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Islam Monitor
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Burqa, una prigione per la donna 20/11/2013

" Burqa, una prigione per la donna "
commento di Astrit Sukni

"Scusi signore, mia moglie dice che l'ha guardata"
"Mi scusi, pensavo che fosse la mia "
"Mia moglie non è che per i miei occhi....che cane, pensava che fossi sua moglie !"
"Omar, sono qui".

Burqa. Un cosiddetto abito femminile che copre testa, viso e occhi. Permette di vedere solo tramite una finestrella - chiamiamola pure grata, come quella delle cella di un carcere - che comunque lascia malamente vedere solo gli occhi . Un indumento violento che ingabbia il corpo femminile. Le donne afghane sono costrette a indossarlo sin dagli anni '70, perché così vuole la volontà di Allah ma anche quella degli uomini religiosamente fanatici, che costringono le donne a furia di frustate a 'obbedire'. Una religione retrograda le costringe a coprirsi anche se sul Corano nessuna sura lo prescrive. In Occidente sono arrivati milioni di arabi e musulmani in cerca di libertà e di democrazia. Sono fuggiti dalla miseria, ma hanno portato con sé il fanatismo religioso del fondamentalismo islamico. Nei loro paesi vige la dittatura fondamentalista islamica, ogni forma di laicità viene bandita. Portano le loro donne in Europa e le costringono a vestirsi come nei loro paesi d'origine perché qui la libertà di culto è garantita. In Italia la garantisce la costituzione, art 19 che recita: "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume." In nome della libertà di culto e di propaganda i musulmani costringono le donne a coprirsi del tutto e le tengono segregate dalla società. Le usano solo a fini riproduttivi. L'Imam di Segrate Ali Abu Shwaima dice che nessuna donna musulmana è costretta a coprirsi. Ma se il marito dice che deve coprirsi lei lo deve fare senza alcuna esitazione, pena il castigo sotto forma di violenza corporea. In Italia è vietato presentarsi in pubblico col il volto coperto, secondo la legge 152 del 1975, una legge non rispettata da quelle donne musulmane che escono per strada con il capo coperto, ma che non viene fatta rispettare nemmeno dalle istituzioni. Il burqa serve anche a coprire i segni di violenza che alcune donne musulmane sono costrette a subire per mano di mariti, fratelli e padri. Portare il burqa dovrebbe essere vietato come in Francia. In Italia invece non è così, lo dimostra la richiesta folle del pm milanese che ha chiesto un mese di carcere e una multa di 100 euro per Daniela Santanchè, che si era recata davanti a un luogo dove veniva festeggiato il fine Ramadan, e dove molte donne indossavano il burqa. In Italia diventa sempre più un problema manifestare il proprio pensiero contro l'Islam o l'islamismo in generale. Si viene tacciati di razzismo e islamofobia solo perché uno è in disaccordo con 'leggi' islamiche o/e con certe usanze medioevali che tuttora sono in vigore nei paesi islamici ma che purtroppo stanno prendendo piede anche in Occidente. In alcuni paesi come Inghilterra e Belgio sono già realtà. Gli imam fai-da-te sono pronti a puntare il dito dandoti dell'infedele e a ricordandoti che nessuna critica può essere mossa al Corano da un non musulmano. Allora che senso ha parlare di violenza sulle donne quando in Italia non siamo in grado di garantire la libertà delle donne oppresse da un indumento che le umilia e le imprigiona ?

P.S. Apprendiamo dalle agenzie che l'imam di Segrate ha lanciato una fatwa contro Daniela Santanché.
Scontro di civiltà? Noooooo 


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