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Bollettino della Comunità ebraica di Milano Rassegna Stampa
05.06.2022 Se voi sapeste cosa mi hanno raccontato i nonni: i nipoti raccolgono il testimone della memoria
Commento di Ilaria Myr

Testata: Bollettino della Comunità ebraica di Milano
Data: 05 giugno 2022
Pagina: 20
Autore: Ilaria Myr
Titolo: «Se voi sapeste cosa mi hanno raccontato i nonni: i nipoti raccolgono il testimone della memoria»

Riprendiamo dal BOLLETTINO della Comunità ebraica di Milano, giugno 2022, a pag. 20, con il titolo "Se voi sapeste cosa mi hanno raccontato i nonni: i nipoti raccolgono il testimone della memoria" il commento di Ilaria Myr.

Giorno della Memoria 2018: eventi e iniziative a Napoli per le vittime  della Shoah

La trasmissione della memoria della Shoah alle prossime generazioni è sempre di più al centro dell’attenzione degli storici e di chi ha a cuore questo tema. Nonostante l’esistenza di giornate in cui si ricordano le vittime del nazifascismo, ci si chiede ogni anno che passa chi sarà in grado di portare la fiaccola della memoria, una volta che i testimoni ci avranno lasciati. Un tema, questo, delicato e anche spinoso, che chiama in causa non solo i giovani, a cui è demandato questo compito, ma anche e soprattutto gli adulti di oggi, che devono a loro volta passare il testimone ricevuto. In Italia, ogni anno per il Giorno della memoria, istituito nel 2000, si assiste a una vera e propria esplosione di contenuti di tutti i tipi riguardanti la Shoah - libri, film, programmi tv, eventi, ecc. - e di lavori, più o meno validi, svolti nelle scuole dagli insegnanti. Una divulgazione che ha sicuramente il merito di approfondire le conoscenze, ma che spesso scade nella retorica e in slogan triti e ritriti - “mai più” - che hanno dietro però poca consapevolezza. Ma, dalla nascita dello Stato di Israele, il mondo ebraico ricorda le sue vitti- me durante Yom HaShoah, in cui vengono letti i nomi e si recita il Kaddish. Eppure, ogni anno le celebrazioni di questo giorno attirano sempre meno partecipanti nelle comunità ebraiche. “Perché quando abbiamo la possibilità di commemorare intimamente, senza retorica o protagonismi le migliaia di vittime della Shoah, quando possiamo ascoltare i loro nomi, recitare un Kaddish in loro memoria non ci siamo? - chiede la presidente dell’Associazione Figli della Shoah di Milano Daniela Dana Tedeschi in un accorato appello, scritto all’indomani della cerimonia per Yom HaShoah alla sinagoga centrale di Milano (vedi box) -. Perché non rispettiamo il monito di ricordare, un monito che ci rende singolarmente responsabili affinché ogni vittima non venga dimenticata nella sua piena dignità, ora e nelle generazioni a venire? Come possiamo pre- tendere che i nostri figli raccolgano il Testimone se i genitori non danno l’esempio?”. Domande, queste, che hanno l’obiettivo di sollevare una riflessione sia nei membri delle comunità sia nelle stesse istituzioni ebraiche, molto sollecite a organizzare eventi per il 27 gennaio, ma totalmente assenti per il 27 di Nissan, Yom HaShoah. “E in quella data stranamente nessun ente ebraico organizza eventi né manifestazioni celebrative. Vi è solo la lettura dei nomi e la commemorazione delle vittime nella Sinagoga di Via Guastalla; eppure, il tempio rimane inspiegabilmente vuoto”.

I GIOVANI RACCOLGONO IL TESTIMONE
Non mancano, però, iniziative anche recenti in cui le terze generazioni, i cui nonni hanno vissuto l’orrore della Shoah, si interrogano sul proprio ruolo e sulla sua importanza per il futuro. Un esempio è l’incontro online organizzato, nel gennaio 2021, durante la pandemia, dall’Assessorato Giovani della Comunità ebraica di Milano, in collaborazione con Joi. Durante la serata del ciclo JTalks intitolata “Memoria e responsabilità”, i “nipoti della Shoah” hanno raccontato come hanno vissuto l’eredità dei nonni, come hanno “metabolizzato” il dolo- re dei loro cari e come vivono questa “Memoria famigliare”. Soprattutto, si sono interrogati su come, in un mo- mento in cui la responsabilità della memoria è interamente nelle loro mani, è giusto portare avanti il ricordo di ciò che è stato, senza averlo vissuto, senza rendere vana la memoria dei nonni. Un esempio più recente, che arriva da oltre-oceano, è il progetto online di conservazione della memoria. If You Heard What I Heard (“Se tu avessi ascoltato quello che ho ascoltato io”): una serie in costante divenire di interviste online ai giovani che raccontano le esperienze vissute dai propri nonni durante la Shoah, arricchite da dettagli su come si sono ricostruiti una vita e come hanno parlato della Shoah in famiglia. Oltre al sito web, il progetto ha un profilo Instagram, un canale YouTube e una pagina Facebook per attirare le giovani generazioni. Tutte le interviste sono girate su smartphone, con le domande fuori campo che incorni- ciano la conversazione. “In queste interviste, aggiungiamo dettagli su ciò che i sopravvissuti hanno detto alle loro famiglie, incluso il modo in cui l’eredità dell’Olocausto li ha colpiti. Ci auguriamo che coloro che guardano vogliano saper- ne di più e vedere la testimonianza originale di un sopravvissuto o visi- tare un museo dell’Olocausto”, spiega al Times of Israel Carolyn Siegel, nipote di un sopravvissuto e ideatrice del progetto. Nata a Los Angeles, Siegel ha iniziato If You Heard What I Heard dopo che una sinagoga vicino a casa sua è stata vandalizzata con graffiti antisemiti nel 2020. È stato il quinto atto di vandalismo di questo tipo a Los Angeles quell’anno, e Siegel ha deciso che era giunto il momento di mantenere quella promessa fatta al suo defunto nonno. “Come nipoti di sopravvissuti, mentre non siamo stati testimoni degli stessi orrori dei nostri nonni, abbiamo testimonianza del loro dolore, perdita e cicatrici fisiche ed emotive – si legge sul sito internet del progetto -. Molti di noi non hanno ascoltato le storie di quello che i nostri nonni hanno vissuto in una volta sola, ma nel corso di decenni. Le storie, per molti di noi, vanno da dettagli condivisi in modo molto cauto, a dettagli più brutali forniti con emozione. Quello che sentirete quando guarderete queste inter- viste è quello che abbiamo ascoltato e che abbiamo testimoniato durante la nostra vita, dei viaggi tremendi dei nostri nonni, delle perdite devastanti e della resilienza ispirante. Questi sono eventi reali nella vita di persone reali che l’hanno vissuta in prima persona. Se tuo nonno condividesse una storia come questa con te, che effetto avrebbe su di te? Incoraggiamo tutti coloro che guardano a mettersi nei panni dei nipoti, ascoltando queste storie, e a ricordare l’incredibile speranza e resilienza con cui questi sopravvissuti hanno potuto ricostruire la propria vita”.

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