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Pagine Ebraiche Rassegna Stampa
03.03.2012 Difendersi per non essere vittime
Analisi di Ugo Volli

Testata: Pagine Ebraiche
Data: 03 marzo 2012
Pagina: 28
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Difendersi per non essere vittime»

 Difendersi per non essere vittime
di Ugo Volli

(uscito su Pagine Ebraiche)

                                                                                   Ugo Volli

Come si concilia la partecipazione e l'emozione che molti in Italia e nel mondo occidentale, soprattutto nel mondo cattolico e nella sinistra, mostrano per la Shoah, bisogna supporre onestamente, e la loro altrettanto palese ostilità per Israele?
Perché essere compassionevoli verso gli ebrei morti e intolleranti nei confronti degli ebrei vivi, che cercano di conservarsi tali? Le risposte sono ovviamente diverse. Una è quella cinica per cui i nemici dei miei nemici sono miei amici: essendo stati perseguitati e sterminati dai governi nazifascisti, gli ebrei che hanno subito la Shoah possono essere ben considerati a sinistra, a patto che non insistano sulla loro identità.
Da vivi sono troppo alleati dell'America per mantenere questa qualità. Più interessante è il caso del mondo cattolico, per cui gli ebrei morti sono degni di amore in quanto “vittime”, dunque imitatori, benché involontari, di Gesù.
E' quel che sostenne il papa Giovanni Paolo II quando definì Auschwitz “nuovo Golgota”. Naturalmente gli ebrei vivi e che per di più si difendono dalle aggressioni non sono più vittime, ma eventualmente carnefici, magari sulla traccia della vecchia accusa di deicidio.
Di qui un'inversione di giudizio, per cui usando le armi e riuscendo a difendersi dal terrorismo e dalle aggressioni arabe, gli israeliani vengono identificati con i persecutori nazisti dei loro genitori. Senza entrare qui nel merito delle enormi differenze di comportamento di un esercito democratico come quello israeliano rispetto alla barbarie nazista, bisogna dire che il paradigma stesso della vittima è estraneo all'ebraismo, che privilegia la vita alla morte, impone di difendere la propria esistenza, limita a pochissimi casi l'obbligo di sacrificarla per non peccare.
I morti della Shoah furono vittime, ma non certo volontarie, il loro non fu un sacrificio nel senso originario della parola “Olocausto”, ma la conseguenza di un crimine subito. Dove poterono si difesero, come oggi si difende Israele. Ignorare ciò, sacralizzare la Shoah per condannare Israele è far torto alla loro memoria.

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