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Informazione Corretta Rassegna Stampa
14.06.2021 Israele, ecco il nuovo governo tra speranze e difficili sfide
Analisi di Deborah Fait, Giovanni Quer

Testata: Informazione Corretta
Data: 14 giugno 2021
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait - Giovanni Quer
Titolo: «Addio a Bibi, benvenuto a Naftali - Il nuovo governo: una grande speranza, una difficile impresa»
Oggi, 14/04/2021, IC pubblica due analisi sul nuovo governo israeliano firmate da Deborah Fait, Giovanni Quer.

A destra: Naftali Bennett, Yair Lapid

Ecco gli articoli:

Addio a Bibi, benvenuto a Naftali
Analisi di Deborah Fait

Una persona che riesce a portare a termine un discorso di insediamento in un qualsiasi governo tra le urla incontenibili e gli sberleffi dell'opposizione, e lo fa senza perdere la testa, senza sudare, senza mostrare la minima esitazione o debolezza, anzi sorridendo e pazientando, significa che è pronto a fare il Primo ministro di un paese difficile come Israele. Nel momento in cui Naftali Bennett, nuovo premier di Israele, è salito sul podio e ha incominciato a parlare è stato letteralmente sommerso da urla e insulti al vetriolo di chi non era d'accordo con la sua elezione, discutibile per alcuni ma forse necessaria in questo momento storico. Lo sapremo solo vivendo. Il suo è stato un discorso pragmatico, chiaro e conciso, senza tanti fiorellini: faremo… faremo e faremo e questo paese continuerà ad essere grande nel mondo. I rappresentanti dei partiti religiosi estromessi dal governo entrante erano lividi di rabbia nonostante Bennett fosse il primo ministro religioso eletto premier. Urlavano come se la loro esclusione dal governo mettesse in pericolo il carattere religiosamente ebraico di Israele. Sono arrivati a dire che Bennett deve togliersi la kippà, che è solo un riformato, che adesso "saranno distrutti lo shabbat, la kasherut, e il popolo ebraico piangerà lacrime amare" Parole di Arie Deri, ex ministro degli interni e anche ex galeotto, parole dettate dalla rabbia di aver perso il potere. Bennett ha risposto con grande calma "Gli ultra ortodossi non ci possono insegnare cosa sia il giudaismo, tanto meno cos'è il sionismo". Questo è vero, non si può dire che i ministri ortodossi del governo uscente fossero sionisti, anzi, Deri compreso. Questo governo appena insediatosi sarà certamente diverso dal precedente, sarà un governo di giovani, (Bennett ha 49 anni) di molte donne, per la prima volta nella storia di Israele saranno insieme destra, sinistra, centro, religiosi non ortodossi e arabi, praticamente è il quadro eterogeneo di quello che è Israele, una democrazia dove tutti i cittadini, di qualsiasi razza, religione, idee politiche, godono degli stessi diritti. Mentre tutti urlavano contro il loro padre, i quattro bambini di Bennett, in galleria, gli mandavano tanti cuori disegnati con le dita.

Nel bailamme del momento è stata una scena dolce e piena di amore e di ottimismo. Infine è salito sul podio Benjamin Netanyahu che, da grande oratore, ha parlato di tutto quello che hanno fatto i suoi governi, 15 anni in tutto, 12 consecutivi, ha criticato aspramente Bennett e Lapid, li ha derisi ma, da capo dell'opposizione, ci stava anche perchè si vedeva che masticava amaro. Netanyahu, non c'è bisogno di sottolinearlo, è stato un grande, in tutti i sensi, un grande ministro (esteri, economia), un grande primo ministro, un grande oratore, un grandissimo promotore di Israele e diplomatico. Ha trasformato il minuscolo Israele in una grande potenza in tutti i campi, ha ridotto al lumicino, insieme a Trump, il potere di Abu Mazen, ha fatto accordi economici e sociali di pace con metà del mondo arabo. Ha fatto sì che Donald Trump portasse l'ambasciata americana da Tel Aviv e Gerusalemme e dichiarasse ufficialmente la Città capitale di Israele. Last but not least,  Israele è stato il primo paese al mondo ad uscire dalla pandemia del Covid. Il primo al mondo quando ancora oggi tanti paesi stanno lottando contro il virus. Tutto grazie a Bibi e alla sua capacità di tessere legami importanti tra i grandi del mondo e con chiunque possa cooperare con Israele. A questo punto le uniche cose che posso dire sono: Grazie, Bibi, Grazie infinite per tutto quello che hai fatto e buon lavoro a Naftali Bennett e Yair Lapid. Chiunque sia il suo premier, sempre Viva Israele!

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Deborah Fait
"Gerusalemme, capitale unica e indivisibile dello Stato di Israele"

Il nuovo governo: una grande speranza, una difficile impresa
Analisi di Giovanni Quer

Ieri sera alle 21:20 si è conclusa la seduta della Knesset che ha votato con 60 voti la fiducia al 36esimo governo di Israele. Con 29 ministri, tra cui 2 primi ministri a rotazione (Naftali Bennett e Yair Lapid), 2 appartenenti alle minoranze (un druso e un musulmano), 10 donne (il numero più grande tra i vari governi), e per la prima volta una diversamente abile (la Ministra dell’Energia). Il mosaico politico che compone il governo del cambiamento è forse quello che più rispecchia la società israeliana: un orientamento più di destra per quanto attiene la difesa e le questioni internazionali, e un orientamento di sinistra per quanto attiene alle questioni sociali e i diritti civili. Così anche la suddivisione dei dicasteri. La destra mantiene la Giustizia (Gideon Saar, di Tikva Hadasha), gli Interni (Ayelet Shaked, Yamina), il Tesoro (di Avigdor Lieberman e Hamad Amar, di Israel Beitenu) e il Ministero delle Religioni (Matan Kahana). Il centro-destra, tra Kachol Lavan e Yesh Atid, mantiene gli Esteri (Yair Lapid), la Difesa (Benny Gantz), Economia (Orna Barbivai), Wellfare (Meirav Cohen) e Istruzione (Yifat Sasa-Biton). La sinistra avrà tre dicasteri importanti: Salute (Nitzan Horowitz), Sicurezza Interna (Omer Bar Lev), Trasporti (Merav Michaeli), Ambiente (Tamar Zandberg) e la Cooperazione Regionale (Issawi Fredj).

Alle 16:00, sono iniziati i discorsi dei vari capi lista. Bennett ha fatto un discorso più moderato della sua compagna elettorale. Ha parlato di convivenza tra arabi e israeliani, ricordando la pace con gli Emirati. Ha sottolineato “l’unità del popolo” e la necessità di un governo di unità che rappresenta la democrazia. Ha concluso con parti della preghiera per la pace dello stato che è parte delle preghiere di shabbat delle correnti sioniste (ortodossi, conservative, e reform). Le sue parole sono state interrotte dai parlamentari della destra religiosa, che tar le varie cose gli hanno urlato “ladro di voti” e per cui sono stati allontanati dalla seduta. Lapid, che ha seguito al messaggio di Bennett, ha chiesto scusa alla madre, presente in aula, a nome di questi parlamentari: “Volevo fosse fiera della nostra democrazia!” Netanyahu ha fatto in sostanza il primo discorso da leader dell’opposizione. Si è presentato come un politico esperto, come un veterano di guerra e come leader della periferia, concentrandosi sui traguardi economici,  la lotta al Coronavirus, gli accordi di Abramo e le questioni di sicurezza con l’Iran in particolare. Si è scagliato contro il nuovo governo definendolo debole, “non sa dire di no agli americani”. Mentre  “a quanti in Iran stanno facendo festa, dico: we will be back soon!” Attacca il governo anche dicendo che è un governo oppressivo come l’Iran, perché vuole impedire l’azione politica dei suoi avversari (cioè si riferisce a sé stesso). Come ultima beffa alla statualità, Netanyahu a deciso di non partecipare al rito di passaggio di consegne che tradizionalmente ha luogo il giorno dopo la votazione della fiducia. I grandi assenti in questo governo sono i partiti dei haredim (gli ultra-ortodossi) che temono che un tale governo possa esser di detrimento all’identità ebraica (come da loro intesa). Il leader del partito islamico Ra’am, che ha permesso a questo governo di esistere nonostante l’astensione del parlamentare Said al-Harumi, rappresentante dei villaggi non riconosciuti del Negev, ha parlato in arabo e in ebraico. Solo questo fatto apre una nuova era, come la definisce Abbas, in cui un partito arabo rappresenta valori sulla base dei quali vuole agire per il bene di tutta la società israeliana. Secondo il leader del partito islamico si incomincia a pensare in maniera diversa, e la cittadinanza unisce le diversità, anche quando Israele si trova ad affrontare i problemi con i beduini come qualsiasi altro stato moderno deve affrontare problemi con gruppi nomadi - così spiega Abbas il problema con i villaggi del sud. Quali siano i valori sociali che Ra’am vuole di fendere è uno dei punti di separazione delle filosofie politiche dei vari partiti. I partiti di sinistra e di centro sono per uno stato di welfare, contrariamente ai partiti di destra, di impostazione liberista. L’approccio all’identità ebraica è molto più ampio di quello che è stato finora, anche altra questione di divisione. Parte dei gruppi al governo sono a favore dell’annessione dei territori C, mentre altra parte è contro. E in queste divisioni, il governo dovrà far passare un bilancio e dovrà operare. L’operazione di autocontrollo dell’entusiasmo ideologico e dell’ego politico-personale è un cambiamento radicale nella storia politica israeliana in particolare degli ultimi anni. Se sarà sufficiente per garantirne la funzionalità futura lo dirà la prima crisi di coalizione - il voto sul bilancio di Stato che dovrà tenersi fra poco.


Giovanni Quer (1983), ricercatore presso il Centro Kantor per lo studio dell'Ebraismo Europeo Contemporaneo e dell'antisemitismo, Università di Tel Aviv.

takinut@gmail.com

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