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Bollettino della Comunità ebraica di Milano Rassegna Stampa
05.08.2022 CDEC: una realtà 'aumentata', una nuova sede avveniristica
Analisi di Marina Gersony

Testata: Bollettino della Comunità ebraica di Milano
Data: 05 agosto 2022
Pagina: 34
Autore: Marina Gersony
Titolo: «CDEC: una realtà 'aumentata', una nuova sede avveniristica»

Riprendiamo da BET, Bollettino della Comunità ebraica di Milano, a pag. 34, luglio-agosto 2022,  con il titolo "CDEC: una realtà 'aumentata', una nuova sede avveniristica", l'analisi di Marina Gersony.

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Marina Gersony

CDEC – Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea

Inaugurata la maestosa sede della Fondazione CDEC al Memoriale della Shoah. Si porta così a compimento un’opera architettonica e culturale di enorme valore per Milano. Un progetto grandioso, vent’anni di lavoro e raccolte fondi. Ne parla l’architetto Annalisa de Curtis Lo spazio è sofisticato, visionario, altamente emotivo e racconta la contaminazione fra materia e memoria: la cura del dettaglio, i sapienti giochi di luce creati ad hoc e le ragionate suddivisioni della struttura, ricordano nel loro insieme la raffinata tradizione dell’architettura milanese e italiana. Cemento, vetro, metallo e legno, anche quello fragile dei convogli in partenza verso l’ignoto, che restano come monito al Binario 21. Materiali riesumati da un luogo svelato, dopo decenni di oblio, attraverso il progetto di scavo e ricostruzione: che si parlano e si fondono con l’ossatura a vista segnata dal tempo, le possenti arcate che sorreggono la Stazione Centrale. Dopo il trasferimento della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) negli spazi del Memoriale della Shoah presso la Stazione Centrale di Milano, si è inaugurato il 15 giugno un nuovo polo di ricerca storica e un “laboratorio del presente”, un polo di indagine sull’oggi, un’eccellenza che da adesso offrirà al pubblico e ai ricercatori una struttura di prestigio internazionale per la città e per il mondo ebraico. Situato in Piazza Edmond J. Safra sotto il rilevato ferroviario della Stazione Centrale, di fronte al palazzo delle ex Regie Poste, il nuovo spazio degli uffici del CDEC è opera degli architetti Guido Morpurgo e Annalisa de Curtis, fondatori dello Studio Morpurgo de Curtis Architetti Associati, già autore del Memoriale della Shoah oggetto di varie pubblicazioni in autorevoli riviste nazionali e internazionali e di riconoscimenti (Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2015 – Menzione d’Onore Interni. Dichiarato “d’interesse culturale particolarmente importante” dal MiBACT, vincolato dal Ministero di Beni Culturali nel gennaio del 2017. Premio Nazionale In/Architettura 2020). La sua biblioteca appena completata ospita il patrimonio librario e archivistico della Fondazione CDEC. «La straordinarietà di questo progetto – spiega l’architetto Annalisa de Curtis – sta nel fatto che non si tratta di un’architettura promossa dal mondo finanziario. Il nostro sforzo di architetti è stato di far coincidere la forma con i contenuti nella profonda convinzione che l’esperienza più potente derivi proprio da questa relazione e integrazione. L’idea di realizzare un laboratorio del presente può stimolare riflessione e consapevolezza, contrastando l’indifferenza e la dimenticanza. Il Memoriale inteso come un’architettura-documento o meglio, un’infrastruttura-reperto, più che fornire spiegazioni, pone interrogativi che il visitatore, come ‘corpo mobile’, può affrontare a partire dall’incontro emozionale con il luogo». In breve, un esempio unico nel suo genere di collaborazione tra un’istituzione che rappresenta a Milano il luogo simbolo della Memoria contro i crimini all’essere umano e il principale Centro di ricerca sulla storia degli ebrei in Italia; una sinergia preziosa tra i due enti che mirano a restituire alla metropoli lombarda un luogo rinnovato che coniuga ricerca, conservazione storica e monitoraggio del fenomeno dell’antisemitismo; ma anche un luogo sensoriale non solo per chi è interessato a documentarsi, studiare, lavorare o dedicarsi all’approfondimento della storia ebraica. L’offerta didattica, grazie a un costante work in progress, sarà ulteriormente strutturata attraverso laboratori, nuovi format educativi per gli studenti e un’ampia gamma di contenuti per completare e arricchire la visita del luogo. Nel corso dell’inaugurazione di giugno, la mostra fotografica Fare Memoria: la costruzione di un luogo, ha ripercorso l’intera evoluzione del progetto, dal primo cantiere fino ad oggi e messo in evidenza i momenti e gli incontri più significativi nel corso degli anni. Elaborato in ogni singolo dettaglio, gli uffici e la biblioteca sono realizzati con la stessa qualità architettonica del Memoriale della Shoah dove, tra il 1943 e il 1945, migliaia di ebrei e oppositori politici furono caricati su vagoni merci diretti ad Auschwitz-Birkenau, Mauthausen e altri campi di sterminio e di concentramento oltre che di transito. Parliamo di 750 metri quadrati per la biblioteca, la sala dei Memoriali nel mondo e l’Agorà per sperimentare e offrire contenuti trasversali. La biblioteca, su tre piani e con più accessi, simile a un box di vetro, contiene circa 31.000 monografie, 700 tesi di laurea, 2.000 testate di periodici e un archivio che raccoglie la maggior parte delle testimonianze esistenti sulla storia degli ebrei in Italia, dall’età dell’Emancipazione fino ai giorni nostri: un patrimonio di valore inestimabile ampiamente valorizzato grazie alla nuova ambientazione multifunzionale e ora anche consultabile su prenotazione. «La narrativa della Shoah degli ultimi decenni – osserva de Curtis – ci ha consegnato una memoria legata esclusivamente all’orrore e all’indicibile. L’obiettivo è stato quindi di uscire da questa narrativa statica e rifondare un laboratorio della memoria che non fosse limitato all’informazione e al ricordo delle persecuzioni e dello sterminio, la cui fissità rischia di chiudersi nell’idea di monumento; la sfida è di realizzare un luogo vivo, dinamico, di apertura verso il presente e costruttivo verso il futuro. Attraverso l’esperienza, il visitatore potrà vivere lo spazio scoprendo l’autenticità delle potenti suggestioni visive e acustiche svelate dal progetto, a partire dal suono dei treni in movimento che ora, come allora, scorrono al di sopra ristabilendo la Memoria della Shoah, oltre il monito, verso il progetto della memoria quindi della nostra contemporaneità; della vita che ha prevalso». Di fatto, negli ultimi tempi ci si è spesso domandati come si possa mantenere viva una memoria tragica senza che essa appaia dogmatica, ripetitiva e apologetica, privata del suo stesso significato o, peggio ancora, una sorta di contemplazione istituzionalizzata attraverso l’illusorietà della ricostruzione del passato. La questione fondamentale resta dunque se sia possibile superare un trauma collettivo e, se sì, come? Una risposta cerca di darla questo progetto che coniuga e rielabora, grazie a una struttura d’avanguardia, la connessione tra passato e presente: «Attraversare gli spazi di manovra abbandonati della Stazione Centrale – aggiunge de Curtis – ci ha fatto comprendere fin da subito che progettare un Memoriale della Shoah in questo luogo significava prima di tutto affrontare il tema della dimenticanza. Provare l’esperienza degli stessi spazi riportati alla nudità originaria, senza nascondimenti, la loro ‘presenza’, insieme alle testimonianze dei sopravvissuti, consente di percepire che, a partire da Walter Benjamin il progetto della memoria non è uno strumento, bensì il medium stesso, per la ricognizione del passato».Conclude l’architetto: «Confidiamo che il progetto della Memoria possa diventare un’occasione di risveglio per coloro che attraverseranno questi luoghi. Il visitatore avrà così la possibilità di compiere un’esperienza unica del luogo attraverso una percezione progressiva, dallo smarrimento esperito nell’insolito Osservatorio, allo spazio percepito come reperto materiale, alla trasformazione attraverso l’attivazione percettiva messa in moto dagli allestimenti permanenti». Infine, partirà anche un nuovo progetto di raccolta in loco delle testimonianze dei visitatori. In questi anni, infatti, l’esperienza di visita del Memoriale ha risvegliato in più occasioni i ricordi e le emozioni di più visitatori, come esperienze dirette o memorie di famiglia trasferite da una generazione all’altra. Per questo è stato scelto di dare vita a un programma che consenta di ascoltare e registrare questi racconti continuando così ad alimentare e arricchire i materiali d’Archivio. E a coltivare la Memoria.

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