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Informazione Corretta Rassegna Stampa
11.07.2022 IC7 - Il commento di Donatella Masia: Diritti Umani, ONU, Israele
Dal 3 al 10 luglio 2022

Testata: Informazione Corretta
Data: 11 luglio 2022
Pagina: 1
Autore: Donatella Masia
Titolo: «IC7 - Il commento di Donatella Masia: Diritti Umani, ONU, Israele»
IC7 - Il commento di Donatella Masia: Diritti Umani, ONU, Israele
Dal 3 al 10 luglio 2022

The Declaration of Human Rights

Spesso  si parla di Diritti Umani, del ruolo dell’ONU al riguardo, e dei riflessi  di questo per Israele. Vediamo di che cosa si parla. I Diritti Umani, ontologicamente, sono qualcosa che all’uomo spetta dalla nascita in quanto essere umano; pertanto si tratta di diritti inalienabili che ciascuno possiede,  e che il Sovrano , o Stato , deve rispettare.  Dal “diritto naturale” dei filosofi antichi e meno antichi fino ad oggi, il concetto si e’ molto ampliato.  

L’evoluzione  del pensiero ha portato alle prime codificazioni, con il Bill of Rights statunitense del 1781,  e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino  dell’Assemblea  nazionale francese del 1789  , ove si parlava chiaramente di diritti di liberta’ ed uguaglianza.  Dopo i due conflitti mondiali e’ intervenuta , a definire i Diritti Umani,  l’elaborazione del diritto internazionale : ed ecco la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo  (DUDU) adottata dalle Nazioni Unite il 10.12.1948,  ed ancora il  16.12.1966 , sempre in ambito Nazioni Unite, i Patti sui diritti civili, politici, economici, sociali, culturali;  ed ancora , in seno all’Europa,  la Convenzione Europea dei diritti dell’uomo stipulata a Roma nel  1950. Da allora sempre nuovi diritti si riconoscono all’essere umano.; e’ di questi giorni una risoluzione del Parlamento Europeo in tema di rimozione degli ostacoli al diritto di aborto.  Una elencazione completa non e’ facile. Ma dopo i diritti  piu’ antichi quali  quelli  civili e politici,  vanno citati quelli di “seconda generazione” ossia sociali, economici, culturali , che necessitano, da parte dello Stato, anziche’ la non ingerenza, l’intervento per favorirli. Ed ancora, tra i piu’ recenti, i diritti a protezione di categorie vulnerabili quali donne, bambini, disabili, persone Lgbt, popolazioni indigene, rifugiati, migranti, ed anche l’ambiente:  categorie protette dalle relative Convenzioni delle Nazioni Unite.  Naturalmente poi le legislazioni interne di diversi paesi hanno  improntato la propria Costituzione e le proprie leggi   a questi principi.  

Conoscete WIPO, agenzia ONU?

Detto cio’,  appare subito evidente come l’ONU viva, in realta’, una contraddizione interna, irrisolvibile finche’  non muteranno le regole che la governano.  Come e’ possibile, infatti, che , perseguendo uno dei suoi scopi primari  (la promozione  dei Diritti Umani), si adoperi per riconoscere  e tutelare   i diritti della persona  , quando diversi   paesi  ad essa aderenti non  ne hanno nozione o addirittura li osteggiano? In ordine alfabetico, dall’ Afghanistan allo Zimbawe , gli stati membri  dell’ONU  sono oggi 193,  con Vaticano e Palestina nel ruolo di “osservatori”. Organo sussidiario  dell’Assemblea generale  e’ il Consiglio  per i Diritti Umani (fino al 2006 Commissione per i Diritti Umani) di cui  fanno parte 47 paesi, a rotazione, scelti dall’Assemblea Generale a scrutinio segreto ed a maggioranza, secondo il criterio dell’equa ripartizione geografica: 13 paesi  sono africani, 13 asiatici, 8 latino-americani, 6 est-europei,  7 europei occidenti e di altre aree (America  del nord ed Oceania). Dal 1993 esiste poi l’Alto Commissariato per i Diritti Umani (UNHCHR), che si occupa precipuamente di educazione ed informazione sul terreno, e supervisiona il Consiglio. Questi  due organi sono  basati a Ginevra in Svizzera.  Orbene, poiche’ uno stato, quando diviene membro  delle Nazioni Unire,  stabilisce di accettare gli obblighi dello Statuto ONU, tra cui  quello di cooperare nella promozione dei diritti umani,  mi chiedo come e’ possibile l’ingresso nell’ente di paesi palesemente violatori di tali diritti, a cominciare, ad esempio, dal diritto primario alla  vita. Non solo: mi chiedo  anche come sia possibile che del Consiglio facciano parte molti paesi che calpestano i diritti umani.  Ancora: come sia possibile che  l’ Alto Commissario sia stato , nel tempo, un equadoregno, un brasiliano , un giordano… oggi una cilena, Michelle Bachelet:  insomma, personaggi che (al di la’ del loro valore individuale) sono espressione di paesi che, in fatto di diritti umani , devono imparare tutto, non certo ispirare il mondo.  

Se poi  osserviamo la composizione del Consiglio, non possiamo che dedurne   che essa induce  decisioni “sbilanciate”,   frutto di  impostazioni politiche pregiudiziali,  avulse dalla realizzazione degli scopi statutari e, nei fatti, rispondenti ad interessi di parte . Interessi che, per lo piu’, sono quelli dei paesi islamici odiatori di Israele.  A proposito di Israele:  ricordo  ancora la grande manifestazione cui partecipai a Ginevra  nel  giugno dell’anno 2015 con l’associazione Italia-Israele di Torino , e molti altri, per protestare contro l’ennesima risoluzione ONU contro lo stato ebraico.  Da allora le cose non sono cambiate, anzi sono peggiorate. Contro Israele l’ONU produce periodicamente una quantita’ incessante di risoluzioni e decisioni vuoi dell’Assemblea Generale, vuoi del Consiglio  o dell’Alto Commissariato.  Addirittura istituisce commissioni  ad hoc, come quella -paradossale- per  indagare su presunti abusi in danno di palestinesi avvenuti durante gli undici giorni di guerra del maggio 2021, presieduta da Navi Pillay  e  preceduta dalle dichiarazioni dell’Alto Commissario Bachelet  secondo cui le condotte di Israele avrebbero potuto costituire crimini di guerra.  Non una parola, invece,  su Hamas, gruppo terrorista  che spara deliberatamente sui civili facendosi scudo dei propri cittadini,  fomenta rivolte ed   incita  ad uccidere gli ebrei.  Del resto, Pillay  in passato  parlo’ di Israele come  stato di “apartheid”  ed ha appoggiato il movimento BDS.  

Insomma, soggetti dichiaratamente antisemiti  sfruttano il  proprio ruolo nell’ONU  per condurre la loro guerra contro Israele, indisturbati ed anzi riveriti dai media.   Talmente scoperta e’ questa operazione,  che ha determinato una indignata   “lettera  dei cittadini israeliani”,   che esortavano la Commissione, piuttosto, a denunciare le azioni nella Striscia di Gaza di Hamas, Jihad islamica palestinese e Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina come crimini di guerra e crimini contro l’umanita’ . Da ultimo, basti osservare la gestione internazionale dell’incidente in cui e’ morta per colpo d’arma da fuoco la giornalista palestinese-americana  Shireen Abu  Akleh per capire  come, verso Israele, si usi sempre  uno standard di valutazione negativamente pregiudiziale.  L’agenzia ONU, concludendo le indagini, ha attribuito la responsabilita’ ad  Israele, sia pure (bonta’ sua…)  non parlando di atto deliberato:  ma e’ evidente che, in assenza di pronta autopsia ed esami balistici,    rifiutati dall’Autorita’ Palestinese che per lungo tempo non ha prodotto il proiettile ne’ messo a disposizione la salma,  nessuna seria conclusione si puo’ trarre.  Eppure,  per l’ONU  e’ certa la responsabilita’ di Israele. Inoltre, benche’ si sia trattato certamente di un fatto doloroso e tragico,  la morte di questa giornalista  di Al-Jazeera  e’  diventato  un caso mondiale,  all’attenzione dei media per settimane, nonostante le numerose morti di giornalisti e reporter di varie nazionalita’  in teatri di guerra (basti pensare all’Ucraina), che , invece, hanno meritato poche righe o parole solo in occasione della notizia.  Finalmente qualcuno si e’ seccato.  312 appartenenti al gruppo interparlamentare transatlantico  “Friends of Israel” ,  con 26 politici italiani  (Lega, Forza Italia, tre esponenti del PD tra cui Lia Quartapelle capogruppo in Commissione Esteri della Camera)  hanno redatto un Appello che mette in luce la discriminazione dell’ONU contro  Israele e chiede di condannare  l’eccessivo numero di risoluzioni anti-Israele e riformare il Consiglio per i Diritti Umani. 

A mio modo di vedere c’e’ molto di piu’ da riformare. E’ l’ONU nel suo complesso che e’ diventato un enorme carrozzone, sui cui costi di gestione ci sarebbe molto da dire,  asservito, per ragioni di evidenti maggioranze numeriche, alle politiche di paesi che non dovrebbero nemmeno farme parte ,  o dovrebbero esserne espulsi, non trattandosi di stati democratici improntati ai principi dello Statuto delle Nazioni Unite.  Basti pensare all’Iran, che fu uno dei paesi fondatori nel 1945:  sui cui crimini interni e internazionali l’ONU  e’ fragorosamente silente, come se le uccisioni dei dissidenti e degli omosessuali  non fossero violazioni dei Diritti Umani.  Credo, dunque, che sia giunto il momento  storico perche’  gli stati membri democratici affrontino una vera “rivoluzione interna”  e si  ribellino alle falsita’ propugnate, in troppe occasioni e sedi,  dall’ente cui partecipano , smentendole,  ed avviando un serio , globale ,  repulisti.  Altrimenti, ad esempio,  dovremmo credere  che facciano  proprie  ed intendano  insegnare  al mondo,  le fantasie (per usare un eufemismo)  propugnate dall’UNESCO , agenzia dell’ONU deputata alla valorizzazione ed informazione su storia, arti, scienze, etc.,  circa i siti storici ebraici;  ossia i falsi storici che  questa , in molteplici occasioni,  ha fornito per decisione  dei paesi islamici odiatori di Israele.   Con l’evidente scopo di cancellare la storia dello stato ebraico,  delegittimandolo,  nel tentativo  di vincerlo, almeno, con le parole.  Operazione indegna  di un organismo che, da faro del mondo, e’ oramai diventato  strumento  di propaganda islamica. Ecco allora un suggerimento  per i nostri  immobili governanti:  lanciare un forte programma, da condividere con altri paesi membri,  di rifondazione dell’ONU, per lo meno nel settore dei Diritti Umani e dell’UNESCO.  Utopia?  Forse… ma ci si puo’ lavorare!

Informazione Corretta
Donatella Masia, magistrato

takinut@gmail.com

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