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Islam Monitor
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Co.Re.Is (Comunità religiosa islamica italiana), intervista a Yunus Distefano 14/05/2013

CoReIs (Comunità religiosa islamica italiana) è poco conosciuta nel nostro Paese. Infomazione Corretta vuole farla conoscere  ai propri lettori con l'intervista di Astrit Sukni a Yunus Distefano, uno dei rappresentanti della CoReIs Piemonte, già portavoce e addetto alle relazioni con la stampa.


Astrit Sukni                

Come nasce la CoReIs?

CoReIs (Comunità religiosa islamica italiana) nasce - informalmente - negli anni '80 con lo Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini al ritorno da una lunga permanenza in Oriente e inizia le attività  con un ristretto nucleo di discepoli al fine di far conoscere l'Islam in Italia. Nel 1993  la CoReIs viene costituita formalmente e il nucleo dei membri si amplia e inzia ad operare in maniera più significativa  nell'ambito interreligioso con conferenze e incontri con rappresentanti cattolici e anche rappresentanti della Comunità ebraica. Non si tratta di mero buonismo, di voler andare per forza d'accordo, ma nasce dal riconoscimento della comune origine religiosa. La CoReIs è molto attiva anche nell'ambito educativo; infatti siamo convinti che la formazione dei giovani e dei docenti, informare gli informatori, sia indispensabile in modo da consentire alle nuove e vecchie generazioni di ampliare le conoscenze sull'islam.
Infine, opera anche nell'ambito istituzionale, dove si propone di garantire alla comunità islamica in Italia una rappresentanza qualificata che possa fare da tramite con le istituzioni. per svolgere un ruolo di orientamento culturale all'interno delle comunità musulmanee  e soprattutto per ovviare al problema degli imam fai-da-te o anche di semplici capigruppo.

Come è struttarata la CoReIs, ha una struttura gerarchica?

Il presidente della CoReIs italiana è il suo fondatore, Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini che, nonostante i suoi 87 anni, è  attivo e partecipe in varie conferenze e incontri, sia a livello nazionale che internazionale. E' stato invitato presso l'Università di Gerusalemme, e in Russia. Ha partecipato all'incontro internazionale di Assisi in presenza di papa Giovanni Paolo II. Vicepresidente è Yahya Pallavicini, imam della Moschea al-Wahid di Milano, che fa parte della consulta dell'Islam italiano voluta dall'allora ministro Pisanu. C'è un settore di studi filosofici, relazioni con i media.  Per un paio d'anni sono stato portavoce nazionale della CoReIs.

Quali sono i rapporti politici ?

La CoReIs non ha una posizione politica ufficiale. Noi crediamo che le comunità religiose non debbano avere una posizione politica in quanto non sono un partito. All'interno della CoReIs ci sono persone che possiamo definire di orientamento di destra e di sinistra o di centro. E' difficile che ci siano estremisti, di estrema destra o estrema sinistra. A titolo personale alcuni dei nostri membri hanno avuto anche qualche impegno politico. La CoReIs non si comporta come l'UCOII, che dà indicazioni di voto ai suoi seguaci come fece nelle elezioni precedenti, invitandoli  a votare il partito dei comunisti italiani..

Lo hanno fatto anche quest'anno, invitando a votare i candidati del PD…

…questo mi era sfuggito… La CoReIs non dà indicazioni di voto. La politica non deve strumentalizzare la religione per fini politici.

Sul sito della CoReIs ho notato che esiste anche la CoReIs Giovani…

Sì, esiste da qualche anno. Collabora molto con l'UGEI (unione giovani ebrei italiani). Nel 2011 le due comunità hanno portato avanti un progetto congiunto “I Giovani e il Futuro”, che ha ottenuto la targa celebrativa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Un riconoscimento simbolico ma di grande significato, perché ha dimostrato che non c'è inimicizia ideologica fra ebrei e musulmani.

Quali sono i rapporti fra CoReIs e l'UCOII?

Ci sono state in passato frizioni, soprattutto sulla base dei rispettivi programmi. E' evidente che  CoReIs è stata costituita come un'organizzazione religiosa, con un ruolo educativo e di dialogo con le varie religioni e istituzioni; ma di per sé è costituita da un gruppo di persone interessate esclusivamente al dibattito culturale-religioso. Spesso abbiamo rimproverato all'UCOII un'impostazione più ideologica che religiosa, più politico-militante che spirituale.  Noi non crediamo che le associazioni religiose debbano avere ideologie. Occorre avere una preparazione culturale per filtrare le informazioni.  Il rischio è quello di essere manipolati da  'cattivi maestri'. Chi è in grado di interpretare e quindi spiegare quanto avviene nella società ha quindi la responsabilità di tenere i contatti con i fedeli. Prendiamo il caso di Hamza Piccardo dell'UCOI, quando in un manifesto, nel 2006, paragonò Israele al nazismo. L'effetto che ebbe quel gesto fu quello di far ricominciare da capo gli sforzi che erano stati fatti per costruire un dialogo di cultura e informazione inter-religioso.  In questo caso erano prevalse ideologie viscerali che dovrebbe sempre rimanere estranee.

E' possibile che l'UCOII abbia questo atteggiamento ideologico e politicamente militante in quanto filiazione dei Fratelli Musulmani, così come il GMI (Giovani Musulmani d'Italia)?

La filiazione è quella. In questo momento con alcuni rappresentanti dell'UCOII più giovani riusciamo quanto meno a dialogare, anche se  le posizioni non sono le stesse, ci sono delle divergenze, ma riusciamo a confrontarci in maniera più serena. Anche il GMI ha la stessa filiazione dai Fratelli Musulmani, anche se non sono propriamente lo specchio dell'UCOII. CoReIs Giovani è diverso da GMI perché appunto noi respingiamo le ideologie, che banalizzano il discorso religioso. È comunque una realtà in divenire, quindi manteniamo aperto un canale di dialogo,  vedremo quale sviluppo prenderà in futuro.  CoReIs aspira a poter esercitare una buona influenza, anche se dall'esterno, per contribuire culturalmente a chiarire il pericolo che può derivare dall'estremismo.

Come vede CoReIs  Israele ? e  gli ebrei in generale?

Sono due piani differenti. Per quanto riguarda l'ebraismo, noi la riconosciamo come religione che viene da Dio, quindi come una religione divina con un  pieno riconoscimento. Lo Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini  dice che i buoni ebrei e buoni cristiani possiamo considerarli buoni musulmani.
Per quanto riguarda gli ebrei abbiamo un ottimo rapporto, a Torino come a Milano. Siamo stati più volte ospiti in sinagoga e anche loro sono venuti spesso da noi in moschea. Abbiamo realizzato iniziative comuni  tra lo Shaykh ‘Abd al-Wahid Pallavicini e all'attuale rabbino capo di Torino Elihau Birnbaum. Anche in passato abbiamo avuto rapporti col rabbino Alberto Somekh: all'inizio era diffidente, ma poi pian piano ci siamo conosciuti. Il rapporto con l'ebraismo italiano è buono.
Per quanto riguarda Israele, vale il discorso fatto per la politica. Tra di noi ci sono persone che hanno opinioni politiche differenti sulla questione mediorientale, in genere molto complessa. La ragione non si può tagliare con il coltello. Il voler ridurre una situazione così complessa a bianco o nero è  semplicistico, può essere la premessa per un estremismo. Le opinioni quindi divergono. Personalmente, ritengo che ci siano degli atteggiamenti inadeguati, ma CoReIs non ritiene che il terrorismo sia accettabile, in nessun caso. Si possono criticare le politiche di Israele. ma questo non significa che il terrorismo sia giustificabile, come far saltare in aria i pullman delle scuole o anche i negozi. Questo per noi è inconcepibile, non capiamo come una persona ritenuta religiosa legittimi un comportamento del genere. Detto questo, crediamo che si possano serenamente criticare le politiche d'Israele senza essere antisemiti, perché noi non abbiamo nessun preconcetto contro la comunità ebraica, e anche perché non tutti gli ebrei sono israeliani. L'importante è saper criticare in maniera costruttiva. Se le posizioni diventassero meno rigide da entrambe le parti e invece di sparare si iniziasse a parlarsi e a comunicare di più, forse potrebbe esserci qualche speranza. Dal dialogo potrebbe nascere qualche cosa di buono.

Come vedete il futuro dell'Islam in Italia?

L'identità dei musulmani italiani risulta poco declinabile, nel senso che è poco conosciuta;  l'opinione è che di solito i musulmani sono tutti arabi mentre lo possono essedre anche italiani. Gli arabi costituiscono il 20% dei musulmani in tutto il mondo. Il Paese islamico più popoloso è l'Indonesia, dove non vi sono arabi.
In Italia visono già generazioni di musulmani nati qui, il nostro auspicio è che sia garantita una dignitosa pratica del culto. Noi siamo italiani tanto quanto i nostri concittadini che sono ebrei e cristiani. Di qui la nostra richiesta di poter pregare in luoghi  dignitosi. E' una questione di reciproco rispetto..
Detto questo, il discorso del culto è molto importante anche per un atro problema, si deve arrivare ad avere un controllo trasparente della realtà delle Moschee,  chi sono i responsabili,  da dove arrivano i finanziamenti, mentre oggi non è così, si prega in scantinati  privi di ogni dignità, senza che nessuno ne controlli la gestione. Manca del tutto la trasparenza, sono realtà spesso pericolose per la sicurezza nel nostro paese.


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