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Corriere della Sera Rassegna Stampa
06.02.2021 Guerra in Yemen: con Biden cambierà qualcosa?
Commento di Lorenzo Cremonesi

Testata: Corriere della Sera
Data: 06 febbraio 2021
Pagina: 19
Autore: Lorenzo Cremonesi
Titolo: «'La guerra in Yemen deve finire'. Così Biden svolta in Medio Oriente»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 06/02/2021, a pag. 19 con il titolo " 'La guerra in Yemen deve finire'. Così Biden svolta in Medio Oriente", il commento di Lorenzo Cremonesi.

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Lorenzo Cremonesi

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Terroristi Houthi filo-iraniani

Blocco del sostegno militare americano all’offensiva saudita in Yemen e disponibilità invece agli sforzi diplomatici per una soluzione pacifica del conflitto. Passa attraverso lo Yemen devastato da circa sette anni di guerra la nuova apertura americana nei confronti dell’Iran. Le prime mosse di politica estera del neopresidente Joe Biden lasciano chiaramente intendere l’intenzione di voltare pagina rispetto a Donald Trump anche in Medio Oriente. L’annuncio ieri di voler congelare le vendite di armi a Riad, e ad ogni altro tipo di sostegno logistico in quella che ha definito «una catastrofe umanitaria e strategica», segna una svolta rilevante. «Staremo a vedere se tutto ciò si tramuterà in fatti concreti», commentano guardinghi da Sanaa, la capitale controllata dalle milizie pro-iraniane Houthi sin dal settembre 2014. Riad sembra invece far buon viso a cattivo gioco. L’esercito saudita era intervenuto in forze nel 2015 convinto di poter controllare il Paese in poche settimane. Ma da allora la situazione non ha fatto che peggiorare. Le organizzazioni umanitarie internazionali riportano oltre 130.000 morti dall’inizio del conflitto, di cui circa 18.000 direttamente a causa dei combattimenti, ma il resto soprattutto per fame e malattie: un segnale gravissimo del caos interno.

Gli ospedali parzialmente funzionanti si contano sulle dita di una mano, colera e Covid imperversano senza controllo. Sino agli ultimi giorni del suo mandato, Trump aveva continuato a sostenere i raid sauditi sullo Yemen, tanto da dichiarare «terroriste» le milizie Houthi. Il suo stretto rapporto con il principe ereditario Mohammad bin Salman, l’aveva persino indotto ad evitare qualsiasi condanna pubblica del brutale assassinio del giornalista Jamal Kashoggi nel consolato saudita di Istanbul nel 2018. Biden intende cambiare. Già durante la campagna elettorale aveva promesso di voler «riconsiderare la politica Usa in Yemen. Dalla teoria alla pratica: appena eletto presidente aveva congelato la vendita di missili di precisione del valore di 478 milione di dollari destinati all’aviazione saudita. Questo suo nuovo passo sembra volto a preparare il terreno al tentativo di rivedere la scelta di Trump nel 2018 di cancellare i trattati sul controllo del progetto nucleare iraniano stipulati da Barack Obama tre anni prima. Negli ultimi giorni Biden ha nominato il diplomatico di carriera Timothy Lenderking inviato speciale nella regione. «Questa guerra in Yemen deve finire», ha ribadito ieri dunque nel suo primo discorso di politica estera da presidente. Allo stesso tempo, ha comunque specificato che i sauditi non resteranno soli e gli Stati Uniti continueranno a vendere armi per la difesa dai missili e i droni lanciati da Teheran sui loro territori. Le relazioni con l’Iran restano in ogni caso complesse. A Teheran il braccio di ferro tra moderati e conservatori rivela gravi tensioni interne sull’atteggiamento da tenere sulla questione nucleare. Incoraggiante è stata la relativa assenza di azioni violente da parte delle milizie sciite pro-iraniane in Iraq per commemorare il primo anniversario del blitz Usa del 3 gennaio 2020 a Baghdad contro il capo militare iraniano Qasem Soleimani assieme ai massimi comandanti sciiti iracheni.

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