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Ben Cohen
Antisemitismo & Medio Oriente
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Sentito di nuovo: grida di 'Morte agli ebrei!' in una città polacca 21/11/2021
Sentito di nuovo: grida di 'Morte agli ebrei!' in una città polacca
Analisi di Ben Cohen

(traduzione di Yehudit Weisz)


Elzbieta Janicka - Identity Panic | New England Public Media
Elzbieta Janicka

Nel suo recente libro “Violenza filosemita? Nuove narrazioni polacche sugli ebrei dopo il 2000” di cui è coautrice con Tomasz Żukowski, la studiosa dell’Accademia polacca delle Scienze che ha sede a Varsavia, Elzbieta Janicka, racconta un episodio del passato della Polonia molto illuminante per capire il presente della Polonia. Nel 1918, mentre in tutta la Polonia imperversavano brutali pogrom contro la popolazione ebraica, a Londra e a New York si svolsero delle manifestazioni per chiedere la fine dei massacri. Tra gli striscioni esposti si leggeva: “Facciamo appello alla Gran Bretagna affinché fermi la carneficina degli ebrei in Polonia”; “Protestiamo contro la continua strage di uomini, donne e bambini ebrei innocenti in Polonia”; “Polonia, smettila di uccidere!”

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Questi slogan causarono una grande offesa in Polonia in quel momento. “Le manifestazioni vennero considerate calunniose per la Polonia, mentre i pogrom di per se non furono fermamente condannati da alcun importante gruppo polacco”, scrive Janicka. Quella preoccupazione per l'immagine di sé - Janicka la definisce una “fissazione” - persiste tuttora. Agli occhi di molti polacchi, insinuare che ci fosse o che ci sia antisemitismo in Polonia è assai più preoccupante del problema dell’antisemitismo di per se. Eppure, quando la settimana scorsa ho parlato con Janicka sulla scia della manifestazione più sfacciatamente antisemita in Polonia dalla caduta del comunismo avvenuta più di 30 anni fa, lei ha sottolineato che quelle tradizioni antisemite locali, che gli stranieri richiamano a quanto pare per calunniare la Polonia, sono senza problemi vive e vegete tra i gruppi nazionalisti. La manifestazione a cui mi riferisco ha avuto luogo nella città provinciale di Kalisz l'11 novembre, il giorno dell'indipendenza della Polonia. Centinaia di attivisti di estrema destra si sono riuniti nella piazza principale dove hanno gridato slogan agghiaccianti, tra cui “Morte agli ebrei!”, “Morte ai nemici della patria!” e qualche calunnia rivoltante che collegava le comunità ebraiche e LGBTQ ai pedofili. I manifestanti hanno poi bruciato solennemente una copia dello “Statuto di Kalisz” che risale all’epoca medievale. Emesso nel 1264 dal Duca della Grande Polonia Boleslao il Pio, lo statuto fu un primo esempio di sovrano non ebreo che sanciva la tutela giuridica degli ebrei nella regolamentazione delle loro interazioni con il resto della società nel suo insieme. I residenti di Kalisz sono giustamente orgogliosi dello statuto, e molti di coloro che hanno partecipato a una manifestazione successiva per condannare l'esibizione ultranazionalista, hanno affermato di sentirsi come se gli avessero sputato in faccia. I tre capi della manifestazione sono stati poi arrestati.

I leader polacchi hanno condannato apertamente l’episodio di Kalisz, con il presidente Andrzej Duda che ha paragonato le azioni dei manifestanti al “tradimento” e con diversi membri del parlamento che hanno espresso un disgusto quasi fisico. Quando si considera nel suo complesso la reazione alla manifestazione di Kalisz, è chiaro che questi nazionalisti di estrema destra non parlano per la maggioranza dei cittadini polacchi. Ma è questa la fine del dibattito? Qualunque sia il metro di giudizio, non lo può essere. Un'onesta resa dei conti con il passato è essenziale per la salute di ogni democrazia. Inoltre, quando i governi iniziano a mettere in discussione la natura della Shoah come una catastrofe che ha travolto soprattutto gli ebrei - come è avvenuto in Polonia, ma anche in Ungheria, Ucraina, Lituania e in altri Paesi dell'Est post-comunista - si apre la porta a correnti più tossiche della storia che loro poi faticano a controllare. Durante la nostra conversazione, Elzbieta Janicka ha evidenziato due organizzazioni estremiste che erano presenti alla manifestazione di Kalisz: The All-Polish Youth (MW) e National Radical Camp (ONR).  “L’MW è stato riattivato nel 1989 dopo il crollo del comunismo, mentre l'ONR è stato legalizzato nel 2012”, ha spiegato. “Entrambe le organizzazioni hanno un passato antisemita e terrorista. L’MW esisteva nella repubblica tra le due guerre (quando la Polonia era indipendente tra il 1919 e il 1939), mentre l'ONR apertamente fascista fu creato per la prima volta nel 1934.” Janicka ha sostenuto che l'adozione da parte di queste due organizzazioni dei loro nomi originali, ha dimostrato una più ampia accettazione dei gruppi di estrema destra come elementi legittimi della politica polacca. “In Germania, almeno, devi cambiare il tuo nome”, ha scherzato. Ma la stigmatizzazione nei confronti dell'estrema destra che c’è in Germania, almeno negli ambienti ufficiali, non esiste in Polonia, sia per quanto riguarda la documentazione storica che per le prese di posizione contemporanee dei gruppi ultranazionalisti. Per più di un decennio, ha sottolineato Janicka, l'11 novembre è stata un'opportunità per l'estrema destra del Paese di organizzare una dimostrazione di forza. Mentre gli estremisti si radunavano a Kalisz, un numero ancora maggiore marciava contemporaneamente a Varsavia. Se il governo polacco è seriamente intenzionato a relegare questi gruppi ai margini, deve riconsiderare il giorno dell'indipendenza come un'occasione di celebrazione e riflessione, e decisamente non come una scusa per un'aggressione violenta contro i gruppi delle minoranze. Il governo deve anche prestare maggiore attenzione al tipo di antisemitismo che si è manifestato a Kalisz.

Sebbene alcuni manifestanti, secondo quanto riferito, brandissero bandiere palestinesi, questo non era l'antisemitismo antisionista che conosciamo in Occidente, che considera lo Stato di Israele la principale fonte di sofferenza e miseria nel mondo. Quello che abbiamo visto a Kalisz era il tipo di antisemitismo che era familiare ai nostri nonni e bisnonni, con gli ebrei come obiettivi inequivocabili dell'incitamento alla violenza. Non c'è stato, ovviamente, alcun pogrom a Kalisz ad accompagnare la manifestazione dell'11 novembre, forse perché oggi nessuna comunità ebraica numericamente significativa vive lì, mentre nella Polonia di prima della Seconda Guerra Mondiale c'erano più di 3 milioni di ebrei con cui gli antisemiti potevano prendersela. Ma questo non basta per confortarci. L'ideologia antisemita genocida che si è evoluta durante il XIX e il XX secolo in tutta Europa - e certamente non solo in Polonia - non è stata consegnata ai libri di storia. E non lo sarà finché la storia servirà come arma della politica.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, esperto di antisemitismo, scrive sul Jewish News Syndicate

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