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Corriere della Sera Rassegna Stampa
22.06.2022 Donbass, la resistenza ucraina: 'Fino a quando riusciremo a combattere?'
Cronaca di Lorenzo Cremonesi

Testata: Corriere della Sera
Data: 22 giugno 2022
Pagina: 12
Autore: Lorenzo Cremonesi
Titolo: «Le bombe russe sul fiume: 'Lugansk è ormai perduta'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 22/06/2022, a pag.12, con il titolo "Le bombe russe sul fiume: 'Lugansk è ormai perduta' " l'analisi di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

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Sono i rombi dei bombardamenti già prima delle tre della mattina a lasciare capire che la predizione di Zelensky si sta avverando. «Sarà una settimana difficile. I russi vogliono intensificare l’offensiva contro il Donbass in concomitanza del vertice europeo sull’Ucraina di giovedì e venerdì», aveva messo in allarme due giorni fa il presidente da Kiev. A Kramatorsk, immobilizzata dal coprifuoco notturno, il fracasso delle artiglierie si mischia al crepitare nervoso delle mitragliatrici pesanti ed echeggia tra i condomini vuoti, gli spostamenti d’aria fanno vibrare i vetri. I siti ucraini segnalano che la battaglia si concentra su Severodonetsk, ma soprattutto attorno alla città gemella di Lysychansk, che sta sulla sponda occidentale del corso del Siversky Donets. Una conferma ci arriva per messaggio alle 8 della mattina dall’unità di artiglieria ucraina che avremmo dovuto andare a visitare oggi. «Impossibile venire, la strada da Bakhmut è presa di mira e noi abbiamo problemi», scrive via Whatsapp Youroslav, l’ufficiale con cui eravamo in contatto.

Death toll from Kramatorsk missile strike rises to 57, Ukraine official  says | Reuters
Kramatorsk

Più tardi un suo attendente farà sapere che i «problemi» sono in verità molto seri: una bomba russa ha centrato la palazzina del loro quartiere generale, uccidendo una cinquantina di soldati. Un altro racconta che c’è preoccupazione in tutto il settore: i russi bombardano e in alcuni punti hanno tentato di lanciare commando per attraversare il fiume. Almeno in un’area, non lontano da Sloviansk, per qualche ora sono riusciti ad arrivare sulla sponda occidentale. «Poi li abbiamo cacciati indietro, ma non doveva accadere», spiega in fretta la fonte, «le nostre difese si sono lasciate prendere di sorpresa». Sono tutte conferme molto fattuali della forte pressione esercitata dai comandi di Mosca per cercare di conquistare rapidamente «la regione» di Lugansk (che corrisponde a circa la metà dell’intero Donbass). In realtà non manca molto, specie dopo le offensive preparate dai feroci bombardamenti cominciati a inizio aprile: ormai l’armata controlla il 95% della regione, che era già stata in parte occupata dai separatisti filorussi, grazie al massiccio sostegno di Mosca, sin dalla guerra del 2014. Tre giorni fa sono anche riusciti a prendere il villaggio di Toshkivka e altre due località a ovest del fiume: ormai minacciano apertamente tutte le vie di comunicazione a est di Bakhmut. Gli ucraini rischiano di restare accerchiati, mentre dalla regione di Kharkiv giunge notizia dell’uccisione di 15 civili. «Se voi occidentali, specie gli alleati europei, parlaste meno e vi muoveste invece concretamente per mandarci le armi che chiediamo, certamente il Lugansk oggi sarebbe tutto libero. Ma ormai è perduto, inutile farci illusioni, poche settimane e noi dovremo abbandonare sia Severodonetsk che Lysyshansk», ammette il 48enne Taras, un ufficiale delle forze speciali incontrato in un bar di Sloviansk. Le sue valutazioni fanno il paio con quelle che pubblica la stampa americana citando gli esperti del Pentagono: gli ucraini non potranno tenere l’ultimo 5 per cento del Lugansk, ma la battaglia per la provincia di Donetsk resta ancora tutta da giocare, gli ucraini cominciano ad usare con efficacia i cannoni e lanciarazzi inviati dagli Stati Uniti e dagli altri alleati. In ultima analisi, ben difficilmente Putin riuscirà a coronare il suo piano di prendere l’intero Donbass. Ma anche questa narrativa della parziale ritirata ucraina, cui seguirà una lunga guerra di logoramento alla fine della quale non è affatto detto che Putin possa prevalere, è smentita con fermezza da tre giovani soldati delle forze speciali incontrati in serata appena usciti dall’assedio di Severodonetsk e in cui rientreranno a combattere prima che faccia buio. Sono eccitati dalla battaglia e dal pericolo, magri, hanno le mani che tremano, parlano nervosi, tra loro condividono quell’intimità esclusiva che nasce dalla «camaraderie» delle trincee. Sono Ieroslav di 26 anni, Alexey di 27 e Alexandrey di 32. Dicono: «I russi avanzano solo grazie alle loro artiglierie e i tank, ne dispongono di numeri spropositati. Ma le fanterie sono nulle, vengono mandate a morire stupidamente dagli ufficiali ceceni che se ne restano nelle retrovie. A noi basterebbero un poco più di armi, specialmente di droni a lungo raggio, e avremmo la meglio».

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