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Ben Cohen
Antisemitismo & Medio Oriente
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‘Non vaccinato’: come il rifiuto dei no-vax sta diffondendo il virus dell'antisemitismo 17/08/2021
‘Non vaccinato’: come il rifiuto dei no-vax sta diffondendo il virus dell'antisemitismo
Analisi di Ben Cohen

(traduzione di Yehudit Weisz)


https://static.euronews.com/articles/stories/05/89/34/84/1200x675_cmsv2_dd2e2619-5e3c-5fdb-8c35-ad79318f1f8b-5893484.jpg
Un manifestante No vax con la stella gialla

Per le strade di New York e, senz’altro, in altre città del Paese in cui una crescente maggioranza di residenti si è vaccinata contro il COVID-19, si ripropone un triste spettacolo: le persone indossano di nuovo le mascherine all'interno di edifici residenziali e di uffici, nei negozi di alimentari e persino all'aperto, nella pesante afa estiva. In questa fase posso solo condividere delle impressioni, ma l'atmosfera sembra un po' più rilassata rispetto al 2020, quando l'assenza di un vaccino significava che indossare la mascherina, per quanto spiacevole, fosse una disposizione obbligatoria di sanità pubblica. In un negozio affollato che ho visitato la scorsa settimana a Manhattan, ho osservato che circa la metà delle persone indossavano adeguatamente la mascherina, un altro terzo l’indossava in modo penzolante intorno al mento e il resto non l’aveva proprio (per fortuna, nessuno aveva avuto da ridire al riguardo). Se sono vaccinati, non dovrebbero avere alcun bisogno di usare la mascherina. Da tutti i dati relativi alla pandemia emersi nelle ultime settimane, spiccano tre conclusioni. Primo, che il vaccino è stato straordinariamente efficace in quelle comunità e località in cui la sua disponibilità è stata pienamente accolta. In secondo luogo, che la possibilità da parte del virus di infettare un individuo completamente vaccinato sia estremamente rara. In terzo luogo, che il motivo principale della continua diffusione e mutazione della pandemia, almeno negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali in cui i vaccini contro il coronavirus sono abbondantemente a disposizione, è il rifiuto di fare il proprio dovere civico e umano di vaccinarsi da parte di una significativa minoranza del pubblico. Nel dibattito su come sconfiggere in modo completo la peggiore crisi di salute pubblica nell’arco di un secolo, è importante non dipingere l'opposizione al vaccino come un'opinione intellettualmente o moralmente legittima. Semplicemente, quando si tratta di vaccinazione, non ci devono essere “punti di vista”.

A sostegno della vaccinazione, esiste già un copioso corpo di prove verificate empiricamente che continua ad accumulare ulteriori conoscenze scientificamente valide, man mano che i ricercatori scoprono di più sulle varianti del virus. Ciò si affianca al triste fatto che nell'ultimo mese gli individui non vaccinati rappresentano quasi il 100% dei ricoveri ospedalieri per COVID-19 a livello nazionale. Non sorprende che, dal lato del rifiuto del vaccino, troviamo solo una palude di superstizione e paranoia, radicata in teorie del complotto, voci infondate e semplice vecchia disinformazione. Detto questo, un pubblico ebraico non ha bisogno di molta persuasione dell'efficacia del vaccino o della miriade di pericoli posti dal rifiuto del vaccino, almeno a giudicare da un sondaggio condotto alla fine di luglio dal Public Religion Research Institute (PRRI). Tra i suoi risultati spicca che l'85 percento degli ebrei americani è completamente vaccinato o quasi, e che oltre il 70 percento della comunità “approva il certificato di avvenuta vaccinazione per attività come viaggi, lavoro o scuola.” E, naturalmente, in termini di rapida consegna dei vaccini ai suoi cittadini, lo Stato di Israele ha davvero aperto la strada, sotto gli occhi del resto del mondo. L'introduzione dei passaporti vaccinali, insieme agli incentivi finanziari (comunemente noti come mazzette) per farsi vaccinare, potrebbe lasciare un grosso segno nel movimento che rifiuta il vaccino, poiché alcuni dei suoi adepti scelgono l'approccio pragmatico per evitare che le loro vite diventino ancora più difficili. Anche l'intervento dei media è fondamentale. Uno studio di voci e teorie del complotto sul vaccino COVID-19, effettuato da un gruppo di medici specialisti e sottoposto a revisione paritaria a maggio, ha scoperto non meno di 578 voci infondate riguardanti il vaccino che avevano viaggiato attraverso i social media. ("il 36% era correlato alla messa a punto, alla disponibilità e all'accesso al vaccino; il 20% riguardava la morbilità e la mortalità; l’8% la sicurezza, efficacia e consenso; il resto riguardava altre categorie") Lo studio, opportunamente intitolato, “La necessità di inoculazione cognitiva contro la disinformazione per migliorare l'adesione al vaccino” proseguiva sostenendo che “monitorare la disinformazione sul vaccino COVID-19 in tempo reale e interagire con i social media per diffondere informazioni corrette, potrebbe aiutare a salvaguardare il pubblico dalla disinformazione”, ed a sviluppare un approccio che aiuterebbe anche ad abbattere il rifiuto del vaccino.

Mentre possiamo essere ragionevolmente fiduciosi che, con il passare del tempo, più no-vax cederanno di fronte alla crisi sanitaria che hanno contribuito a peggiorare, possiamo essere meno sicuri che le credenze odiose attualmente diffuse tra le loro fila ne seguiranno l'esempio. Essendo uno che scrive regolarmente sull'antisemitismo globale, ho notato che il simbolismo rivolto specificatamente agli ebrei a causa della pandemia è una parte in rapida crescita nel mio carico di lavoro. In sostanza, ha assunto due forme. Tanto per cominciare, c'è l'uso nauseante della “Judenstern”, la stella gialla con su la scritta “ebreo”, che i nazisti avevano obbligato gli ebrei ad esporre ben in vista sui loro indumenti, sostituita dalla scritta “non vaccinato”. Questa appropriazione visiva delle politiche di genocidio nazista nei confronti degli ebrei come un analogo delle difficoltà sociali che i no-vax stanno esibendo su di sé, si è diffusa in modo allarmante, tanto che a giugno la città di Monaco ha vietato l'esposizione della "Judenstern" nelle dimostrazioni dei no-vax che si sono rivelate, in modo agghiacciante, essere molto popolari in Germania. Solo la settimana scorsa, volantini che riportavano la stessa immagine sono stati distribuiti nell’Upper Est Side di Manhattan. In questo caso c’è la malignità, relativamente un po’ meno elusiva, che insiste sul fatto che i magnati degli affari ebrei si stanno ingrassando con i profitti dei vaccini. Uno studio condotto a giugno da un gruppo di accademici dell'Università di San Martin, in Argentina, ha rivelato che oltre il 30% degli argentini è fortemente d'accordo con l'affermazione che ci sono “laboratori di uomini d'affari ebrei che cercano di trarre profitto finanziario” dal vaccino, mentre un altro 7% concorda con tale affermazione in misura minore. Sarebbe confortante credere che tra pochi mesi, con una nuova ondata di vaccinazioni in atto, queste calunnie spariranno.

Sebbene sia ragionevole pensare che un calo del rifiuto del vaccino avrà un impatto simile sulla propaganda antisemita legata alla pandemia, queste convinzioni troveranno sempre un pubblico pronto all'interno del nucleo dei rimanenti no-vax, la cui retorica diventerà ancora più violenta e apocalittica. Alcuni medici esperti sostengono che, come l'influenza, il coronavirus non ci lascerà mai veramente; solo il grado di copertura vaccinale determinerà se sarà il virus a controllare noi o se saremo noi a controllare il virus. Allo stesso modo, rimarrà con noi anche l'antisemitismo fomentato durante la pandemia, con la sua eco della calunnia medievale secondo cui gli ebrei diffondevano la peste nera avvelenando i pozzi. Quanto grave potrebbe diventare dipenderà da molti fattori, ma principalmente da come si svolgerà nell’ambito politico, la contrapposizione tra vaccinati e non vaccinati. Nel frattempo, le organizzazioni ebraiche dovrebbero dedicare più risorse allo studio e alla lotta contro l'antisemitismo legato alla pandemia. Quando nei primi anni del 2000 era sorto il movimento BDS per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni, che prendeva di mira l'esistenza sovrana dello Stato di Israele, alcuni leader ebrei avevano sostenuto, soprattutto in ambito privato, che il modo migliore per sconfiggerlo fosse togliergli l'ossigeno della pubblicità. Due decenni dopo, l'acronimo "BDS" è ancora qui tra noi, anche se con una litania di fallimenti e solo una manciata di successi in suo nome. Qualunque sia il progresso compiuto dall'antisemitismo del virus, non ripetiamo lo stesso errore.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, esperto di antisemitismo, scrive sul Jewish News Syndicate

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