanyahu. L’ora fatale della Repubblica islamica starebbe per scoccare. redazione@ilriformista.it |
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